Il primo giro di consultazioni di Mario Draghi è chiuso. Da domani si riparte, per un secondo giro più veloce, insieme al confronto con le parti sociali. Mercoledì o giovedì l’ex governatore della Bce potrebbe salire al Colle per il giuramento del nuovo governo. “Io voglio ascoltare” è la frase detta e ripetuta a tutti i propri interlocutori da Draghi, a conferma dell’intenzione di creare un rapporto intenso con il Parlamento.

Super Mario intende anzitutto verificare quanto siano solide le basi di un processo politico maturato così rapidamente. Quel che appare già confermato è che l’ex presidente della BCE voglia avere il controllo diretto, o tramite uomini di fiducia, sui ministeri strategici per la partita del Recovery plan. E dunque i tre dicasteri economici più gli Affari europei.

Intanto Matteo Salvini ieri ha confermato come la Lega sia disponibile ad appoggiare “senza veti” l’esecutivo: “A differenza della sinistra noi non mettiamo veti, preferiamo ragionare sul programma e confrontarci sulle idee. Lascio ad altri il dibattito sulle poltrone, noi pensiamo all’Italia e non rispondiamo alle provocazioni. Per uscire dalla crisi tutti dovrebbero mettere il bene dell’Italia davanti all’interesse di partito”. Una novità che agita un po’ il fronte a sostegno di Draghi, soprattutto Pd e M5S. Il Nazareno, soprattutto, intende far capire al presidente incaricato che è nel suo interesse non imbarcare la Lega nel governo. Convincerlo che la presenza dei sovranisti è incompatibile non solo con il Pd, ma con l’idea stessa di un esecutivo politico forte, europeista e di lunga durata. Draghi però non sembra interessato a cedere e, come ha sempre detto, decide di non mettere veti a nessuno. Ha bisogno di numeri solidi, che anche la Lega può dargli.

Subbuglio nel M5S, dove il protagonista ieri è stato Grillo: l’intenzione del fondatore è quella di completare la metamorfosi del movimento attraverso la figura cardine di Giuseppe Conte.

Netto invece il “no” a Draghi di Giorgia Meloni, che continua a chiedere il voto: “Non governo con Pd e 5 Stelle. E’ una promessa fatta a tutti gli italiani che ci sostengono e una regola che vale pure se il premier è Mario Draghi: del resto, da persona seria qual è, non ha cercato minimamente di convincermi”, ha affermato la leader di FdI, in un’intervista a Libero. “Ci possono essere una serie di motivi per i quali Matteo Salvini e la Lega hanno reputato più vantaggioso sostenere Mario Draghi che non porsi con noi all’opposizione, come sarebbe più naturale e probabilmente più affine al loro elettorato”, ha osservato Meloni, “non entro nelle loro dinamiche perché’ la caratteristica di FdI è sempre stata quella di non fare tatticismi ed essere molto chiara sul no a ogni forma di inciucio”.  “Il livello del premier incaricato è fuori discussione“, ha sottolineato Meloni, “ma, forse stavolta a qualcuno non farà comodo, siamo una Repubblica parlamentare ed è in Aula che le proposte, anche le più ambiziose e condivise, devono passare. Per questo mi auguro che emerga presto e con chiarezza, prima possibile, la sua agenda. Perchè fatico a immaginare che si possa fare sintesi fra la flat tax e la patrimoniale, fra gli investimenti per le infrastrutture e i sussidi a pioggia su cui si è retto il ‘patto’ fra i giallo-fucsia”.

A Meloni, che ha annunciato che resterà fuori dal governo, Salvini dice: “Non condivido la sua scelta di isolarsi e di dire no. E’ il momento della responsabilità e del coraggio, non della paura“. “Comunisti, democristiani, socialisti e azionisti devono essere un modello: si misero d’accordo, dopo la seconda guerra mondiale, per fare poche cose, fatte bene, nell’interesse del Paese. Per poi tornare a confrontarsi nelle elezioni”, afferma il leader della Lega in un’intervista al Messaggero. “Col professore (Draghi, ndr) abbiamo parlato di vita reale, di taglio di tasse e burocrazia, di apertura di cantieri fermi e di un piano vaccinale serio, di sicurezza e di soldi europei da spendere bene. Sono soldi che dovranno essere usati entro il 2026 e restituiti entro il 2056, siamo il primo partito italiano e vogliamo che il futuro dei nostri figli venga messo in sicurezza”. “Draghi – aggiunge – non è Monti”.

E sul totonomi, Salvini questa mattina ospite de il “Caffè della Domenica”, condotto da Maria Latella su Radio24 ha detto: “Non abbiamo assolutamente in alcun modo nemmeno cominciato a pensare, né come Lega né con il professore Draghi, a nomi o alla composizione della squadra. Abbiamo detto l’esatto contrario”. Con Draghi “ci vedremo martedì pomeriggio per portare le nostre proposte di utilizzo dei fondi europei. L’ultima delle mie preoccupazioni è il toto ministri o le il toto poltrone. Se c’è un governo pronto a tagliare le tasse… ad azzerare il codice degli appalti e a far entrare in vigore la normativa europea sugli appalti che è molto più snella, veloce e efficace, io ci metto la firma”.