I referendum non sono un intralcio per le riforme. E’ quanto afferma il leader della Lega, Matteo Salvini. “Per niente – dice in un’intervista al Giornale -. I sei temi che ho sposato d’intesa con il Partito Radicale non sono materia trattata dal Parlamento e nemmeno dal governo. Noi sosteniamo la possibilità per un magistrato di candidarsi al di fuori delle correnti. Insomma, proviamo a far fuori questo meccanismo deleterio spiegato da Luca Palamara nel suo libro. E poi ci occupiamo della responsabilità civile dei giudici, tema già oggetto di un referendum negli anni Ottanta”.

Salvini vuole poi modificare la custodia cautelare: “Ci sono 22.000 persone in cella in custodia cautelare, ci sono mille casi l’anno di soggetti che vengono assolti o prosciolti dopo il carcere, grazie e arrivederci. No, non va bene. La mia preoccupazione è che Pd e Cinque stelle non vogliano le riforme che noi e Draghi vogliamo fare”.

Sulle candidature per le comunali “sto incontrando i potenziali candidati, espressione del mondo civico – dichiara – andiamo avanti, nel giro di qualche giorno decideremo. Ma non è tutto. Credo e spero entro giugno di arrivare alla federazione delle forze di centrodestra, almeno di quelle che sostengono il governo Draghi. Tutte. Siamo tutti sullo stesso piano ma dobbiamo fare un passo in avanti. Per esempio creando gruppi unici alla Camera e al Senato”. Rispetto al partito Coraggio Italia aggiunge: “Stimo Toti e Brugnaro, ma credo che sia giusto trovare una sintesi senza litigi nel centrodestra”.

Con la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, “mi sembra difficile federare forze di maggioranza e di opposizione. Ma io dico che abbiamo il dovere di creare con tutti liste comuni nel 2023. Tutti insieme nel maggioritario, scegliendo candidati comuni a tutto il centrodestra, poi ciascuno farà la sua gara nel proporzionale e lì esprimerà la propria identità”. Il leader della Lega parla anche di pubblica amministrazione e fisco: “Vogliamo i concorsi in 100 giorni, vogliamo procedure snelle, vogliamo la meritocrazia. Brunetta sta mettendo mano alla materia e il Parlamento è chiamato a pronunciarsi a breve. E’ un tornante decisivo. Possiamo subito alzare la flat tax per le partite Iva in regime forfettario. Portando il tetto da quota 65mila a 100mila euro“.

Infine, sull’ipotesi Mario Draghi al Quirinale si limita ad affermare che “non è Salvini a decidere il futuro di Draghi, per il momento spero continui a fare il presidente del consiglio perché lo sta facendo bene. Se poi desiderasse fare il presidente della Repubblica sarei il suo primo sostenitore. Ma ora sono discorsi prematuri”.