Speranza chiude un altro mese, lavoratori stremati. Salvini: “Non iniettare virus paura”

Matteo Salvini

Un altro mese di divieti, fino a Pasqua. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo discorso al Senato e poi alla Camera ha spiegato che non è ancora il momento di abbassare la guardia. “Sconfiggeremo il virus”, ha detto. C’è un però. I lavoratori, stremati dalle continue chiusure, spesso generalizzate e che non tengono conto delle differenziazioni geografiche. L’indice Rt, dice Speranza, “si avvia a superare la soglia di 1”, il numero di persone contagiate aumenta costantemente “in modo sempre più significativo” e si riempiono le terapie intensive. Gli ospedali rischiano di tornare in sovraccarico e non è dunque, questo, il momento di parlare di riaperture. Poi ha spiegato la filosofia del Dpcm che sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. Piscine, palestre, cinema, teatri e ristoranti la sera resteranno chiusi, l’unica concessione che il governo fa a chi preme per la ripartenza è comunicare con anticipo le misure e promettere ristori subito. Promesse spesso non mantenute. Vedremo se questa volta si farà meglio.

Salvini: “Farò di tutto perché ci sia un ritorno alla vita”

Ieri Matteo Salvini, durante una conferenza stampa organizzata dal senatore Armando Siri, ha detto: “Farò di tutto perché ci sia un ritorno alla vita”. Il leader della Lega ha invocato un netto cambio di marcia:  “Su 1248 letti di terapia intensiva – ha affermato – quanti sono quelli occupati? Sono meno di un terzo, 408, l’ospedale in fiera a Milano, ne ha solo 54 occupati. Chiamo Bassetti a Genova, e mi dice situazione sotto controllo, chiamo Zangrillo, mi dice lo stesso”. “Mentre – dice – se guardi la Tv hai altre informazioni, qua c’è l’altro volto del Cts, un’altra parte di vita, uno che torna sul pianeta terra e guarda i numeri e ha altri numeri”. “Questo – conclude – non significa sottovalutare, ma non iniettare il virus della paura”.

Accordo sui sottosegretari

Intanto è accordo sui sottosegretari. Un dossier che Draghi guarda da lontano e che lascia in mano ai suoi fedelissimi. Non c’è tempo da perdere. E non c’è tempo di litigare.

Dopo giorni di polemiche e trattative, l’ultimatum del premier ha portato alla nomina dei sottosegretari: 39 in tutto, 19 donne e 20 uomini. Una partita complessa, con la scelta più delicata e di peso fatta direttamente da Mario Draghi che ha chiesto a Franco Gabrielli, il capo della Polizia, di assumere la guida dei Servizi segreti e l’incarico diretto, a Palazzo Chigi, come suo consulente alla sicurezza nazionale. La delega allo sport sarà assegnata successivamente. Le caselle più importanti: Marina Sereni (Esteri), Laura Castelli (Economia), Gilberto Pichetto Fratin e Alessandra Todde (Sviluppo economico), e Teresa Bellanova e Alessandro Morelli (Infrastrutture e Trasporti). Torna anche Scalfarotto. Alla fine 11 sottosegretari per il M5s, 9 per la Lega, 6 per FI e Pd, 2 per Italia Viva, uno di Leu, uno del centro democratico, e uno di +Europa.

Le dichiarazioni sui quotidiani di oggi

Il M5S è cresciuto, maturato. Questo governo rappresenta il punto di arrivo di un’evoluzione in cui i 5 stelle mantengono i propri valori, ma scelgono di essere finalmente e completamente una forza moderata, liberale, attenta alle imprese, ai diritti, e che incentra la sua missione sull’ecologia. Tutta la trattativa con il premier Draghi è stata fatta sul ministero per la Transizione. Questo per noi è un nuovo inizio”. A dirlo è Luigi Di Maio in un’intervista a la Repubblica. La domanda: come potrebbe entrare Conte? Si creerà una carica apposta per lui? Di Maio: “Un modo si trova sempre”.  Intanto diversi rumors riferiscono che nei giorni scorsi Grillo ha incontrato Conte per proporgli un ruolo da vertice nel Movimento.

Intanto il segretario dem Nicola Zingaretti, viene descritto come “stanco” e “stufo” per la continua “delegittimazione quotidiana” a suo carico, da parte di amici-nemici. Le dichiarazioni e le interviste quasi giornaliere di esponenti del Pd contro il quartier generale hanno indotto il segretario a seguire la soluzione caldeggiata anche da Goffredo Bettini e Andrea Orlando. Ossia quella di anticipare il congresso.

Salvini si dice invece ottimista, in un colloquio con il Corriere della Sera. “Io sono convinto di una cosa – dice -: la forza con cui il premier Draghi si troverà meglio a lavorare, saremo noi“. Poi sottolinea che “il rapporto tra me e il presidente del Consiglio è corretto e franco. E dove posso, cerco di collaborare al massimo per risolvere i problemi che si presentano”. Anche perché, ha ricordato, “questo governo nasce per fronteggiare la crisi economica e sanitaria e non voglio polemizzare”. Interpellato sul commissario Domenico Arcuri, di cui Salvini ha chiesto nei giorni scorsi il licenziamento, il leader leghista ha risposto di non volerne più parlare: “Draghi è uomo concreto, che bada al sodo. Mi affido a lui e non ho bisogno di dire nulla di più. Non sono io a doverlo giudicare, ma i fatti”.

“Sento il clima che dà per scontato che il governo Draghi metterà in letargo le riforme politiche. Ma sarebbe l’errore finale. Il Covid ha dato l’ultimo colpo alla credibilità dei partiti. Questo non è il momento di ibernare in freezer i problemi irrisolti perché, quando si scongeleranno, sarà ancora più difficile affrontarli. Si usi questa fase straordinaria, la tregua garantita dal governo Draghi, per fare quelle riforme che rimodellino e ripuliscano la politica”. Così l’ex premier Enrico Letta in un’intervista a la Repubblica. A proposito della legge elettorale, per Letta “il fondo è già toccato. Non rimane più nulla da distruggere. Il grande rischio, se si torna al voto con questo sistema e in più la riduzione dei parlamentari, è che nelle prossime Camere entrino quasi solo deputati e senatori uscenti. Non ci sarà il ricambio necessario e il sistema diventerà una pentola a pressione“. Per Letta “ci sono ancora due grandi ostacoli, la doppia p: pandemia e pubblica amministrazione. Bisogna gestire bene questa fase per evitare che una nuova impennata dei contagi ritardi il ritorno alla normalità e spianare le difficoltà nella messa a terra dei progetti, a cominciare dal rapporto Stato-Regioni. La nostra fortuna è avere a Bruxelles Paolo Gentiloni a indicare la rotta. Abbiamo sulle spalle non solo il successo nostro ma dell’intera Ue, perché noi e gli spagnoli valiamo da soli la metà dei soldi stanziati per il Recovery.Bisogna puntare a rendere strutturale la filosofia del Next Generation Eu. Se falliremo, resterà una parentesi. Se riusciremo, ci sarà il salto nell’Europa sociale e della solidarietà“.