Il decreto Semplificazioni e quello sulla Governance arriveranno la prossima settimana e saranno poi inviati a Bruxelles: non c’è «nessun rallentamento» sul Piano di ripresa e resilienza, garantisce Mario Draghi, nella conferenza stampa organizzata in occasione del via libera del Consiglio dei ministri al decreto Sostegni bis, finanziato grazie ai 40 miliardi di scostamento autorizzati dal Parlamento.
Il «cambio di passo» nella campagna vaccinale e «l’approccio graduale» sulle riaperture sono state due mosse vincenti. Tanto che Draghi è convinto che le previsioni sul Pil saranno riviste al rialzo, già a partire «da questo trimestre».
Il nuovo giro di aiuti a fondo perduto messo in moto dal decreto sostegni-bis approvato ieri in consiglio dei ministri vale 15,4 miliardi, e viaggerà sui due movimenti anticipati alla vigilia. Il primo sarà ancora una volta basato sul calo di fatturato, e a una replica degli assegni offerti dal primo decreto di marzo accompagnerà un’integrazione per tener conto delle chiusure dei primi tre mesi 2021.
Ieri il premier Draghi ha smentito il segretari del Pd, Enrico Letta che ha proposto una tassa di successione sui grandi patrimoni per aiutare i giovani con una dote da 10 mila euro per i diciottenni. Draghi frena: «Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata ma non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli. L’economia è ancora in recessione». L’idea di Letta è di intervenire sulle donazioni e sulle eredità superiori ai 5 milioni di euro, recuperando 2,8 miliardi che sarebbero distribuiti, con quote da 10 mila euro alla metà dei diciottenni italiani (280 mila euro all’anno), sulla base del reddito (Isee). La tassa di successione arriverebbe al 20%. Letta fa notare come all’estero la percentuale sia molto superiore all’attuale 4% italiano: 30% in Germania e 45% in Francia. Perplessità nell’area di Base Riformista: «Non siamo stati consultati». Tra critici nel Pd c’è Andrea Marcucci: «Non è questo il periodo per aumentare le imposte, seppur a fin di bene». Duro il renziano Davide Faraone: «È una proposta fuori dal mondo». Tace il M5S. Salvini fa proprie le parole del premier sulla proposta di Letta: “Trovo allucinante che si possa pensare a una nuova tassa“. Una reazione che, in fondo, il segretario del Pd cercava, perché serve a conquistare un elettorato di sinistra che vuole marcare al massimo le distanze dalla destra.
E mentre l’Europa trova l’accordo sul green pass che consentirà di tornare a viaggiare senza troppe restrizioni, l’Italia si colora tutta di giallo. Dopo il monitoraggio della cabina di regia della Salute, anche la Valle d’Aosta, ultima chiazza d’arancione lungo la Penisola, migliorerà lo scenario e da lunedì sbiadirà nello stesso colore del resto d’Italia, il giallo appunto. Il monocromo durerà poco: basta guardare i dati dell’incidenza, il numero di contagi ogni 100 mila abitanti. Il nuovo metodo di calcolo, che fino al 15 giugno affiancherà il vecchio Rt, debutta proprio oggi. Se l’incidenza resta inferiore a 50 per tre settimane si passa in bianco. Di quello si tingeranno dal primo giugno tre regioni: Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. Il 7, salvo sorprese, se ne aggiungeranno altre quattro: Liguria, Umbria, Abruzzo e Veneto.
Quasi mezza Italia avrà il colore della normalità, senza coprifuoco né limiti alle riaperture. Nella conferenza stampa sul decreto Sostegni il presidente del Consiglio Draghi rivendica «con soddisfazione» la scelta di procedere sulle riaperture all’insegna «della gradualità, della prudenza e del rischio calcolato». E’ sollevato perché il numero di ingressi nelle terapie intensive si è dimezzato, i ricoveri ordinari sono calati del 60% e i nuovi casi, sottolinea, sono scesi da 23 mila a seimila: «Abbiamo preso decisioni coraggiose lunedì e la graduale riapertura ha dato un mese in più di scuola a tutti i ragazzi».










