Il raddoppio del numero di vaccinazioni giornaliere nel giro di un mese, il traguardo dell’immunità di gregge entro la fine dell’estate. Alla fine della settimana in cui ha battuto (metaforicamente) i pugni sul tavolo di Bruxelles, Mario Draghi traccia un piano aggressivo per raggiungere e superare il virus (e le sue varianti) in fuga.
Bisogna accelerare. Questa la parola d’ordine che il premier ha consegnato ai suoi collaboratori. A quanto pare marzo sarà il mese decisivo per dare una sterzata alla campagna di vaccinazione. Bisogna passare in un mese dalle attuali 100 mila dosi somministrate quotidianamente a 200 mila. Per arrivare a moltiplicare per cinque o per sei l’attuale media di vaccinazione, con l’obiettivo a regime di riuscire a somministrare oltre 600 mila dosi al giorno.
La nomina di Fabrizio Curcio a capo della Protezione civile è nelle intenzioni del governo un tassello di un piano più ampio, in cui il Dipartimento della Presidenza del Consiglio con la sua capillarità sul territorio nazionale, la sua esperienza, i suoi strumenti di governance e di raccordo nazionale, potrebbe imprimere una svolta contro il Covid, le sue varianti e soprattutto ridisegnare o modificare in meglio e potenziare i singoli piani regionali di vaccinazione. Il piano è molto ambizioso: ha come traguardo le 12-13 milioni di dosi entro il primo trimestre dell’anno ma oggi, quando manca un mese a quella scadenza e sono passati 60 giorni dall’inizio della campagna vaccinale, il bilancio non supera i 4,2 milioni di dosi.
Luca Zaia: “Per scuole meglio chiusura breve che lunga agonia”
Intanto il governatore del Veneto, Luca Zaia, lancia un appello a Mario Draghi, dopo che il cts ha suggerito la chiusura delle scuole nelle zone rosse e nelle aree a maggiore incidenza di contagi. “Valuti con la sua obiettività scevra da retaggi ideologici l’apertura o la chiusura delle scuole” dice in una intervista al Corriere della Sera, “l’obiettivo deve essere la salute, il Cts ammette la relazione tra scuole e contagi, con la previsione di chiudere da qualche parte. Ma il problema c’è o non c’è? Pensare che si possa chiudere a macchia di leopardo, sapendo che il virus non conosce confini, alla fine ci porterà a chiudere ovunque. Meglio una chiusura breve ora che un’agonia trascinata per settimane”.
David Sassoli: “Una deroga sui brevetti, subito il pass agli immuni”
Dall’Europa parla il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli: “La discussione all’ultimo Consiglio europeo ha fatto emergere problemi comuni, segnalato i rischi della terza ondata della pandemia e messo in chiaro disfunzioni e ritardi. Mi sarei aspettato di vedere qualche leader raccogliere la vera sfida di questo tempo drammatico e alzare lo sguardo per dire che serve costruire una vera politica europea della salute. Nessuno invece si è detto disponibile a trasferire poteri nazionali all’Unione“, dice al Messaggero. Draghi al Consiglio Ue ha chiesto un approccio più risoluto per accelerare la campagna vaccinale, proponendo anche il blocco delle esportazioni per le Big Pharma che non rispettano gli accordi. E’ d’accordo? “Piuttosto che immaginare chiusure dobbiamo spingere affinché si apra una fase nuova che sarebbe conveniente per la ricerca, la salute, gli investimenti, il rafforzamento del multilateralismo. Abbiamo salutato con soddisfazione l’arrivo di Biden alla Casa Bianca dopo che l’Unione, nell’era di Trump, ha affrontato da sola per la prima volta nella sua storia una grande crisi. Ce la siamo cavata anche meglio di Trump, ma insieme avremmo potuto fare di più. Dobbiamo domare le onde provocate nell’Atlantico e inaugurare una nuova stagione di cooperazione partendo dalla lotta comune al Covid. Nel frattempo, i Paesi Ue devono accelerare la somministrazione del vaccino. Ad esempio perché non vaccinare di giorno anziani e vulnerabili e di notte giovani e persone sane? Chi lo impedisce? I governi devono sbrigarsi. In questo momento, nell’Unione europea sono state consegnate 51 milioni di dosi e ne sono state somministrate 29 milioni”. “Cedere i brevetti? L’accesso alla conoscenza scientifica, l’eventuale sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale e una deroga all’esclusiva di produzione per i detentori del brevetto, non possono essere tabù in epoca di pandemia. Il profitto non può prevalere sulla difesa della salute del mondo“, spiega Sassoli. “La Ue ha l’obiettivo di vaccinare il 70% degli europei entro la fine dell’estate, il che significa 255 milioni di cittadini. Fino adesso ne sono stati vaccinati il 10%, pari a 25 milioni. L’Italia ha vaccinato con due dosi il 2,3% degli italiani e cioè il doppio dei vaccinati con 2 dosi dalla Gran Bretagna che usa il sistema della dose unica”. Al Consiglio Ue Sassoli ha proposto il passaporto vaccinale. Si andrà avanti? “Sono contento che la mia proposta sia stata raccolta da molti governi e in particolare da quello italiano. Sarà un modo ordinato di procedere alle riaperture sia nel settore turistico, che in quello economico e dell’autotrasporto. Chi non vorrà vaccinarsi dovrà continuare a sottoporsi ai test e alle quarantene. Puntiamo ad avere il certificato vaccinale europeo tra 3-4 mesi, in modo da consentire anche il rilancio estivo delle attività turistiche”.
Vaccino: il direttore dell’Aifa dubbioso sullo Sputnik
Restano intanto i dubbi del direttore dell’Agenzia italiana del farmaco Nicola Magrini sul vaccino russo o, almeno, sospende il giudizio in attesa della pronuncia dell’Ema. “Sputnik ha dati interessanti, ma andrà approvato prima dall’Ema, come Unione Europea. Se l’Italia volesse fare una decretazione d’urgenza per saltare questo passaggio sarebbe una scelta politica, non tecnica”. “Sulla rivista Lancet sono stati pubblicati risultati molto interessanti cui si è aggiunto il parere positivo e isolato di un gruppo dello Spallanzani, che di fatto però non aggiunge nulla, anzi crea qualche dissonanza. Sputnik andrà approvato e soprattutto validato con una visita ispettiva sulla qualità di produzione dall’Ema. I contatti sono stati avviati, ma il dossier per la registrazione non e’ ancora stato consegnato”. “In base allo studio su Lancet è un preparato che potremmo definire ottimo, nuovo e intelligente, con risultati di efficacia eccellenti. Altrettanto non è per quanto riguarda la trasparenza di accesso ai dati che deve essere completa. Le autorità regolatorie inoltre richiedono una documentazione aggiuntiva sulla qualità e sulla sicurezza. Solo dopo aver avuto tutte queste prove di affidabilità l’Ue darà il via libera e così anche noi”. “La consegna del vaccino Johnson & Johnson è attesa ad aprile. Inoltre due preparati molto promettenti anche contro le varianti sono già all’esame di Ema. Si tratta di Novavax e Curevac che, se approvati ad aprile, potrebbero da maggio portare a nuovi quantitativi disponibili per il secondo trimestre 2021″.










