Vogliamo riaprire prima. I parchi sono all’aperto, così come molte altre attività che sono già tornate operative”. Protesta oggi in Piazza del Popolo a Roma, dei gestori, lavoratori e rappresentanti del settore dei parchi divertimento che, stando al programma elaborato dal governo, in Italia potranno riaprire solamente il prossimo primo luglio. Troppo tardi per chi oggi è sceso in piazza a protestare contro una decisione che reputano “ingiusta” e “disequilibrata”, dato che moltissime attività all’aperto hanno riaperto i battenti.

È stata una manifestazione estremamente colorata e pacifica, in cui sono via via sfilate le mascotte di buona parte degli oltre 200 parchi della penisola. “La riapertura fissata al primo luglio è incomprensibile. Le nostre sono attività all’aperto, svolte con protocolli di sicurezza molto rigidi – spiega Maurizio Crisanti, segretario dell’associazione parchi permanenti italiani -. Rivendichiamo una data di apertura diversa perché con una stagione di 50 giorni nessuna azienda può salvarsi”. “Cinque imprenditori italiani hanno già dovuto cedere a zero euro i propri parchi. Li hanno regalati pur di uscire dalla situazione”, aggiunge Giuseppe Ira, presidente della stessa associazione.

“Siamo inspiegabilmente discriminati – ha detto il direttore generale del parco di Mirabilandia Riccardo Marcante -. Le spiagge riaprono mentre i parchi all’aperto che rispettano le regole di distanziamento e sanificazione restano chiusi”.

Complessivamente nel settore lavorano circa 25mila addetti, che raggiungono i 100mila considerando l’indotto, per un fatturato annuo complessivo nell’ordine dei 2 miliardi di €.