L’Agenzia europea per il farmaco (Ema) ha approvato il vaccino anti-Covid dell’Astrazeneca. Si tratta del terzo vaccino che ha avuto il via libera da parte dell’Ema, dopo quelli della Pfizer e di Moderna. In una nota l’Ema fa sapere di aver “raccomandato l’autorizzazione condizionata alla commercializzazione nell’Ue del vaccino sviluppato da università di Oxford-Irbm. La raccomandazione è per prevenire la malattia da coronavirus (Covid-19) nelle persone a partire dai 18 anni di età“. Il comitato tecnico Chmp “ha valutato accuratamente i dati sulla qualità, sicurezza ed efficacia del vaccino e si è espressa favorevolmente” per un via libera, ha spiegato l’agenzia. “Abbiamo ulteriormente ampliato l’arsenale di vaccini a disposizione degli Stati membri dell’Ue e dello Spazio economico europeo per combattere la pandemia e proteggere i loro cittadini”, ha affermato Emer Cooke, Direttore esecutivo dell’Ema.

“È una notizia incoraggiante”, annuncia su Facebook il ministro della Salute, Roberto Speranza. “La battaglia contro il virus è ancora complessa- prosegue – ma avere a disposizione un altro vaccino efficace e sicuro ci da più forza nella campagna di vaccinazione”.

Di certo, per soprattutto l’Italia, il via libera sarebbe stata una boccata d’ossigeno, se non fosse che l’azienda nei giorni scorsi ha annunciato un taglio-monstre nelle forniture previste in Europa, fino al 60%. Sulla carta l’Italia ha prenotato 40,38 milioni di dosi, e proprio il siero di AsteaZeneca avrebbe dovuto fare la parte del leone nel primo trimestre nei piani del commissario straordinario Arcuri. Perso il primo mese, si tratterà ora di accelerare per affiancare le dosi settimanali inviate da Pfizer, circa 400mila, e quelle, per ora poche decine di migliaia, che ha iniziato a inviare Moderna.

“E’ oramai chiaro che Pfizer Biontech, Moderna e Astrazeneca non ce la fanno a rispettare gli impegni presi con l’Unione europea e con i singoli stati”. A dirlo è Michela Rostan, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, che poi continua: “Non resta altra strada che procedere ad accordi commerciali per garantire all’Italia i necessari approvvigionamenti producendo le dosi nei nostri stabilimenti farmaceutici. Si tratta di una sfida che il nostro Paese è assolutamente in grado di accettare e vincere. Siamo leader in Europa del settore e dobbiamo sfruttare a pieno queste risorse di cui disponiamo per evitare di perdere tempo con liti giudiziarie, i cui tempi di risoluzione sarebbero di gran lunga superiori a quelli dell’emergenza in atto. Il governo interceda per favorire accordi tra le aziende di casa nostra e i detentori dei brevetti. Accade in Svizzera, dove Pfizer e Novartis hanno chiuso un accordo per la produzione a partire dal mese di marzo, e in Francia dove la stessa procedura ha visto protagonisti Pfizer e Sanofi. Questa è la strada che ci consentirebbe di recuperare il tempo perduto, garantendo ai nostri cittadini l’adeguata copertura vaccinale in tempi utili”.

Il nome del vaccino è, come sempre, impronunciabile: ChAdOx1 nCoV-19. Si tratta però di una delle speranze più concrete per debellare il virus. È stato messo a punto nei laboratori dello Jenner Institute dell’Università di Oxford, in collaborazione con l’Oxford Vaccine Group, e con il rilevante contributo tutto italiano della Irbm di Pomezia. Dopo il mezzo pasticcio dello studio clinico di fase III che “per errore” ha scoperto un’efficacia maggiore con una dose e mezza anziché’ due dosi, e lo stop alla somministrazione per gli over 65 in Germania (troppo pochi i dati su questa fascia di età), il vaccino già in distribuzione da inizio gennaio in Gran Bretagna sbarca anche nell’Unione Europea, con il via libera dell’Ema che invece, un po’ a sorpresa, ne autorizza l’uso per tutti sopra i 18 anni. Il vaccino si basa sulla tecnica del “vettore virale”, ossia l’utilizzo di un virus simile a quello che si vuole prevenire ma non aggressivo, a cui si “incollano” le informazioni genetiche che si spera facciano scattare la risposta immunitaria dell’organismo. Ed è proprio questo che fanno nei laboratori di Pomezia: l’Irbm è uno dei leader globali nella produzione di vettori virali.

Questo vaccino in particolare utilizza un vettore virale di scimpanzé con deficit di replicazione basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore (adenovirus), che causa infezioni negli scimpanzé’ e contiene il materiale genetico della proteina spike SARS-CoV-2. Dopo la vaccinazione, viene prodotta la proteina spike superficiale, la quale attiva il sistema immunitario affinché’ attacchi il virus COVID-19 se questo dovesse in seguito infettare l’organismo. Il vettore adenovirus ricombinante (ChAdOx1) è stato scelto per generare una forte risposta immunitaria già da una singola dose e non è replicante, non può quindi causare un’infezione nell’individuo vaccinato.