Continua la querelle sulla campagna vaccinale tra Stato e Regioni. Lunedì ci sarà il “confronto chiarificatore”. Un appuntamento richiesto dal presidente della Conferenza dei governatori, Stefano Bonaccini, dopo la bacchettata del presidente del Consiglio, Mario Draghi, deluso dalla difformità del piano vaccinale tra i territori. Draghi, del resto, era stato chiarissimo: alcune Regioni «trascurano gli anziani» in favore di gruppi con poteri contrattuali. Così i governatori si sono detti «basiti» per le critiche. «Sono ingenerose. Lo scaricabarile non aiuta», attaccano. E lo stesso, Stefano Bonaccini attacca: «Il governo pensi a far arrivare le dosi e pretenda dalle Regioni che facciano le cose al meglio». Ed è su questa scia che Giovanni Toti, presidente della Liguria, replica al richiamo di Draghi del giorno prima: «Il rimpallo di responsabilità tra governo e Regioni non credo aiuti qualcuno, non capisco per quale ragione giochiamo allo scaricabarile, ricordo che il piano di vaccinazione è stato fatto dal governo, che poi qualche Regione lo abbia interpretato diversamente, dando priorità ad altre categorie, è vero ed è una colpa, ma più lieve delle serie difficoltà del coordinamento nazionale».
Le Regioni ce l’hanno in particolare, con il ministro della Salute, Roberto Speranza. Dalle Lega arrivano le critiche più dure e definiscono Speranza il «ministro della paura».
“Draghi è una persona intelligente e infatti non ha sostenuto che tutte le Regioni abbiano sbagliato. Siccome il piano nazionale lo devono seguire tutti, non sarebbe male sapere quali siano le regioni che hanno vaccinato le persone sbagliate“: così il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha replicato all’osservazione del premier secondo cui sarebbero stati trascurati gli anziani. “La differenza tra noi e Roma è una e sostanziale: noi siamo a bordo campo e abbiamo gli ammalati”, ha sottolineato Zaia in un’intervista oggi al Corriere della Sera, “chi a Roma parla male dell’autonomia è in tribuna e non ha le responsabilità che abbiamo noi”. In Conferenza Stato-Regioni, ha sottolineato il presidente del Veneto, “in molti hanno sottolineato ciò che ci ha reso il lavoro di vaccinare più difficile. Abbiamo dovuto stornare dagli anziani, poi dalle scuole. Se poi c’è qualcuno che si è comportato male, nome e cognome: perché’ si sappia, ma anche perché possa dire la sua. Io ho sempre avuto un rapporto di leale collaborazione con chiunque ci fosse al governo. Però, deve essere un accordo tra gentiluomini, certe dichiarazioni di quest’ultimo periodo non si possono sentire”. Per Zaia se qualcosa non ha funzionato è dipeso dal fatto che “per prima cosa bisogna avere i vaccini”. “In secondo luogo occorre che le Regioni non si trovino sulle montagne russe con ordini e contrordini come invece è accaduto, e poi occorre avere il personale che fa le vaccinazioni. Da questo punto di vista, io dico: chi vuole, venga da noi a vedere”.
Lunedì dunque i vertici delle Regioni faranno il punto con il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, con il presidente della Protezione civile Fabrizio Curcio e con la ministra Mariastella Gelmini. La ministra di Forza Italia proverà a riportare l’unità di intenti tra governo e Regioni.










