Oggi alle ore 16 è previsto il Consiglio dei Ministri convocato da Draghi, mentre stamattina si discuterà il testo in una Cabina di Regia in cui saranno presenti i capidelegazione della maggioranza.
Dal 15 ottobre e sino alla fine dello stato d’emergenza, prevista per il 31 dicembre, nessuno degli oltre 4 milioni di dipendenti ancora senza la carta verde su un totale di 18 milioni di interessati alla misura potrà andare a lavorare. Nel settore pubblico, dove si stimano 300 mila lavoratori scoperti, si applicherà il modello scuola .
Ovvero sospensione dal lavoro e dallo stipendio dopo cinque giorni di assenza per mancanza di green pass. Nel privato, dove i numeri sono più alti 3,7 milioni quelli non in regola, contro 11 milioni con il green pass, la sospensione dovrebbe partire dal primo giorno.
Tutto questo genera un quadro preoccupante per tutte le persone che rifiutano il green pass e vedono avvicinarsi inesorabilmente la difficoltà di accedere al posto di lavoro in piena libertà o addirittura la perdita dell’occupazione. Per evitare strumentalizzazioni, il Ministro del lavoro Andrea Orlando ha voluto una clausola di salvaguardia che
non consentirà di utilizzare il pretesto della mancanza di green pass per eseguire demansionamenti e licenziamenti. Ma c’è un’altra questione da risolvere: quella dei tamponi gratuiti per i lavoratori che non si sono vaccinati. Secondo il ministro della Salute Roberto Speranza ad avere il test Pcr gratuito saranno soltanto i lavoratori cosiddetti fragili, ovvero quelli che hanno dimostrato di avere patologie pregresse con un certificato medico. Ma i sindacati battono i pugni sul tavolo: «Non siamo disposti a far pagare ai lavoratori i costi della sicurezza sul lavoro», sostiene Pierpaolo Bombardieri (Uil). «I costi del tampone sono tutt’altro che calmierati: per venire qui ho speso 22 euro in farmacia». Anche Angelo Colombini (Cisl) non ci sta: «I prezzi sono troppo alti, perché non sperimentiamo una gratuità finché dura l’emergenza, fino al 31 dicembre?».
In questo scenario drammatico e complesso è necessario almeno sollevare un punto filosofico politico: “è giusto che la sicurezza ingerisca le libertà personali“?
Inoltre, non dimentichiamoci che la tutela della salute viaggia di pari passo con la salvaguardia del lavoro e della libertà, infatti, l’Oms definisce la condizione di salute: «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia».
Cittadini sprovvisti di grenn pass, molti con famiglie monoreddito, con stipendi bassi, con mutui attivi che vedranno azzerarsi la propria fonte di reddito, non avranno certamente benefici sulla salute. Inoltre, se un vaccinato può contagiare al pari di un non vaccinato, ci chiediamo quale prevenzione del contagio possa garantire il green pass, visto che un vaccinato potrebbe essere positivo senza saperlo anche con il “lasciapassare”, mentre il non vaccinato risulta garante, purtroppo a quanto pare anche a sue spese economiche, della sua temporanea negatività al covid-19?
La tutela della salute non può prescindere dalla custodia della libertà. Questo è l’unico punto fermo da comprendere per vivere in una società ideale.










