Silvio Berlusconi dice sì a Matteo Salvini: la federazione del «centrodestra di governo» sta per trasformarsi in realtà. La notizia non era inattesa ma anzi accuratamente preparata. Ma quando ieri Silvio Berlusconi ne ha parlato, anche in modo argomentato, a una riunione via Zoom con i dirigenti del partito, lo sconquasso è stato tangibile. Con Mariastella Gelmini e Mara Carfagna che hanno criticato apertamente l’ipotesi. II senso dei loro interventi è stato: «Ci svendiamo alla Lega». Il che ha portato anche a uno scontro tra Carfagna e la capogruppo al Senato Maria Grazia Bernini. Carfagna ha poi osservato: «Oltre alle opzioni messe in agenda da Salvini — federazione o fusione — esiste una terza via: lavorare per riaffermare la centralità dei liberali nella coalizione e nel Paese». D’accordo con il progetto, invece, i partiti centristi i cui leader ieri sono stati sentiti da Salvini. Giorgia Meloni declina e parla di “fusione a freddo”.

Al di là del mal di pancia di alcuni, l’accordo si farà: le intenzioni di Berlusconi e di Salvini sono serie e determinate a fare squadra per ristabilire ordine e dare forza al centrodestra. Il primo passo concreto sarà l’unione dei gruppi parlamentari tra fine giugno e inizio luglio.

Covid: contagi bassi, si va verso la libertà

Contagi bassi come a ottobre Italia verso la libertà dal virus. II presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro ieri ha annunciato che «entro metà giugno quasi tutta l’Italia sarà in zona bianca se verrà mantenuto questo trend di decrescita della curva dei contagi». Il professore aveva davanti agli occhi i dati dell’ultimo monitoraggio sulla pandemia. La zona bianca, infatti, si calcola in base all’incidenza: i casi di positività, cioè, devono essere meno di 50 ogni 100 mila abitanti.

Ebbene, la media nazionale ora è di 32 nuovi contagi su 100 mila persone e tutte le regioni si trovano già adesso sotto la soglia dei 50 casi. II Molise addirittura vanta 9 casi su 100 mila abitanti, un record da «zona verde»: Molise Covid free. Ma per diventare «bianche», le Regioni devono confermare i dati per 3 settimane consecutive. «Continuando così — dice Silvio Brusaferro — tutta Italia sarà bianca nella seconda metà di giugno».

In arrivo l’assegno unico per le famiglie

Un aiuto fino a 653 euro mensili per le famiglie con tre figli. Che diventa di 335 euro se i minori nel nucleo familiare sono due. Sono gli importi massimi del nuovo «assegno ponte» da 167,5 euro al mese che dal 1° luglio 2021 garantirà un sostegno alle famiglie di autonomi, disoccupati o percettori di reddito di cittadinanza, ora esclusi dagli assegni al nucleo familiare. In sostanza chi oggi incassa l’assegno al nucleo continuerà a percepire lo stesso aiuto, al massimo maggiorato di 37,5 euro mensili per chi ha uno o due figlie di 55 euro a figlio per i nuclei più numerosi. L’aiuto statale riguarderà 1,8 milioni di famiglie e arriverà a 2,7 milioni di minori, almeno secondo le prime indicazioni contenute nella relazione al decreto legge approvato ieri dal Cdm. «È una misura storica – dice Elena Bonetti, ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia – che restituisce al Paese un orizzonte di fiducia e darà slancio alla ripartenza, riconoscendo il valore e il bene grande che tutte le bambine e i bambini hanno per la nostra comunità».

Ripresa: le conferme dell’Istat

Dopo le previsioni incoraggianti di Banca d’Italia, Commissione Ue, Ocse e Fmi, l’Istat rivede decisamente al rialzo le stime di crescita dell’economia tricolore, nell’anno che cerca di mettersi alle spalle il crollo 2020 della crisi sanitaria. Migliorano le prospettive per l’economia nazionale, ormai in piena ripresa dopo il crollo dei 2020. Per il 2021 l’lstat stima una «crescita sostenuta» del 4,7% (4,4% nel 2022), in miglioramento rispetto sia alle previsioni Ocse e Mef (4,5%).

«Nei primi mesi dell’anno lo scenario internazionale è stato caratterizzato da una decisa ripresa del commercio mondiale e da un progressivo miglioramento della produzione, seppure con tempistica e ritmi eterogenei tra i paesi» scrive l’Istat, che precisa come nel biennio di previsione l’aumento del Pil sarà determinato dalla domanda interna al netto delle scorte trainata dagli investimenti e, con un’intensità minore ma significativa, dalla spesa delle famiglie.