Dopo due ore di vertice, i leader del centrodestra annunciano l’accordo, ancora a metà perché su Milano si deciderà solo la prossima settimana: nella Capitale a sfidare Raggi, Calenda e Gualtieri, scende in campo Enrico Michetti, il «tribuno della plebe», del quale Giorgia Meloni è stata fin dall’inizio strenua sostenitrice. Nel contempo, se mai Salvini ne avesse dubitato, la giornata di ieri glielo ha garantito: tenere insieme le forze, e magari attrarne di nuove, è un lavoraccio. Il che, va detto, non lo ha scoraggiato: i suoi lo descrivono come motivatissimo e pienamente calato nel ruolo di unificatore del centrodestra, «anche a costo di pagare qualche pedaggio».
La parola d’ordine ormai è «federare»: e così, oggi incontrerà anche Michetti. Per contro, Salvini — che nelle mappe mentali è Milano — ha dovuto chiedere una settimana di tempo in più per individuare il frontman nel capoluogo lombardo. Nella partita milanese il leader leghista rischia di vedersi incalzato. Con Forza Italia e Fratelli d’Italia che gli ripeteranno ogni giorno — hanno già cominciato — che se a Milano non ci fosse un candidato civico competitivo con Beppe Sala ( «cosa che ormai appare complicata» dice un azzurro) avrebbe senso lanciare in corsa Maurizio Lupi, assai noto e universalmente identificato con il centrodestra. Un pressing discreto ma insidioso: se Salvini dicesse no, dovrebbe farsi carico completamente di un candidato dalle dubbie chance di successo.
Mutui, l’Ue richiama l’Italia
Aprire il mercato dei mutui agli intermediari del credito in modo da renderlo più competitivo, anche nell’interesse delle famiglie italiane alle prese con le rate. Questa in sintesi l’indicazione della Commissione Ue, che ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia chiedendo di applicare pienamente la direttiva ile sul credito ipotecario, in particolare le disposizioni su libertà di stabilimento, libera circolazione e vigilanza dei servizi degli intermediari del credito.
L’obiettivo della direttiva, ricorda Bruxelles, è aumentare la protezione dei consumatori nel settore dei mutui e promuovere la concorrenza. Nel dettaglio, la Commissione chiede all’Italia di adottare e notificare le disposizioni sulla libertà di stabilimento e sulla libera circolazione dei servizi degli intermediari del credito, nonché sulla loro vigilanza. L’obiettivo della direttiva sul credito ipotecario è infatti proprio quello di aumentare la protezione dei consumatori nel settore dei prestiti ipotecari e di promuovere la concorrenza aprendo i mercati nazionali agli intermediari del credito: «Una maggiore concorrenza – ricorda a questo proposito Bruxelles – dovrebbe andare a vantaggio dei consumatori, consentendo una scelta più ampia e a costi inferiori».
Draghi apre sui licenziamenti
«Non so che decisione prenderà il governo, ma modificare il decreto in Parlamento non sarebbe sufficiente». Maurizio Landini, e con lui gli altri sindacati e la gran parte dei partiti, non mollano la presa su Mario Draghi perché cambi la norma che il primo luglio fa venir meno il blocco dei licenziamenti nelle imprese più grandi e nell’edilizia.
Il premier ha aperto alla possibilità di cambiare nuovamente decisione con un emendamento parlamentare, purché ci sia l’accordo di tutti. Ma l’accordo ancora non c’è, la maggioranza resta divisa e i giorni passano.
Il premier Mario Draghi è disposto a cambiare un’altra volta le regole sul blocco dei licenziamenti purché sull’eventuale nuova formulazione ci sia l’accordo di tutti, dai partiti di maggioranza alle parti sociali, sindacati e Confindustria. È questa la linea che avrebbe espresso il presidente del Consiglio negli incontri separati che ha avuto nei giorni scorsi con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Draghi, dunque, non difende a tutti i costi la soluzione presa con il decreto Sostegni bis (blocco fino a giugno nell’industria e nell’edilizia; blocco fino ad ottobre per le piccole imprese dei servizi) ma vuole essere certo che una modifica non porterà con sé altre polemiche e altre richieste. E questo non è affatto scontato, da qui l’estrema cautela del presidente del Consiglio. Che ha deciso di rifletterci, di prendersi del tempo considerando che anche le posizioni (o le strategie) sindacali, al di là delle dichiarazioni formali, non sono del tutto coincidenti.
Covid pass, ci si potrà vaccinare anche in vacanza
Ci si potrà vaccinare anche in vacanza, lontano dalla propria residenza, ma «solo per motivi eccezionali» e fornendo «un adeguato preavviso», durante soggiorni di almeno 14 giorni. Queste le regole dopo il via libera del commissario all’emergenza Covid Figliuolo. Su AstraZeneca i dubbi degli esperti per gli under 40: bloccati gli open day. Domani toccherà al Consiglio dare il via libera definitivo al certificato digitale Covid dell’Ue.
Un milione di cittadini europei ha già ottenuto il Digital Covid Certificate della Ue. Tra loro però non c’è alcun italiano. Si perché il cosiddetto green pass della Unione, che ha appena incassato l’importante via libera del Parlamento europeo, in Italia non ha terminato la fase di test. A differenza di quanto invece è già avvenuto in ben nove Paesi del Vecchio Continente.
Poi l’ultimo passaggio formale: la pubblicazione del regolamento in Gazzetta Ufficiale per l’entrata in vigore e l’applicazione immediata dal primo luglio. A quel punto il Covid pass dovrà essere riconosciuto da tutti i 27 Paesi Ue.
Ieri sono stati comunicati i risultati della votazione con cui la plenaria dell’Europarlamento, a Strasburgo, ha dato a sua volta a larga maggioranza semaforo verde: 546 sì, 93 no e 51 astensioni. E se è vero che il pass sarà attivo solo a partire dal primo luglio per tutti, lo è anche che il ritardo dell’Italia crea confusione per i viaggiatori stranieri che hanno in mente di prenotare le proprie vacanze nella Penisola proprio a luglio e, consultando le indicazioni ufficiali disponibili sui nostri portali ministeriali, non trova traccia del green pass Ue. Non è quindi un caso se gli operatori turistici hanno già iniziato a protestare.










