Uno scostamento di bilancio da 40 miliardi. E’ questa l’entità del nuovo extra-deficit per finanziare il prossimo decreto Sostegni di cui ha discusso ieri il Consiglio dei ministri. Il calendario rimane stretto e prevede scostamento e Def in Aula alle Camere giovedì 22 aprile, e un consiglio dei ministri la prossima settimana sul Recovery Plan che sarà oggetto di un’informativa di Draghi al Parlamento il 26 aprile. Si profila un intervento combinato tra emendamenti al decreto legge Sostegni, ora in Senato, e il decreto Sostegni bis che sarà varato dal governo alla fine del mese allo scopo di rafforzare gli aiuti alle imprese, intervenendo sui costi fissi.

Con gli emendamenti al primo decreto verrebbero sospesi alcuni versamenti, dall’Imu alla Tosap, e previsti crediti d’imposta sugli affitti e tagli alle bollette degli esercizi commerciali, mentre col secondo decreto si interverrebbe sulla liquidità e sui nuovi indennizzi. Il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti ha annunciato il passaggio dal ristoro sulla perdita di fatturato a quello sulla perdita di bilancio.

Nel presentare ieri il programma di raccolta del denaro che andrà a finanziare il nuovo Fondo per la Ripresa, la Commissione europea ha sottolineato «il significato politico» di questo nuovo passo verso una maggiore integrazione europea. La Commissione europea prenderà a prestito da qui al 2026 fino a 750 miliardi di euro a prezzi del 2018 (807 miliardi a prezzi correnti). Prevede emissioni annue per circa 150 miliardi di euro. Per evitare di eventualmente penalizzare le emissioni nazionali, Bruxelles intende programmare le obbligazioni a cadenza semestrale. Il NextGenerationEU prevede di raccogliere circa 800 miliardi, di cui 725 andranno a finanziare il Fondo per la Ripresa e saranno distribuiti direttamente ai governi, mentre il resto sarà convogliato attraverso il bilancio comunitario.

Il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, presentando al Parlamento Ue il rapporto 2020 della Banca centrale europea, ha ribadito l’importanza di un’attuazione delle misure in tempi celeri: “Dobbiamo evitare qualsiasi ritardo evitabile che possa intaccare la percezione molto positiva (dei mercati, ndr) di ciò che è stato realizzato”. In Italia, sottosegretario agli Affari Europeo, Enzo Amendola ha spiegato: “Nessun Paese ha presentato ancora il Recovery, il che smentisce la campagna che andava avanti da settembre, per cui l’Italia sarebbe in ritardo. II mio assillo in queste ore, in cui il Mef con Palazzo Chigi sta completando il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è il dopo. Quando avremo inviato a Bruxelles il Pnrr dovremo essere veloci nello spendere, solo così la progettualità sarà forte”.

Intanto in Italia si studia il piano riaperture. Il calendario fissa il mese di maggio per la ripartenza, con un programma differenziato tra le Regioni, che dovrà tenere conto di due fattori: l’andamento della curva epidemiologica e il numero di persone vaccinate. I primi a riaprire saranno i ristoranti a pranzo, poi i luoghi dello spettacolo e solo dopo palestre e piscine. Dalla metà del mese e non prima, nel rispetto della linea della “gradualità” scelta dal governo, potrebbero essere consentite le cene nei locali pubblici. La riunione dei governatori guidati dal nuovo presidente leghista Massimiliano Fedriga è in agenda per oggi alle11, e alle 15 comincia il confronto con il governo. Ma il Cts esprime perplessità: “Far circolare di nuovo liberamente il virus tra i più giovani, che sono anche i più contagiosi, significa ritrovarsi presto con gli ospedali in affanno e i morti in risalita”. Perché “è vero che l’incidenza dei casi gravi di malattia è più bassa tra i meno anziani, ma se si lascia crescere il denominatore sul quale si applicano quelle percentuali si è punto e a capo”.

E intanto si registrano le proteste del mondo della cultura e dello spettacolo, dopo l’ok all’ingresso del pubblico al 25% della capienza dello stadio in occasione delle gare degli europei di calcio all’Olimpico di Roma: “Se si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi”, ha detto il ministro Franceschini.

Scenario politico: tensione attorno ai ministri Franco, Garofoli e Speranza

C’è tensione attorno al ministro del Tesoro Daniele Franco, reo di non condividere le bozze dei provvedimenti con i colleghi. C’è malumore verso il sottosegretario Roberto Garofoli, colpevole di aver abolito le riunioni preparatorie a Palazzo Chigi. E c’è il caso di Roberto Speranza, lambito da un’inchiesta giudiziaria e accusato di frenare le riaperture di bar e ristoranti. Inizia a farsi la sentire la pressione dei partiti di maggioranza sul premier Draghi, come confermano i resoconti riservati del consiglio dei ministri di ieri mattina, il secondo in due giorni, quello che avrebbe dovuto approvare la richiesta di aumento della spesa al Parlamento per quaranta miliardi.

Stallo poi anche sulla questione Copasir: ieri Matteo Salvini auspicava un azzeramento dell’organismo di controllo sui servizi segreti.  E si registrano due dimissioni, quelle del meloniano Urso e del berlusconiano Vito.

Fonti parlamentari indicano che la situazione possa essere sbloccata solo da un confronto diretto tra Salvini e Meloni. La partita si intreccia infatti con quella sulla selezione dei candidati delle prossime amministrative, sugli equilibri in Rai, sulle nomine nelle società dello Stato.