Il Movimento 5 stelle appoggerà il governo di Mario Draghi. Lo hanno deciso gli iscritti grillini interpellati nella giornata di ieri sulla piattaforma Rousseau, che ha registrato il 59,3% di favorevoli su 74.537 votanti. I big pentastellati si riversano sui social per esultare di fronte alla “grande prova di responsabilità” della base e, anche se non si vede, si avverte nell’aria un collettivo sospiro di sollievo, perché per la prima volta nella storia dei Cinque stelle l’esito di un voto online non era affatto scontato.
Come al solito c’era la furbata. Oltre a tutti gli endorsement politici, tra cui quello dell’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, il quesito su Rousseau è stato scritto per accompagnare gli attivisti verso un sì al Governo Draghi: “Sei d’accordo – recitava – che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”. Diversi parlamentari, che propendono per il NO, hanno definito il quesito manipolatorio. E come dargli torto.
Ora però la votazione si è conclusa. Vivaddio! La tabella di marcia di Draghi, in ritardo per l’esito della votazione dei 5 stelle, può ottenere luce verde.
L’esito su Rousseau di ieri è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso già colmo di Alessandro Di Battista, che ha lasciato il Movimento: “Non ce la faccio ad accettare un movimento che governa con questi partiti. È stata una bella storia d’amore. Non posso andare avanti”. Una storia d’amore che era finita già da un pezzo. Il Movimento ha perso la sua anima più rivoluzionaria, ma questo in parte è anche normale: quando un partito (sì, un partito!) va al governo non può dire di NO a tutto, deve ambire alla dialettica, a costruire e non distruggere, e sì, bisogna scendere anche a compromessi. Il M5S non è più all’opposizione e figure “rivoluzionarie” come quelle di Dibba possono corrodere all’interno. Da qui la scelta finale: abbandonare tutto, come una fidanzata ormai andata, come un amore finito da tempo ma che non si aveva mai il coraggio di abbandonare.
Il capo supremo Davide Casaleggio, dalla sua, definisce la scelta di Alessandro Di Battista l’ennesima dimostrazione della sua “onestà intellettuale” sostenendo, in un’intervista al Corriere della Sera, che “è proprio di questa coerenza che ha bisogno il Movimento. Chi oggi guida l’azione politica del Movimento – dice – dovrà fare in modo di non gestire questo momento con arroganza o la larga parte contraria a questa scelta potrebbe allontanarsi”. Alla domanda su come abbia votato ieri sul governo Draghi, il presidente di Rousseau, risponde: “Credo il mio ruolo sia quello di permettere agli altri di esprimere il proprio voto e non di utilizzare il mio ruolo per promuovere una posizione piuttosto che un’altra”. Peccato che la domanda fosse manipolatoria! Sul prossimo esecutivo, Casaleggio esprime il timore che diventi “una partita con lo schema catenaccio per difendere le riforme fatte”. Poi, alla domanda se avere meno potere nell’esecutivo rischia di inasprire ancor più le tensioni nel gruppo, replica: “Sicuramente sarà un governo complicato“. L’iniziale sospensione del voto su Rousseau “immagino facesse parte della negoziazione politica che tuttavia non ho seguito in prima persona”, racconta Casaleggio.
A parte le polemiche ora Draghi è pronto a salire al Colle. Non resta che la lista ufficiale dei ministri a dividere Mario Draghi da Palazzo Chigi: il presidente incaricato oggi pomeriggio andrà al Quirinale a sciogliere la riserva con la lista dei ministri. Domani giurerà e martedì andrà in Senato per la fiducia. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e Draghi sono d’accordo che occorra stringere i tempi. Le resistenze e i distinguo che affiorano nelle forze politiche sono solo echi di una fase superata e di equilibri stravolti dal nuovo schema dell’esecutivo e della maggioranza. Sui nomi Draghi ha sentito solo il presidente Mattarella: metà sono donne, fuori i leader politici. Nessuna indicazione è arrivata ai partiti sulle scelte.
Matteo Salvini intanto accoglie l’idea, lanciata dal M5s, del ministero della transizione ecologica: “Raccoglieremo volentieri la sfida – risponde il leader leghista intervistato da QN -. Tutelare l’ambiente assecondando anche lo sviluppo è il tema dei prossimi 30 anni. L’importante è non farlo a colpi di no: no alla Tav, no al Tap, no alle Olimpiadi”. Sulla consultazione dei 5S su Rousseau, Salvini è tagliente: “Porto rispetto per i tempi e i problemi degli altri ma è surreale che in piena emergenza 60 milioni di italiani abbiano atteso per giorni che Grillo decidesse che cosa fare“, poi “il movimento si è spaccato” e ora “c’è da essere preoccupati, pensando al governo”. Il governo Draghi, a suo avviso, “nasce con il motto ‘patti chiari amicizia lunga’. Abbiamo alcune emergenze molto importanti da affrontare…risolte queste, è evidente che le strade della Lega si dividono da Pd e dai Cinquestelle”. Poi, una stoccata sull’ambientalismo: “Le regioni italiane dove si ricicla e si fa più raccolta differenziata sono quelle amministrate dalla Lega. Lombardia e Veneto fanno differenziata per il 72 e 74 per cento. Il Lazio (dove c’è la Roma male amministrata dalla Raggi) e la Campania di De Luca differenziano al 52″. Un passaggio anche su europeismo e anti-europeismo: “Non mi appassionano le etichette, ma confermo che noi abbiamo sempre voluto migliorare l’Europa e non distruggerla”. La legge elettorale? “Non si toccherà – dice -. E’ materia parlamentare, le emergenze in questo momento sono altre”.
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, accoglie con favore in un’intervista a La Stampa le idee di Salvini e “che una grande forza come la Lega abbia condiviso il nostro appello perché’ il centro-destra fosse fra i protagonisti di una soluzione di alto profilo”. Tornare a Roma “mi ha fatto piacere. Anzi mi ha commosso ricevere un’accoglienza tanto calorosa”, rivela. “Sono venuto a Roma, malgrado i medici me lo sconsigliassero, perché’ il momento è drammatico e c’è molto da lavorare”. “Ho voluto Draghi al vertice non solo della Bce, ma prima ancora a quello di Bankitalia“, quindi oggi “mi è sembrato naturale vederlo come ideatore e regista di un governo che intende riunire le energie migliori del Paese”. Grillo preme l’acceleratore sull’ambiente? “Nulla in contrario, anzi ne sarei felice: la cura dell’ambiente è sempre stata una delle mie prime preoccupazioni – ribatte -. L’importante è che non diventi il pretesto per riproporre la cultura del no. Sviluppo e ambiente sono complementari, non antagonisti”. Alla domanda se aiuterà Salvini ad entrare nel Ppe, Berlusconi risponde “Matteo non ha bisogno del mio aiuto. Naturalmente sarei molto lieto se la Lega aderisse alla Carta dei Valori del PPE”, ma “questa è una decisione che riguarda la Lega”.
“E’ normale e giusto – ha detto questa mattina la leader di FdI, Giorgia Meloni, a Sky TG24 Start – che Salvini e Berlusconi si vedano per concordare come stare all’interno di una maggioranza in cui loro sono minoranza, e lo sarebbero stati anche con FdI dentro il governo. Confido che ci vedremo anche a tre, perché’ è un lavoro che si può fare anche insieme”.
Intanto Renzi rimarca che è grazie a lui se ora ci sarà un governo Draghi: ”Ora penso sia più chiaro come l’apertura della crisi in realtà abbia aiutato il Paese ad avere un governo migliore. Noi non volevamo qualche poltrona in più ma solo dare più qualità all’azione dell’esecutivo. Draghi non ha ancora giurato ma già le aziende in borsa valgono il 10% in più rispetto a una settimana fa”, dice il leader di Italia viva in un’intervista al Sole 24 Ore, nella quale aggiunge di essere ”certo che presto gli effetti arriveranno anche alle piccole e medie realtà. Chiamatelo effetto fiducia: quando metti le persone competenti al posto giusto le cose cambiano. Sono orgoglioso e felice per il mio Paese. Italia Viva conterà di meno nel governo, ma l’Italia conterà di più nel mondo’. Il leader di Italia Viva reputa la svolta europeista di Salvini ”una buona notizia per l’Italia. Tardiva ma buona. Il 2021 pare essere l’anno della conversione di Salvini. Magari il prossimo anno tocca alla Meloni, chi può dirlo? I miracoli sembrano ripetersi”. “Tutto ciò che Draghi ha detto – prosegue Renzi – dall’europeismo all’atlantismo, dalla scelta di lavorare sugli investimenti e di cambiare approccio sui vaccini ci ha visto entusiasti sostenitori. Diciamolo con forza: l’Italia non ha mai avuto tanti soldi da spendere, mai. L’idea che il responsabile del Governo che deciderà gli investimenti sia Mario Draghi fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, destra e sinistra. E permetterà agli italiani di ritrovare la fiducia smarrita in questi tempi di paura. ”La riforma fiscale – continua l’ex presidente del Consiglio – è ovviamente una priorità, ma non ci saranno nuove tasse e io spero che Draghi rilanci la semplificazione nel pagamento delle tasse: la precompilata, la fatturazione elettronica, l’incrocio delle banche dati possono rendere più semplice il rapporto Stato-cittadini. Per me prima delle aliquote viene la semplificazione: insistiamo anche su questo”.










