“Bisogna colmare subito il divario tra Nord, Sud e aree interne del Centro Italia sul fronte dei degli asili nido, della sanità, dei trasporti, delle infrastrutture, stabilendo per legge i livelli minimi di prestazioni sociali, visto che da 20 anni l’indicazione della Costituzione non è stata mai attuata”. Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale va dritta al cuore del problema. “Perché – dice in un’intervista a “Il Messaggero” – non intervenire è un vero sfregio alla democrazia. E’ inaccettabile che ci sia una spesa sociale che offre 55 euro l’anno a chi nasce a Reggio Calabria e 177 a chi nasce a Verona”.
Sta di fatto ministra che l’impasse sul fronte dei Lep, i livelli minimi delle prestazioni, dura da decenni, creando enormi diseguaglianze, penalizzando i cittadini che nascono in determinate zone del Paese, mantenendo il divario nel Paese. “Stiamo lavorando, insieme al ministro Orlando, alla ministra Bonetti e alla vice ministra Castelli per cambiare le cose con un provvedimento di legge organico, partendo proprio dagli asili nido. Poi ci occuperemo di assistenza, sanità, trasporti, disabilità. Bisogna mettere fine all’egoismo localistico degli uni contro gli altri e alla cristallizzazione delle discriminazioni per residenza“.
Attualmente prevale ancora il principio della ‘spesa storica’ che in pratica significa che i Comuni che storicamente ricevono più fondi e spendono di più per i servizi sociali andranno sempre avanti, mentre chi non è in grado di fornire servizi proprio perché’ non ha risorse o ne ha poche resta indietro.
Un meccanismo infernale che si fa fatica a modificare: “Vero. E’ sotto gli occhi di tutti che in Italia le persone non godono degli stessi diritti e dunque delle stesse prospettive per il futuro, ma sono fortemente condizionate dalla latitudine in cui sono nate o dove si trovano a vivere. Voglio fare una battaglia per cambiare questo stato di cose. Nascere al Sud o nelle aree interne del Centro è una sorta di peccato originale che viene scontato con un minor accesso a servizi essenziali come l’istruzione, la mobilità, l’assistenza”. “Presenterò – conclude Carfagna – un disegno di legge al Consiglio dei ministri, se il Cdm lo riterrà opportuno la riforma si potrà fare attraverso un decreto legge. Di certo vanno colmate inaccettabili e storiche diseguaglianze, approfittando, tra l’altro, degli ingenti fondi del Recovery per l’edilizia scolastica, la scuola, la sanità, i trasporti”.










