Il primo Consiglio dei ministri operativo guidato da Mario Draghi ha dato il via libera al decreto legge sull’emergenza Covid che proroga lo stop allo spostamento tra regioni. Il decreto vieta i trasferimenti tra regioni se non per motivi di necessità e lavoro fino al 27 marzo. Ma la maggioranza si divide in Consiglio dei ministri e il premier Mario Draghi impone il rigore e la prudenza, convinto che la situazione vada “monitorata attentamente” tenendo “alta la guardia”. Il ministro della Salute Roberto Speranza frena le richieste di maggiori aperture da parte di Lega e Forza Italia.

Nelle nuove norme restano limitate a due adulti le visite nelle case private, ma arriva il divieto di andarci se in zona rossa. Nel frattempo cresce il malcontento tra imprenditori e ristoratori che vogliono riaprire. Non solo. Oggi scendono in piazza i lavoratori dello spettacolo live e del cinema.

Vaccini, Giancarlo Giorgetti (Lega) incontrerà Farmindustria per produrlo in Italia

Sul fronte vaccini c’è una novità assoluta. Giovedì ci sarà un vertice tra Governo e Farmindustria per la produzione diretta dei vaccini in Italia. II governo alza così il tiro sul nodo dei vaccini e punta sulla possibilità di una produzione in-home. Il pressing più forte è per individuare i siti nazionali che lo produrrebbero e possibili incentivi a chi riconverte la sua produzione, naturalmente. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti incontrerà giovedì al Mise il presidente di Farmindustria Scaccabarozzi: l’incontro potrebbe ampliarsi alle multinazionali che producono il brevetto e ad aziende che potrebbero collaborare con loro. La replica di Farmindustria: “Porteremo una lista, ma la produzione di un vaccino richiede 4-6 mesi”.

Caos nel M5S: esce Di Battista, entra Giuseppe Conte?

E mentre la nazione studia una soluzione adeguata per i vaccini, l’unica possibilità di “rinascita” in questo momento, è ancora caos nel Movimento 5Stelle con Alessandro Di Battista che ha lasciato ufficialmente il gruppo e con tutte le conseguenze all’interno delle fila pentastellate. Tra i fuoriusciti, quelli che lo hanno fatto di spontanea volontà e quelli espulsi perché non hanno votato la fiducia al premier Draghi, molti potrebbero seguire Di Battista e formare un Contro-Movimento. Il diretto interessato, per ora, tace.

Ad ogni uscita, un nuovo ingresso. Se Di Battista abbandona, Giuseppe Conte potrebbe fare il suo ingresso ufficiale. La mutazione genetica dei 5 stelle si sta per compiere. Conte sembra pronto ad entrare a pieno titolo nel rassemblement grillino. Un indizio è arrivato domenica da Luigi Di Maio che durante una diretta Facebook aveva detto: “Con Conte è un arrivederci. Spero che il Movimento lo possa accogliere al più presto”, parole che avevano colpito tanti pentastellati. Lo stesso Conte nella conferenza di chiusura del suo mandato (in strada, pardon in piazza di Montecitorio) aveva detto al M5S: “Io ci sono”.

Per il M5s “Conte è una risorsa, quello che ha fatto per il Paese è straordinario e poterlo schierare nella nostra squadra sarebbe un valore aggiunto unico”. A dirlo è Riccardo Ricciardi, vicecapogruppo del M5S alla Camera, in un’intervista a la Repubblica. Ricciardi vedrebbe Conte in “un ruolo centrale. Chi è riuscito a condurre il Paese in un momento così difficile, facendo sintesi tra forze politiche lontane tra loro, ha dimostrato grande autorevolezza, credibilità e capacità fuori dal comune”. Infine, rispetto all’alleanza giallo-rossa “con Pd e Leu abbiamo lavorato bene in un momento difficilissimo – aggiunge -. Disperdere questo patrimonio sarebbe politicamente imperdonabile”. Nel Movimento 5 Stelle dopo le espulsioni “c’è sicuramente grande amarezza. Detto questo, c’è stata una consultazione che ha visto la partecipazione di 75 mila iscritti, coscienti e consapevoli che stavamo votando l’appoggio del M5S al governo Draghi. Una volta presa la decisione, poi la si deve rispettare”. Il M5s voterà “le cose che sono coerenti con le nostre idee e ci opporremo a quelle che sono in contrasto con i nostri valori, come sempre”. Nel Movimento, si devono chiarire “problemi che abbiamo da troppo tempo. Primo fra tutti, il rapporto con chi gestisce la piattaforma Rousseau”. Lo spazio politico “è il Movimento, la rete è uno strumento. Chi sarà nel ruolo di coordinamento per me non è la prima delle questioni” spiega.

Secondo Paola Taverna, vicepresidente del Senato, “dobbiamo fermarci un attimo, per riflettere. E dobbiamo rifondare il M5S“, dice in un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Commentando le recenti espulsioni dal Movimento, spiega: “Noi abbiamo delle regole, che vanno rispettate. I colleghi che hanno votato no (al governo, ndr) hanno espresso un sentimento diffuso tra noi, ma finche’ le norme sono quelle, vanno osservate. Forse però ora è tempo di capire come evitare che certe situazioni si ripetano”. Bisogna lavorare “a un nuovo perimetro, a una nuova cornice per il Movimento. E in questa ottica Giuseppe Conte può essere una figura fondamentale. Lui ha cambiato l’approccio del Movimento alla politica, facendo una sintesi tra la nostra forza innovatrice e la sua capacità di stare al governo”. Taverna spera che Beppe Grillo e Conte possano individuare per l’ex premier “il ruolo più giusto. Per me potrebbe anche essere un ottimo capo politico, da solo o affiancato da una segreteria”. Nel Movimento “dobbiamo chiederci se determinate cose non vadano ripensate, compresa la funzione di una piattaforma web che doveva avere un milione di iscritti e invece ne ha poco più di 100mila“. Quella del M5S al governo “non è una fiducia in bianco e questo non è certo il governo che volevamo – ribadisce -. Ma stando dentro l’esecutivo possiamo difendere risultati e battaglie molto meglio che rimanendo fuori”. L’uscita di Di Battista dal M5S “mi dispiace molto, perché’ una voce fuori del coro è sempre un arricchimento” ma “sono certa che ci saranno nuovi terreni di incontro con Alessandro”.