Abbiamo fatto due chiacchiere insieme a Francesco Valletta, amministratore delegato di Bludom ed esperto del settore immobiliare milanese da quarant’anni che ci ha spiegato con chiarezza, anche esponendoci  qualche sua proposta innovativa, gli sviluppi e le caratteristiche di un progetto abitativo che si sta facendo spazio soprattutto negli ultimi tempi, il Social Housing. 

Che cos’ è il Social Housing e e a chi è rivolto?

Il Social Housing, letteralmente in italiano “alloggio sociale” racchiude un certo tipo di interventi di urbanistica residenziale e sociale come immobili, studentati, rsa, case per anziani, strutture sportive comunali. È un nuovo progetto abitativo che sta prendendo piede in Italia e in Europa da circa un decennio ed è rivolto a individui che o non hanno facoltà di comprare una casa e o non possono accedere alle “case popolari” perché il loro reddito risulta nella media. 

Mi soffermerei per il momento sul settore immobiliare toccato dal Social Housing. Le abitazioni coinvolte in questo recente sistema dovrebbero essere a mio avviso rivolte a nuclei a basso reddito, che non riescono a comprare una casa o pagare affitti decisamente troppo onerosi in città. 

Molto spesso è previsto un supporto alla costruzione di una comunità di abitanti anche attraverso la progettazione di spazi collettivi condivisi e aperti alla città. Il social Housing rappresenta , oltre che un sistema innovativo di abitare, anche un modo  diverso  di relazionarsi  tra cittadini  che condividono un medesimo ambiente e partecipano al benessere di quest’ultimo e della loro comunità. 

In che modo l’Housing  si è sviluppato nella città di Milano?

Lascerei proprio  perdere le modalità di sviluppo del Social Housing a Milano e in Italia perché ho un pessimo parere riguardo questo argomento.  Piuttosto preferisco dire quale secondo me sarebbe una migliore soluzione: individuare aree di proprietà del Comune, creare zone ben urbanizzate con scuole, poste, banche, centri sportivi comunali, tanto verde, bei palazzi e anche ville,  costruite secondo i canoni di oggi, case passive ecosostenibili. Il Comune a mio parere dovrebbe vendere questi immobili ai cittadini con i requisiti di cui sopra senza anticipo, con mutui anche 50ennali a tasso basso. Dato che all’inizio l’acquirente non versa alcun anticipo l’abitazione gliela si intesta dopo 5 anni. 

Con questa modalità ci sarebbero quartieri nuovi, puliti, verdi e il fatto che gli individui possano diventare acquirenti e quindi padroni di casa implicherà una maggiore cura delle cose anche a livello condominiale e il Comune non avrebbe costi successivamente alla vendita. 

Ovviamente questo esula dalle logiche partitiche del “ti faccio assegnare la casa ma prima dammi il voto “

Quali vantaggi e/o svantaggi porta con sè ?

I vantaggi sono numerosi e coinvolgerebbero in primis  i giovani,  le coppie ne trarrebbero beneficio o persone separate che hanno un tetto da comprare ad un prezzo vantaggioso e molto dilazionato. Il Comune inoltre non si troverebbe a dover fare manutenzione come è tenuto a fare oggi con le abitazioni di sua proprietà, non dovrebbe fare i conti con inquilini che spesso non pagano l’affitto e in più molte recano danni alle strutture. 

Forse, piano piano, si riuscirebbe anche a togliere dalla strada i senza tetto che in Italia e nella città di Milano sono sempre di più.