Riaperture, Salvini: “Non votiamo norme a scatola chiusa”

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Il leader della Lega, Matteo Salvini, in una intervista a “il Giornale“, spiega che ha avuto “una giornata lunga e cinque telefonate col presidente Draghi”. Gli ha detto che “così non avrei votato il decreto sulle riaperture”. Lega di lotta e di governo, ancora: “No, tutte le Regioni, tutte tutte, anche quelle di sinistra, chiedevano di rivedere queste norme, per esempio spostando l’orario del coprifuoco e concedendo alcune aperture in più”. Sembra un azzardo con la pandemia che ancora morde il Paese. “Intanto, in cinque giorni più di duemiladuecento persone hanno lasciato gli ospedali e le terapie intensive. Poi parliamo di zone gialle, giusto? Hanno prevalso criteri ideologici, non scientifici. Queste disposizioni sono illogiche”.

Dicono che Draghi abbia detto: ‘Non capisco, abbiamo deciso insieme’: “Lui ha mediato, ma questa volta ha prevalso la linea della sinistra, dei 5 Stelle, di Speranza”. La linea della sicurezza. “Per niente. Zaia, che non è un folle, aveva proposto protocolli rigidissimi per i locali, sanificazioni e tutto il resto. C’è una realtà politica che considera i ristoratori, i baristi e i commercianti evasori. Ci sono partiti che non hanno grande dimestichezza con il privato, che non hanno familiarità con le realtà produttive e le loro esigenze”.

Il senatore tuttavia non si appresta a lasciare il governo. “No, lo garantisco. Però non votiamo i provvedimenti a scatola chiusa. Fra quindici giorni, se ci saranno nuove aperture, voteremo un altro provvedimento favorevole a chi oggi è penalizzato”. Il leader leghista non si è pentito di aver preso parte a questo governo: “No, ci credo. Ho votato il decreto Sostegni con 40 miliardi per le imprese. Aiuti veri, ne sono orgoglioso: bollette, tasse, scadenze, mutui. E, se posso citare un altro esempio cui tengo molto, siamo riusciti a introdurre 100 milioni per le disabilità”. Però la Meloni sale nei sondaggi. “Siamo entrati con convinzione. Per il bene del Paese. Poi si tratta di combattere: domani mi occuperò dei 60 miliardi per opere pubbliche da sbloccare. Sono 58 grandi progetti e intanto siamo indietro: la Tav è ferma, la Gronda è ferma Dobbiamo arietare la burocrazia e il codice degli appalti”, ha concluso Salvini.