Vaccini, l’allarme delle Regioni. M5S, il ritorno di Conte ma manca “visione del futuro”

Giuseppe Conte assemblea M5s

I numeri del piano dei vaccini cambiano ogni giorno. Troppo spesso per una società traballante di suo ed emotivamente sensibile. I numeri della campagna vaccinale dipendono da innumerevoli fattori e non è facile prevederli e manovrarli. È per questo che le Regioni chiedono concretezza.

Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Puglia e Veneto lanciano l’allarme e annunciano la sospensione della campagna: «Abbiamo finito le dosi». Il presidente campano Vincenzo De Luca si sfoga: «Sarebbe bene che il governo non desse più date. Stiamoci zitti, parliamo delle cose quando sono realizzate». Rassicura, invece, il commissario straordinario all’emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo: «A brevissimo avremo un’alta disponibilità di vaccini. Daremo fiato alle trombe». Intanto il ministro Roberto Speranza afferma che «il quadro è ancora molto serio e il punto è adeguare le misure alla situazione epidemiologica. La principale preoccupazione sono le varianti, quella inglese è arrivata all’86,7% di prevalenza e ha una capacità diffusiva maggiore del 37% rispetto al ceppo originario. Le misure rigorose sono una risposta necessaria, come scrive l’ISS».

Intanto la partita sul Recovery Plan entra nel vivo. Il Governo dovrà integrare il Piano nazionale ripresa e resilienza con misure specifiche dedicate alla «prossima generazione, specificando dettagliatamente la strategia e i provvedimenti trasversali rivolti alle giovani generazioni». La questione, spiegano i senatori al Governo, si pone in particolare sulle «politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani» dedicate all’istruzione e alle competenze. Occorre dunque «modulare tutte le politiche attuative del Pnrr in funzione del beneficio che dovrà derivarne, nel medio e lungo periodo, in favore dei giovani». Nessuna delle sei missioni indicate dal Pnrr presentato alle Camere, infatti, è ora dedicata specificatamente alle politiche per la prossima generazione. «La buona riuscita del piano richiede uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo. Richiede una strategia del Paese, una visione per quello che sarà l’Italia nel 2026, nel 2030 e possibilmente nei decenni successivi» ha spiegato ieri a palazzo Madama Daniele Franco, secondo il quale il Recovery plan «è una grande occasione per avviare un processo di crescita duratura per il Paese, che esce da circa un quarto di secolo di crescita piuttosto scarsa rispetto agli altri principali Paesi europei».

Ieri è stato anche il giorno di Giuseppe Conte. Anzi, la serata. Come le migliori tradizioni l’ex premier si è presentato in diretta streaming con tutto il Movimento, intorno alle 22, mezz’ora di ritardo. «Siate fieri – ha annunciato -, il Movimento riparte». Conte lo chiama più volte «Neo Movimento», una specie di rinascita. Con le stesse persone. Difficile immaginare punti di rinnovo reali in un partito (sì, partito!) dilaniato dall’interno e da lotte clandestine infinite. Il tema dei due mandati, ad esempio. Da quando, pochi giorni fa, Beppe Grillo ha confermato la regola, in molti, soprattutto i big, sono entrati in un misto sentimento di agitazione e rabbia.

Una questione che Conte dribbla abbondantemente. Così come il tema delicatissimo dei rapporti deteriorati con la piattaforma Rousseau e Casaleggio. L’ex premier ribadisce chiaramente che il suo intento è «rifondare il Movimento. Non è un’operazione di restyling o marketing politico ma un’opera coraggiosa di rigenerazione, senza rinnegare il passato». L’ex premier parla da leader, ha in mente una nuova carta dei valori, su cui chiederà il contributo di tutti, ma che già prevede di ampliare le 5 stelle del Movimento con i concetti di rispetto della persona e della dignità dell’essere umano, ecologia integrale, giustizia sociale contro le diseguaglianze di ogni tipo, legalità, cittadinanza attive. «Ci saranno forum, piazze delle idee aperte a tutti, non solo agli iscritti», annuncia. E soprattutto, un nuovo statuto con regole ferree contro le correnti che «non servono, sono solo sfere di influenze e di potere».

Per il deputato di “Alternativa c’èAndrea Colletti, intervistato stamattina a Radio anch’io, nel discorso di Conte “di politica e di visione del futuro c’era molto poco, è stato tutto un rimandare alle prossime settimane, c’è stata troppa prudenza. Fare politica è diverso da fare l’equilibrista tra partiti diversi tra di loro, non è stato dato un orizzonte politico e culturale da parte di Conte“.