Nell’annus horribilis del 2020 in Italia ci sono stati 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze turistiche in meno, secondo i dati pubblicati da Confturismo Confcommercio.
I primi a farne le spese sono state ovviamente le attività legate al settore turistico-ricettivo, senza considerare l’indotto che comprende tutta la filiera horeca. Un comparto che vale ogni anno quasi 100 miliardi di euro per il nostro Paese.
Eppure, tra i pochi alberghi che riaprono, c’è chi si permette il lusso – potremmo definirlo addirittura l’abuso – di stabilire chi può accedere nella propria struttura e chi no, sottoponendo obbligatoriamente i clienti ad un test anti-Covid per certificarne la negatività. È questo il caso dell’Adler Spa Resort Thermae, nota catena alberghiera termale di lusso, con strutture in Alto Adige e Toscana.
Diversi utenti ci hanno segnalato che la catena ha iniziato ad inviare comunicazioni tramite mail ai propri clienti con una prenotazione in essere, chiedendo appunto che gli ospiti portino con loro un certificato di negatività al Covid-19, pena l’esclusione dalle strutture. Una decisione, si giustifica l’hotel, tesa a “garantire la massima sicurezza dei nostri ospiti”. Peccato però che è tutto assolutamente illegale, visto che la legge non prevede in alcun modo l’obbligatorietà a sottoporsi ad un test antigenico per accedere in un hotel.
È forse utile ricordare che l’albergo è un esercizio pubblico e, come tale, deve garantire un diritto di accesso e utilizzo del servizio della struttura, senza discriminazioni.
Non vorremmo mai che dormire in una struttura alberghiera assomigli sempre più ad un TSO. Con una differenza sostanziale: chi è obbligato al trattamento sanitario obbligatorio non deve pagare! Beati loro!










