Le campanelle hanno suonato questa mattina nelle scuole superiori di quattro regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Molise. Dei 650 mila ragazzi interessati ne tornerà in classe circa la metà: l’ultimo Dpcm prevede la presenza tra il 50 e il 75%.
Ieri mattina il governo con il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto a sorpresa un ultimo parere al Comitato Tecnico Scientifico sull’opportunità di tornare in classe o di rinviare nelle regioni in zona arancione.
Netta – e forse anche inaspettata – la risposta del Comitato che si riunisce d’urgenza alle 11: “L’incremento dell’incidenza dei nuovi casi è contenuto” e “l’importanza del ritorno in classe non è più procrastinabile per il grave impatto della sua assenza sull’apprendimento e la strutturazione psicologica” degli adolescenti. Il Cts ha anche ribadito “se i governatori vogliono tenerle chiuse se ne devono assumere la responsabilità”.
Non sono poche le Regioni che avevano posticipato autonomamente la riapertura delle scuole. Troppi contagi ancora, per permettere il ritorno di milioni di studenti tra i banchi, sottolineavano. Sabato il Friuli Venezia Giulia ha emanato una nuova ordinanza che stabilisce la didattica a distanza al 100% per le superiori fino a fine gennaio, dopo che il Tar aveva annullato il precedente provvedimento rimandando i ragazzi a scuola. Ma il governatore Massimiliano Fedriga ha rilanciato, firmando un’ordinanza che chiude tutte le scuole superiori nella Regione.
Tra i governatori c’è scetticismo. “Continua una situazione d’incertezza”, denuncia il governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, che ha dato l’ok al ritorno in presenza al 50% («non voglio accrescere il caos»), ma ha sottolineato “la contraddizione” tra il Cts per il quale “ora la didattica in presenza è compatibile con la zona arancione”, e “l’istituto superiore di sanità che parla del rischio di pandemia fuori controllo”.
Questa mattina il coordinatore del Cts Agostino Miozzo è tornato a parlare su Radio 1: “I nostri ragazzi non possono restare in isolamento – ha detto -. Ci sono molti studi che stanno evidenziando le criticità provocate dalla didattica a distanza: problemi di carattere neuropsicologico, disturbi del comportamento, gravi situazioni depressive, e grave gap di formazione”.
Per il leader della Lega Matteo Salvini “è una follia che nello stesso giorno il ministro della Salute ti chiude in casa e quello della Scuola ti manda a scuola. O le scuole sono sicure oppure no. Ora per una scelta politica si riaprono le scuole per dare un ‘contentino’ ad Azzolina si mette a rischio la salute e insegnanti e alunni”.










