Scuola: proteste in tutta Italia per tornare in classe. Previsto sciopero l’11 gennaio

Una immagine della manifestazione indetta dal Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Istituto del Lazio a Roma, 7 gennaio 2021. MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA

Continuano ininterrotte le manifestazioni in tutta Italia del comparto scolastico per chiedere di tornare nelle aule presto e in totale sicurezza. Ieri proteste in piazza Montecitorio a Roma e davanti al Ministero dell’Istruzione dove insegnanti, genitori e studenti degli istituti superiori, con il coordinamento dei presidenti dei Consigli di istituto del Lazio, hanno manifestato per ore ed hanno lanciato uno sciopero per lunedì 11 gennaio, invitando tutti gli alunni ad astenersi dalle lezioni sia in presenza che a distanza per la giornata.

Anche oggi sui social si è accesa la polemica tra gli studenti. Secondo alunni e insegnanti mancherebbe, al momento, un sistema sicuro di tracciamento dei contagiati e un piano di trasporti efficace a garantire la sicurezza.  “Scioperiamo perché vogliamo tornare in una scuola in presenza e la vogliamo ora e in sicurezza”, scrive in una nota la rete degli studenti medi. “Vogliamo essere messi nelle condizioni di tornare nelle nostre aule, fra i nostri banchi, con i nostri compagni. Abbiamo bisogno di un piano che risolva le enormi problematiche causate da decenni di tagli e di disinvestimenti”. “Vogliamo una scuola sicura e vivibile – continuano gli studenti -, vogliamo un sistema di trasporti funzionante con degli investimenti mirati che possano seriamente sopperire alle mancanze di tutti questi anni, vogliamo che si investa per potenziare le pessime connessioni delle scuole. Poco o niente è stato fatto per garantirci i nostri diritti, per garantirci un rientro in presenza sicuro”.

Questa mattina, durante un’intervista a “Buongiorno” su Sky TG24 Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico ha specificato che “comprendendo che siamo nel pieno di una pandemia, ci sono dei rischi cosiddetti accettabili: a scuola si può andare se le condizioni sono compatibili”, aprendo di fatto all’ipotesi – su base scientifica – che il ritorno a scuola non è un’idea così pessimistica ma fattibile nei fatti. “Trovo molto positivo – ha aggiunto – che il dibattito politico sulla scuola abbia raggiunto livelli di attenzione che raramente in passato aveva. Dopodiché dobbiamo considerare le criticità esistenti. La scuola non è esente da rischi ma si può convivere con il rischio. Dobbiamo valutare area per area se le condizioni esterne alla scuola sono state soddisfatte. Se non si entra nella logica del rischio accettabile la scuola resterà chiusa con la didattica a distanza fino a settembre – ottobre, quando l’immunità di gregge sarà raggiunta”. È chiaro, “più si hanno restrizioni e più si controlla la malattia -ha continuato -. Però dobbiamo convivere, perché il Paese non può morire”.

Intanto a Roma oggi gli studenti dello storico liceo romano Torquato Tasso, hanno annunciato la loro mobilitazione in una lunga lettera in cui comunicano l’avvio di “sit in” ad oltranza con “incontri su temi politici e culturali attraverso gli interventi di professori e studenti” per riaffermare la loro volontà a “risvegliare alla memoria dei politici il valore dell’educazione scolastica e l’insanabile danno che può procurare alla vita di un ragazzo l’assenza o la mala gestione di questa”. “Vogliamo tornare a scuola. non in classe – scrivono -. Il vero virus nelle scuole è la mala gestione. Virus che già in questi anni di tagli all’istruzione ha serpeggiato silenziosamente nelle scuole italiane di ogni ordine e grado ma che, col sopraggiungere della pandemia, si è manifestato mettendo in risalto fratture profondissime. Un virus che ha contaminato, eroso dall’interno l’istruzione e il valore sociale e umano della scuola, ora svuotata di ogni senso educativo, dell’idea stessa che ne è alla base, del suo essere priorità e fondamento di un Paese e di un popolo che intendano sviluppare un pensiero critico e dunque libero”.

Non appare forse folle che siano tollerate lunghe file nelle maggiori vie commerciali e non la presenza degli studenti nelle sedi della formazione della morale civica? – domandano gli studenti – Non appare forse folle che l’istruzione dei giovani sia sacrificata a una logica del profitto? Vogliamo tornare a scuola, momentaneamente anche in percentuali minori, ma con la garanzia di un rientro graduale e permanente, attento al suo aspetto formativo e umano”.

Nonostante le polemiche il rientro a scuola, per i licei e gli istituti tecnici, potrebbe essere ulteriormente rinviato. Era previsto per il 7 gennaio, poi il governo ha deciso di farlo slittare all’11 e ora l’ipotesi più probabile è quella di un rientro alle superiori solamente a partire dal 18 gennaio e comunque con la didattica in presenza solamente al 50%.