La parola lockdown fa sempre paura. Reduci da mesi difficili, ricordare quello che è successo a marzo scorso, con le chiusure forzate, diventa un incubo imponente. Non pensabile. L’ipotesi di una nuova chiusura nazionale però non è così remota. Per piegare le varianti del Covid-19, pare che un’altra stretta sia all’orizzonte. E’ la dolorosa presa d’atto del governo, che sull’onda dell’allarme degli scienziati si prepara a una settimana di vertici e decisioni. Di ufficiale non c’è ancora nulla, ma il dilemma di cui si discute è l’opportunità di rafforzare ancora le misure di contenimento su scala nazionale, a pochi giorni dall’entrata in vigore (il 6 marzo) del nuovo Dpcm firmato da Mario Draghi. Tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute la preoccupazione è sempre più alta per il tasso di positività che aumenta. Il governo aspetta i numeri più aggiornati che arriveranno tra domani e mercoledì. Si cercherà in tutti i modi di evitare chiusure generalizzate, ma non è esclusa la zona rossa. Gli imprenditori sono disperati, vogliono respirare e un’altra chiusura potrebbe davvero essere la mannaia finale.

Intanto nei prossimi cinquanta giorni, da oggi sino alla fine di aprile, è previsto l’arrivo in Italia di 26 milioni di dosi di vaccino. E l’indicazione che il governo ha dato alle Regioni è molto chiara: dovranno essere somministrate tutte, nel più breve tempo possibile. Per farlo – e dunque per organizzare la più grande campagna di vaccinazione di massa del nostro Paese – Roma ha assicurato che metterà sul tavolo tutti gli sforzi necessari, in termini di personale e di spesa. Oggi ci sarà una riunione straordinaria tra ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, il capo del Cts Agostino Miozzo e il commissario per l’emergenza, Giuseppe Figliuolo. Al termine della quale il presidente del Consiglio, Mario Draghi, farà un punto con la cabina di regia di maggioranza per decidere il da farsi.

Contemporaneamente si accelera il “decreto Sostegni” da cui dovrebbero arrivare nuove risorse per aiutare le persone in difficoltà: un miliardo per il reddito di cittadinanza e una proroga di due o quattro mensilità del sussidio di emergenza. Il generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, nel corso di un’audizione alla Camera, ha suggerito di limitare i pagamenti validi per i rimborsi solo agli ambiti a rischio evasione. Al momento è previsto uno stanziamento di 4,7 miliardi, di cui tre per il 2022, finanziabili con il Recovery Fund. E questa mattina il ministro dell’Economia, Daniele Franco, è atteso in Senato per la sua prima audizione proprio sul Pnrr. I partiti, tranne il M5S, chiedono di dirottare le risorse altrove. Nel frattempo, sono 127 le scadenze fiscali in calendario da qui alla fine del mese di marzo. Un insieme di versamenti, invii di dati e modelli dichiarativi che si addensano soprattutto martedì 16, data in cui vanno versate 72 diverse tipologie di tributo e in cui vanno trasmessi i dati per la dichiarazione precompilata oltre a quelli delle certificazioni uniche. Ma gli appuntamenti fiscali coprono tutto l’arco del mese dal 10 marzo (invio dei modelli tardivi 2020) fino al 31 (trasmissione delle opzioni per il superbonus ceduto alle banche). Improbabile che i sostegni allo studio del Governo arrivino in tempo per i versamenti del 16, mentre si va verso un ulteriore rinvio delle rate della rottamazione già fatte slittare con i decreti precedenti

Sul fronte politico, sono tante le grane che devono affrontare nel Pd e nel M5S. Ieri Nicola Zingaretti ha confermato le sue dimissioni da “Live” di Barbara d’Urso. Dimissioni confermate, non si torna indietro. “Ma state certi che non scompaio, ci sarò con le mie idee e con il mio lavoro”, assicura l’ex segretario dem. “Per fortuna il nostro non è il partito di un leader ma un partito con un leader: abbiamo tante energie, siamo una grande forza popolare”, sorride, guardandosi bene dal ripetere le accuse di poltronismo lanciate contro il suo gruppo dirigente.

In zona 5Stelle invece, ieri pomeriggio Beppe Grillo e Giuseppe Conte si sono incontrati e hanno avuto un lungo colloquio nella villa sul mare del fondatore a Marina di Bibbona (Livorno). Grillo e Conte si sono seduti sulla spiaggia adiacente la villa e hanno parlato di tutto per tre ore: di come rifondare il Movimento, del nuovo simbolo che conterrà il nome dell’ex premier e la data-traguardo del 2050, del rapporto con Davide Casaleggio e la piattaforma Rousseau, della linea politica del futuro M5S, dei primi passi del governo Draghi. Su quest’ultimo tema, chi nelle ultime ora ha parlato con Conte l’ha trovato critico sulla decisione di arruolare consulenti esterni (e privati) a partire da McKinsey per lavorare sul Recovery Plan, mentre il suo governo aveva consultato solo tecnici delle partecipate di Stato (come Cdp e Invitalia). Entro la fine del mese, Conte presenterà il suo piano per rifondare il M5S che si baserà su alcuni punti cardine: l’ambientalismo e la transizione ecologica, la legalità e le politiche sociali.