Riaperture, è ancora confusione. Pressing Lega per coprifuoco alle 23

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Sulle riaperture dal 26 aprile sono ancora tanti i nodi da sciogliere. La Lega sta spingendo per spostare il coprifuoco dalle 22 alle 23 e fa pressing per far riaprire già da metà maggio anche i ristoranti al chiuso (e non solo quelli con spazi all’aperto). Nel prossimo consiglio dei ministri – atteso tra domani e giovedì – che varerà il decreto sulle riaperture arriverà anche il rinnovo della proroga dello stato di emergenza per il Covid che scade il 30 aprile e che sarà rinnovato almeno fino al 31 luglio. Ieri per Draghi c’è stato il secondo round di incontri con i partiti sul Piano europeo – con Giorgia Meloni e Renzi – ma senza dubbio le preoccupazioni più incombenti sono sul dossier delle riaperture dove si vedrà molto presto se il suo «rischio ragionato» è fondato su un calcolo sbagliato.

Tanti elementi pesano sul lato dell’azzardo. Innanzitutto la campagna di vaccinazione che procede a due velocità nelle Regioni, poi c’è la disomogeneità con cui verranno rispettate le misure sia pure di graduale allentamento. In effetti quello che è mancato in quest’ultima fase – e potrebbe mancare – sono i controlli come ieri faceva notare il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, che raccomanda «grande responsabilità altrimenti ricominceremo con le chiusure: lo scorso week-end c’era troppa gente in strada a Roma anche senza mascherina».

Con lo stato di emergenza è ormai quasi certo che arriverà fino all’estate, almeno fino al 31 luglio, anche il sistema dei colori nelle Regioni (rosso, arancione, giallo e bianco) che decidono le misure in base alla diffusione del virus. Per questo si lavora oltre che sui protocolli che decideranno le riaperture anche sul cosiddetto «pass» sanitario che consentirà a chi è già vaccinato (con due dosi), ha un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti oppure può certificare di aver avuto il Covid negli ultimi 6 mesi di poter raggiungere anche le Regioni rosse o arancioni. Insomma, la sensazione è che non basti «la coscienza» del singoli alla quale si appella spesso Draghi ma che anche lo Stato debba fare la sua parte.

Giorgia Meloni: “Draghi attento a nostri temi.Togliere coprifuoco”


“Vedo attenzione ai nostri temi ma il premier deve dare il tempo per esaminare i progetti”. Lo dice la leader di Fdi Giorgia Meloni sul Corriere della sera, parlando di un Recovery Plan di cui “non si sa nulla”, con la preoccupazione che il Parlamento non abbia il tempo di esaminarlo. Ora, poi, sulle riaperture bisogna “cambiare paradigma: basta con il coprifuoco”. Dopo l’incontro con Draghi – osserva – “vediamo, a differenza di quanto succedeva con Conte, interesse e attenzione per le nostre posizioni. E’ un passo avanti che apprezziamo”. Poi fa presente che si deve riprendere il confronto con gli alleati del centrodestra: “Non siamo in ritardo, ma è ora di vederci. Io faccio l’opposizione, non attacco Salvini”. Meloni fa sapere di aver chiesto a Draghi “incentivi alla natalità e sostegni alla maternità, la certezza della pena che passi anche da un nuovo piano carceri assieme alle altre infrastrutture. Abbiamo insistito sulla necessità di investire sul trasporto su ferro, ferrovie, metropolitane, infrastrutture portuali e ancora, fondi per Roma Capitale, ricostruzione di aree terremotate del Centro Italia”. Sul Recovery: “Ho avuto la netta impressione che Draghi voglia presentare il piano entro il 30 aprile, anche se ci sarebbe più tempo per farlo. Se è così, sono preoccupata. Il Parlamento si è espresso sul piano di Conte, ma se questo è diverso ci si deve dare il tempo per esaminarlo. Siamo disponibili a lavorare giorno e notte, ma non si pensi di bypassare il Parlamento. Non ci staremo”. “La politica delle riaperture ci vede su posizioni molto divergenti – osserva la leader di FdI – non è possibile che il governo possa ancora coartare libertà costituzionali del cittadino, come la libera circolazione, con il coprifuoco”. E spostarlo di un’ora “non basta. Ora basta”. La questione della presidenza del Copasir: è “un tema di rapporti maggioranza-opposizione, di garanzie, non una guerra FdI-Lega”. Poi, le amministrative: “non siamo in ritardo, nessuno ha ancora i propri candidati se non gli uscenti. Però è vero, penso sia necessario vederci il prima possibile”.

Intanto la definizione del Recovery plan è alle fasi finali. Draghi farà approvare il testo molto presto per farlo approvare e portarlo subito dopo in Parlamento. A chi gli ha fatto osservare che il Parlamento avrà poco tempo per esaminare il nuovo Piano, diverso rispetto a quello del precedente governo, Draghi ha replicato con un pizzico di ironia: «E’ scritto molto bene, sarà molto semplice leggerlo».

Tra oggi e domani si dovrebbe tenere un incontro fra Enrico Giovannini (Infrastrutture), Roberto Cingolani (Transizione ecologica) e Renato Brunetta (Pa e semplificazioni).