È una corsa contro il tempo per i vaccini. Il governo chiede aiuto alle Regioni. Difesa e Protezione civile sono pronte a intervenire con task force di supporto per aiutare le regioni più indietro. La procedura, per scattare, aspetta solo la richiesta dei governatori che, però, nonostante le difficoltà riscontrate nell’ultimo periodo e nonostante la difformità dei risultati da Regione a Regione raggiunti con gli over 80, non hanno ancora avanzato richieste formali. Fino a ieri, nessuno ha fatto il primo passo. Di certo la Difesa, la Protezione civile e il commissario Francesco Paolo Figliuolo confermano la loro disponibilità ad intervenire.

Ieri intanto in Lombardia è stata un’altra giornata difficile, con l’azienda regionale «Aria» sotto accusa per il caos a Cremona. Dopo il blackout di sabato che aveva fermato oltre duemila sms di prenotazione per over 80 anni lombardi, ieri il bis a Cremona. Non doveva succedere, invece, è risuccesso che Aria, l’azienda che gestisce i servizi informatici per la Regione Lombardia, non riuscisse a recapitare le convocazioni ad anziani che da giorni vivono incollati al telefono, aspettando solo quello. «Le cose che non funzionano vanno cambiate e su Aria servono decisioni rapide e drastiche», promette l’assessore al Welfare Letizia Moratti.

Intanto Mario Draghi cerca l’appoggio di Merkel e Macron. Serve unione vera tra gli Stati membri. Il premier italiano sta cercando di accelerare, studiando la possibilità di organizzare una serie di contatti informali che preparino i lavori del summit di giovedì prossimo con gli Stati membri. L’idea è quella di affiancare l’Unione europea nelle decisioni e nelle operazioni della battaglia contro il coronavirus. Naturalmente l’aspetto decisivo resta l’approvvigionamento delle fiale. «II 14 luglio avremo la capacità di raggiungere l’immunità del continente senza più dipendere dagli altri», assicura il commissario Ue all’Industria, Thierry Breton. Proprio Breton è regista dell’operazione che punta coordinare governi e aziende pronte a convertire la produzione per sfornare nuovi vaccini accedendo ai brevetti delle Big Pharma.

Progressivamente l’Europa sta raddoppiando la capacità mensile: a gennaio era di 14 milioni di dosi, a febbraio di 28 e a marzo di 60. Ma si deve salire ancora visto che i vaccini arrivano con il contagocce. Principalmente per colpa di AstraZeneca, che ha consegnato meno del 30% delle dosi previste e si rifiuta di inviare le fiale che produce nel Regno Unito, come pure dovrebbe da contratto Ue. Per questa ragione al summit di giovedì i capi di Stato e di governo dei Ventisette parleranno di blocco totale dell’export, azioni legali e sequestro dei brevetti, degli impianti o delle fiale.

E mentre Londra minaccia ritorsioni se l’Ue bloccherà l’export, il commissario Breton ieri ha detto che l’Ue non avrà bisogno del vaccino russo Sputnik (non ancora approvato dall’Ema) e che il Vecchio Continente può raggiungere l’immunità di gregge “entro il mese di giugno”. “I vaccini stanno arrivando, ci saranno. Siamo in ritardo di sole 3 settimane su Usa e Gb, le dosi non mancheranno”, ha detto.

Non è della stessa idea il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che in un’intervista al Messaggero dice che dopo l’autorizzazione dell’Ema, “ben venga Sputnik, ma ben venga pure Sinovac, di produzione cinese. Ci può essere anche un’autorizzazione emergenziale di Aifa, ma in quel caso si potrebbe ragionare su un numero più limitato di dosi”. Se riusciamo a velocizzare la campagna vaccinale “con forniture aggiuntive, il risultato sarà ottimo”. Bisogna “anche puntare alla possibilità di produrre in Italia i vaccini”.

Entro la fine di giugno, dice, “i due terzi di coloro che vogliono vaccinarsi avranno ricevuto almeno la prima dose. E a metà del prossimo mese registreremo un sensibile miglioramento, con una riduzione dei ricoveri. Termineranno le zone rosse nelle regioni“. Le fiale stanno arrivando, “siamo già vicini a 10 milioni di dosi consegnate e 8 somministrate – spiega – da aprile conteremo su rifornimenti aggiuntivi di Pfizer-BioNTech e arriverà il vaccino di Johnson&Johnson, diciamo nella terza decade del mese”.

Da Johnson&Johnson, stando al dato complessivo del trimestre, si aspettano “7,3 milioni di dosi. Io mi aspetto numeri crescenti per tutti i vaccini”. Si ipotizza, realisticamente, “di ricevere 15 milioni di dosi al mese”. Entro la fine di giugno, “saranno stati vaccinati con la prima dose almeno altre 30 milioni di persone che si aggiungeranno agli oltre 10 con cui chiuderemo marzo”. Salvo che non cominci a circolare “una variante del virus che eluda i vaccini, cosa al momento non prevedibile, la strada è davvero in discesa”. Tra gli over 80 “sono 2,6 milioni i vaccinati con almeno una dose, a fine mese supereremo i 3 milioni”, due terzi delle persone di quella classe di età”. In poche settimane “avremo un calo significativo del numero dei morti sopra gli 80 anni”. Ci sono Regioni “come il Lazio, le Marche, l’Emilia-Romagna e il Veneto che stanno andando veloci. Altre come la Lombardia in cui, in alcune province, in alcune aree, le cose non vanno bene per niente”. In Calabria, “ci sono guai con i sistemi di prenotazione su cui sta intervenendo il commissario”.