Dopo oltre sette mesi di cambi di colore e chiusure l’Italia torna gialla, con l’incognita della sola Valle d’Aosta, che potrebbe rimanere arancione ancora per una settimana. Da nord a sud del Paese la ripartenza è dunque una realtà. Il monitoraggio di oggi consentirà al ministro della Salute Roberto Speranza di firmare l’ordinanza che da lunedì «libera»» anche la Sardegna e la Sicilia. Dalla prossima settimana via quindi a quella “ripartenza graduale” auspicata dal premier Draghi, che proprio lunedì riunirà la cabina di regia per programmare — soprattutto anticipare — alcune date già previste dal decreto in vigore dal 26 aprile.

Bisogna valutare impatto sui numeri delle riaperture del 26 aprile. Siamo nei giorni decisivi e stiamo verificando una sensibile diminuzione dei nuovi casi e dei ricoveri. Ciò è legato alla campagna vaccinale che l’anno scorso non c’era”, spiega Fabio Ciciliano, medico della Polizia di Stato e della Protezione civile e membro dalla prima ora del Cts. E proprio sul fronte vaccinale, il via alle prenotazioni dei quarantenni a partire da lunedì concesso dal commissario per l’emergenza segna la fine delle priorità. Da giugno, i vaccini saranno per tutti. Il generale Francesco Figliuolo lo chiama «il mese della spallata», quando arriveranno 25 milioni di dosi e tra l’altro si partirà anche con le somministrazioni nei luoghi di lavoro.

Sono tanti intanto ancora i temi aperti sul decreto legge Sostegni Bis, che approderà in Consiglio dei Ministri la prossima settimana. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, propone di inserire al suo interno anche un pacchetto di misure per gestire la fase che si aprirà dal primo luglio con il graduale venir meno del blocco dei licenziamenti. Due le principali novità: un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di tutti i settori che assumono disoccupati, a prescindere dall’età, in pianta stabile; e la Naspi senza décalage fino a fine anno, quindi assegno di disoccupazione pieno, senza decurtazioni.

Bisogna scongiurare un impatto fatale sull’economia“, è il ragionamento alla base delle misure proposte. Intanto però i tempi slittano: per il Consiglio dei ministri, inizialmente previsto per ieri, è probabile che si dovrà attendere mercoledì della prossima settimana. Alla base del ritardo, le discussioni in maggioranza, con i partiti che spingono ognuno per intestarsi le battaglie di riferimento del proprio elettorato, tanto che al ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà non resta che alzare le mani e dire al sito Huffington che percepisce «uno sfilacciamento all’interno della maggioranza».

Entro la fine di maggio poi il governo ha posto l’obiettivo di approvare il decreto legge semplificazioni e “riduzione oneri burocratici in connessione all’avvio del Pnrr”. Inizialmente in calendario il 20 maggio e poi slittata di qualche giorno, la riforma è classificata nel piano di rilancio e resilienza inviato a Bruxelles come riforma “orizzontale”, ossia che rientra nell’ambito di quelle innovazioni strutturali dell’ordinamento d’interesse trasversale a tutte le missioni del piano. Ma entro maggio vanno varate anche le riforme “abilitanti” – ossia tra gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano.

In tutto sono 48 le riforme previste dal Pnrr: oltre a rifome “orizzontali” e “abilitanti”, ci sono poi gli interventi “settoriali” ossia innovazioni normative relative alle singole missioni, e le riforme di “accompagnamento”, ossia riforme che seppure non comprese nel perimetro del piano sono destinate ad accompagnarne l’attuazione. Intanto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, ha avuto dal premier Draghi la delega sul settore aerospaziale, per il quale sono previste nella proposta di Recovery Plan (Pnrr) e nel fondo complementare nuove ed importanti risorse. “Gli stanziamenti proposti per lo spazio ammontano a circa 2,3 miliardi di euro, di cui 1,49 miliardi richiesti al Dispositivo per la ripresa e la resilienza e il resto nel fondo complementare”, spiega Tabacci, secondo cui gli investimenti avranno un forte impatto sull’occupazione.

Recovery, Landini (Cgil): “Il Governo ci coinvolga”

“E’ un orizzonte di sei anni e l’Italia deve fare bene, perché’ vogliamo che l’Europa in futuro rifinanzi un piano simile. Chiediamo di istituire con il governo un sistema strutturato di confronto e negoziazione preventiva. L’obiettivo è nuova occupazione per giovani donne e mezzogiorno“. E’ quanto afferma il leader della Cgil Maurizio Landini parlando del Recovery in un’intervista al “Corriere della Sera“. “I lavoratori devono partecipare perché’ la sfida non è solo realizzare gli investimenti – sottolinea Landini – ma è accompagnarli con riforme nel medio e lungo periodo, in modo da attrarre investimenti privati e tutti spingano verso un cambiamento del Paese. Se questo processo non è sostenuto da una base sociale vasta, rischia di non realizzarsi”.

Sugli sgravi per chi rientra dalla cassa Covid e, durante sei mesi, su nuovi contratti permanenti, a cui starebbe lavorando il governo, Landini osserva che “non ce ne avevano ancora parlato. Non sempre gli incentivi hanno dato dei risultati. Se si offrono, occorre che siano finalizzati e non a pioggia. Sia per aumentare i contratti stabili, che per rafforzare le competenze e la riqualificazione. E per la salute e la sicurezza”.

Sulla possibilità che questi sgravi siano le basi per togliere il blocco dei licenziamenti, a giugno nell’industria e a ottobre sul resto, il sindacalista osserva: “Se questo è alternativo alla proroga del blocco dei licenziamenti, non siamo d’accordo. Ma siccome il blocco non è sine die, servono strumenti per la transizione nell’autunno e verso la riforma degli ammortizzatori sociali”.

Al di là delle riforme, ci sono anche gli equilibri in maggioranza che devono restare saldi. Il premier Draghi lo sa bene e fa di tutto per non pendere da nessun lato della bilancia. Adesso Draghi è deciso a porre un freno ai mal di pancia generali e al rumore dei partiti, tutti pronti a cavalcare le rispettive battaglie per poi intestarsi questa o quella misure approvata dal Consiglio dei ministri. Il dibattito sulla questione del ddl Zan e poi con la campagna referendaria sulla giustizia hanno rappresentato un preoccupante salto di qualità di questa dinamica, con il rischio di impattare negativamente sui tempi di approvazione del Recovery Plan, snodo cruciale dell’esecutivo.

Da qui la scelta del capo dello Stato di convocare mercoledì scorso al Quirinale i presidenti delle Camere, Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Con l’obiettivo di dare un messaggio inequivocabile: basta tatticismi e scontri.