La Commissione europea ha espresso ieri ottimismo sulla ripresa economica nella zona euro, rivedendo in netto rialzo le previsioni di crescita nonostante le ansie provocate da nuove varianti del virus Covid-19. Secondo l’esecutivo comunitario, l’economia dell’unione monetaria potrebbe tornare ai livelli pre-pandemia virale già alla fine di quest’anno anziché all’inizio del prossimo, come previsto in precedenza.

Nel contempo, Bruxelles è sembrata cauta sulle prospettive d’inflazione. Secondo il commissario Paolo Gentiloni, le nuove stime economiche diffuse ieri dall’Ue fotografano addirittura «una crescita da boom economico» per l’Italia. Ma la vera sfida sarà mantenere un percorso di crescita costante e duraturo perché «non possiamo accontentarci di tornare ai livelli striminziti pre-crisi», quando il nostro Paese si distingueva puntualmente per essere il fanalino di coda nella classifica europea del Pil. Per Bruxelles saranno decisive le riforme che Roma si è impegnata ad attuare nel quadro del Recovery, al momento non conteggiate nelle tabelle preparate dai tecnici Ue.

Il + 5% previsto dalla Commissione fa registrare un dato addirittura migliore di quello della media Ue e dell’Eurozona (4,8%), anche se ovviamente va considerato l’effetto-rimbalzo (nel 2020 il Pil è italiano è crollato dell’8,9%, mentre quello dell’intera Ue soltanto del 6%). Però è un dato di fatto che, rispetto alle previsioni di maggio, l’accelerata italiana sia più forte rispetto alla media dei Ventisette (dall’ultima rilevazione l’Italia guadagna otto decimali di Pil).

L’inflazione (1,4%) è invece nettamente inferiore a quella della media Ue (2,2%) e anche a quella dell’Eurozona (1,9%), mentre il prossimo anno calerà leggermente (1,2%). In questo quadro, le previsioni della Commissione dicono che l’Italia tornerà ai livelli pre-crisi attorno al terzo trimestre del 2022. Un po’ prima del previsto, ma non troppo, visto che alcuni Paesi recupereranno il terreno perso già entro la fine di quest’anno.