Sensei Benedetto: il rapper più veloce d’Italia, nato per diffondere la spiritualità attraverso la musica

Incontriamo oggi il rapper più veloce d’Italia, Alessandro Piludu, nome d’arte Sensei Benedetto, un giovane famoso cantante italiano che ho avuto il piacere di conoscere circa due mesi fa. Era il 9 Dicembre scorso, Sensei e Clementino stavano girando il videoclip musicale del loro nuovo singolo “capi del rap”. Io sono stata scelta per girare una parte all’interno del videoclip; in quell’occasione ho incontrato per la prima volta Sensei. E’ stata una meravigliosa scoperta.

Sensei ci viene sempre raccontato come un artista straordinario, cosa che indubbiamente è, quando si parla di lui ci si focalizza sulla sua tecnica precisissima negli extrabeat. Oggi edizione straordinaria vuole provare a raccontarvelo in un modo nuovo. Porremo l’attenzione soprattutto sul suo lato umano e spirituale, ci faremo raccontare come i percorsi di crescita interiore, che ha intrapreso, abbiano cambiato per sempre in meglio la sua vita e gli abbiano permesso di raggiungere il successo.

Chi è Sensei Benedetto? Cosa significa il tuo nome d’arte? 

Sensei è un cantante che scrive non soltanto per sè ma anche per gli altri. Non esiste differenza tra dentro e fuori, il mondo esterno e le persone che mi ascoltano sono semplicemente un riflesso dell’unica presenza che c’è. Siamo tutti connessi, siamo tutti uno.

Sensei è un termine giapponese che significa maestro, nel karate il maestro viene chiamato appunto Sensei, io faccio karate da vent’anni, è da qui che mi è nata l’idea. Ho scelto questo nome inconsapevolmente quando avevo quindic’anni, oggi, effettivamente, sento di essere un Sensei, prima di tutto per la musica e poi per il fatto che, grazie al mio percorso spirituale, aiuto le persone a realizzarsi e a scoprire chi sono davvero.

Benedetto invece si collega a benedizione, l’etimologia del termine benedetto è: colui che ha detto bene (bene-detto). Attraverso i miei testi io benedico chi mi ascolta.

Ci sono molti studi, ormai, che ci spiegano che la parola crea la nostra realtà. Solamente due organi nel nostro corpo vengono definiti creatori: uno è l’organo della bocca, che prende il nome di organo della creatività superiore, l’altro è l’organo sessuale, sia maschile che femminile, che prende invece il nome di organo della creatività inferiore. Per quanto riguarda l’organo sessuale, a livello scientifico, si può facilmente immaginare perché venga chiamato organo creatore. L’organo della bocca, invece, viene definito così proprio perché il verbo è creatore. Benedire una persona, quindi, significa aiutare quella persona a creare una realtà migliore.

Sensei Benedetto
Sensei Benedetto, rapper

Noi ci siamo conosciuti sul set del videoclip del tuo nuovo singolo “capi del rap” che hai realizzato in collaborazione con Clementino. Qui ho scoperto che anche tu, come me, sei in un percorso di crescita personale e spirituale. Sono arrivata su quel set quasi per caso, onestamente ho iniziato a parlarti ignorando chi fossi. Non mi era stato detto che, oltre a Clementino, ci sarebbe stato un altro rapper protagonista. Il regista decise di farci sedere vicini per quella scena, fu così che, spontaneamente, ci ritrovammo a dialogare di crescita personale, spiritualità e fisica quantistica. Sono convinta che il nostro incontro non sia stato casuale… 

Sono d’accordo, la vita è piena di incastri perfetti e di situazioni interessanti. Esiste una legge, che viene chiamata anche legge di attrazione, ma che io preferisco chiamare legge di risonanza, secondo la quale le persone e le situazioni con le quali entriamo in contatto hanno la nostra stessa frequenza vibratoria, il simile attrae il simile.

Accade quasi sempre così, anche le persone che incontriamo che non ci piacciono e che ci fanno arrabbiare sono in risonanza con una parte di noi, ci danno fastidio proprio perché ci stanno facendo vedere degli aspetti di noi che non abbiamo accettato. So che è strano da pensare ma a livello psicologico funziona proprio così. Chi è in pace con se stesso, infatti, è difficile che si arrabbi con gli altri perché ha accettato totalmente ogni parte del suo essere, sia la luce che l’ombra, pensiamo ai monaci per esempio.

Per raggiungere questo stato di pace occorre fare un lungo lavoro di disciplina interiore. Io grazie a questi percorsi di crescita spirituale ho smesso di criticare le persone già da parecchio tempo e benedico chi critica perché so che non lo fanno apposta, si trovano semplicemente ad uno stadio di consapevolezza un po’ più infantile e vanno rispettati per questo, ci sono passato anch’io. Dagli errori si impara e si cresce, gli errori sono sacrosanti, la storia del peccato originale crea nelle persone un inutile senso di colpa. Io non penso di avere la verità assoluta in mano, intendiamoci, ma quel che so è che, se non avessi fatto gli errori che ho fatto, oggi non sarei qui e non mi starei realizzando nella vita.

Il ritornello di “capi del rap” cita Ganesh, una divinità induista. Credi che questa divinità ti abbia aiutato a togliere gli ostacoli che ti impedivano il raggiungimento dei tuoi obiettivi?

Questo è un discorso apparentemente semplice ma in realtà complesso. Possiamo parlare di Ganesh, o di qualsiasi altra divinità, dal punto di vista iconografico, ponendo quindi l’attenzione al livello visivo, oppure possiamo decidere di interiorizzare queste energie. Grazie alle pratiche di meditazione noi ci accorgiamo che le divinità non sono esseri esterni a noi ma che fanno parte del nostro mondo interiore.

Quindi esistono due modi differenti di rivolgersi al divino: il primo è quello di pregare le divinità come se fossero qualcosa di esterno a noi; il secondo consiste nell’interiorizzarle manifestandone l’energia.

Secondo la religione induista Ganesh è la divinità che dissolve gli ostacoli e che ci aiuta nel risveglio spirituale. Il mito narra che Ganesh, figlio di Parvati e Shiva, venne generato da Parvati senza l’intervento del marito Shiva. Parvati, dopo averlo generato, ordinò al figlio di stare di guardia alla porta mentre lei faceva il bagno e di non far entrare nessuno, quando arrivò Shiva non potè sopportare questo intralcio e così taglio la testa del ragazzo. Parvati disperata ordinò a Shiva di riportare in vita il figlio, per farlo venne messa sul corpo del ragazzo la prima testa che trovarono, quella di un elefante. 

Tutte le storie delle divinità induiste sono metafore, io penso che tutti noi possiamo essere Ganesh, possiamo impersonificarlo dissolvendo gli ostacoli della nostra vita senza bisogno di aiuti esterni.

Che cosa rappresenta, per te, questo nuovo singolo “capi del rap”?

“Capi del rap” vuole spronare chiunque lo ascolti a realizzarsi. Io e Clementino siamo partiti dalla strada facendo freestyle, inizialmente avevamo un piccolo seguito, poi, con costanza e grazie ad un lavoro sempre più preciso e accurato, siamo diventati dei “capi del rap”. Come dico nel brano: “è cominciato tutto col freestyle, oramai in centomila sentono il mio live”. 

Auguro a chiunque voglia realizzarsi di diventare un capo nel proprio settore.

Hai partecipato a “tu si que vales” come rapper più veloce d’Italia, come fai ad essere così veloce? Pratichi qualche esercizio di respirazione che ti aiuta in questo?

La velocità credo che sia dovuta all’esercizio costante che ho fatto negli anni. Non ti nego che, ogni giorno, ho fatto pratica per riuscire ad arrivare a scandire le parole con questo ritmo, poi dipende sicuramente anche da una predisposizione naturale. La mia mente corre ad un ritmo molto rapido, ad esempio, quando guardo i video su YouTube, li velocizzo perché alla velocità normale mi annoiano.

Per quanto riguarda gli esercizi di respirazione posso dire che respirare consapevolmente mi ha salvato la vita. Ogni giorno dedico dei momenti alla respirazione, pratico vari esercizi di respirazione yoga come ad esempio il respiro di fuoco e il respiro degli immortali. Queste tecniche mi permettono di ripulire la mente e di ritrovare un equilibrio energetico. 

Secondo la scienza della respirazione, quando inspiriamo assorbiamo energia vitale, quando espiriamo andiamo ad espellere energie pesanti. Il pranayama, che sarebbe la tecnica Yoga di controllo del respiro, può rappresentare un valido aiuto in qualsiasi campo della nostra vita.

Il respiro è una scienza che andrebbe analizzata approfonditamente e, secondo me, studiata a scuola. Noi nasciamo con il respiro e abbandoniamo il corpo fisico con un espiro.

Come ti sei avvicinato alla spiritualità?

Ci sono vari modi per avvicinarsi alla spiritualità. Nel mio caso il risveglio dal sonno della consapevolezza è iniziato a seguito di un evento apparentemente traumatico. Circa sette anni fa ebbi un grave incidente che mi permise di riprendere in mano le redini della mia vita.

Mentre mi trovavo in ospedale iniziai a riflettere su quello che mi era successo, mi chiesi se quell’evento traumatico potesse essere stato l’effetto di una causa che io avevo generato, cioè se i miei comportamenti “sbagliati”, se così vogliamo chiamarli (dal mio punto di vista non esiste il giusto o lo sbagliato) avessero potuto in qualche modo condurmi a quell’incidente. Iniziai a comprendere che ero stato io ad influenzare la mia realtà e che leggi invisibili agivano sulla mia vita.

Iniziai il mio percorso spirituale subito dopo quell’incidente grazie al corso di Pranic Healing del maestro Choa Kok Sui. Il Pranic Healing è un’arte di guarigione energetica che studia i corpi sottili. Negli anni, poi, ho studiato molte altre discipline spirituali ma dal mio punto di vista il Pranic Healing rimane la disciplina più accurata. Grazie al maestro Choa ho imparato a meditare. Ho letto tutti i suoi libri, tuttora seguo i suoi insegnamenti.

Sei molto giovane, hai 25 anni, e hai già raggiunto traguardi importanti nella vita, credi che il tuo lavoro spirituale abbia accelerato la manifestazione dei tuoi desideri?

Certamente si, più studi e fai pratica più ti accorgi che la mente conscia è paradossalmente limitata. I percorsi di crescita spirituale ci possono aiutare molto nella vita di tutti i giorni a patto che non ci facciano perdere il contatto con la realtà e con la materia.

Per quanto mi riguarda la musica, il rapporto con i fan e con le persone, mi aiutano a portare queste energie spirituali nel mondo della materia.

Cosa vorresti dire a tutti i giovani che ci leggono e che hanno grandi aspirazioni nella vita ma che fanno fatica a realizzarle?

Informatevi da varie fonti e non solo da quelle “ufficiali”, è importante rendersi conto che aprire la mente a nuove possibilità cambia la nostra vita in meglio. 

Studiate la vita dei grandi, prendete esempio dalle persone che per voi sono fonte di ispirazione, fate vostre le virtù delle persone che apprezzate, fatevi ispirare dalle storie di chi ha raggiunto ottimi risultati nella vita.

Ricordatevi che il pensiero crea la vostra realtà, la vita che vediamo con gli occhi fisici è soltanto un riflesso del nostro mondo interiore e quindi delle nostre emozioni e delle nostre forme-pensiero.

Siate disciplinati, per esperienza vi dico che è importante studiare e applicarsi ogni giorno se si vuole realizzare qualcosa nella vita. Le cose che otteniamo troppo velocemente e con troppa facilità spesso sono soltanto illusioni.

Quali obiettivi hai per il tuo futuro?

Il mio obiettivo principale è quello di aiutare le persone, che entrano in contatto con me (o perché fanno parte della mia cerchia di conoscenze, o perché mi seguono), a trovare maggiore forza interiore che gli permetta di evitare che le suggestioni del mondo esterno possano continuare ad agire sulla loro vita. Vorrei aiutarle a comprende quanto potere hanno, quanto ne hanno sprecato negli anni e come possono fare per riprenderselo.

Presto usciranno dei podcast miei attraverso i quali cercherò di chiarire dei dubbi rispetto ai contenuti dei testi delle mie canzoni, saranno rivolti a tutte quelle persone che ancora non si sono affacciate al mondo della spiritualità, della fisica quantistica e della crescita personale e che vorranno capire meglio quale tipo di messaggio sto portando.

In questo momento sono l’unico artista italiano che parla di questi temi, credo di essere nato per diffondere la spiritualità attraverso la musica.