Rimette ancora una volta a punto la sua squadra di governo la sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha ritirato le deleghe al vicesindaco Luca Bergamo e all’assessore allo Sviluppo economico Carlo Cafarotti. La mossa sembra prefigurare una blindatura in vista della corsa al bis in Campidoglio, un modo per dare alla giunta maggiore stabilità politica. “Ci sono diversità di visioni politiche per il futuro di Roma. Ne abbiamo discusso di recente senza riuscire a trovare una sintesi”, ha spiegato la Raggi.

Subito però si sono mosse critiche da più parti. “Dopo il governo Conte anche la giunta Raggi allo sbando – ha dichiarato il consigliere capitolino della Lega-Salvini Premier Davide Bordoni -. Scoppia la crisi in Campidoglio, a pochissimi mesi dal voto la sindaca cambia ancora una volta la squadra: vicesindaco, assessore alla Cultura e assessore al Commercio messi alla porta. E’ l’ennesima dimostrazione dell’inettitudine della Raggi, incapace di costruire e gestire una squadra di governo che in questo momento avrebbe dovuto essere coesa per supportare i settori in crisi, cultura, commercio e turismo”.

E arriva il colpo basso anche dalla sinistra: “Assessori e capi di gabinetto licenziati, vigili urbani nominati e poi cacciati, manager pagati a peso d’oro e poi estromessi. Un balletto indecente di mezze figure, personaggi in cerca d’autore, mitomani e incapaci, durato oltre 4 anni. Ecco che cosa lascia Virginia Raggi alla nostra città”, dichiara il leader di “Azione” e candidato sindaco di Roma Carlo Calenda.”Oggi, a pochi mesi dalla fine del suo mandato, ennesimo sfregio – prosegue – da parte di una sindaca che ha affossato la Capitale d’Italia. Incapace di gestire l’amministrazione, incompetente nella scelta della sua squadra e degli amministratori, distante anni luce dai bisogni dei romani. Un fallimento politico e di leadership che purtroppo i cittadini hanno pagato a caro prezzo”.

“Povera Roma – afferma in una nota Fabio Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi -. Ritirare a 5 mesi dal voto le deleghe al vicesindaco e all’assessore allo sviluppo economico è la conferma di un triste epilogo. Nemmeno le dimissioni salverebbero la faccia alla sindaca. Nella storia della città eterna questo quinquennio sarà ricordato come l’era oscurantista”.