Recovery plan domani in Cdm. Coprifuoco alle 22, no della Lega: “Spostare almeno alle 23”

matteo salvini mario draghi

Il piano italiano per il Next Generation Eu arriva domani in Consiglio del ministri con cifre e progetti rivisitati in vista della cabina di regia che oggi metterà a punto gli ultimi dettagli. Il Recovery plan di Draghi è da 221,5 miliardi, con cinque riforme, la scommessa sull’energia verde, a cominciare dall’idrogeno, e la spinta alla digitalizzazione del Paese. Ai 191,5 miliardi di fondi europei che andranno impegnati entro il 2026 si aggiungono 30 miliardi del fondo complementare nazionale che serviranno a finanziare opere infrastrutturali che potranno essere realizzate anche oltre i sei anni previsti dal Next Generation Eu. Per effetto del Piano – secondo le stime del ministero dell’Economia – la crescita del Pil nazionale sarà maggiore dell’1,4% rispetto allo scenario a politiche invariate nella media del periodo 2022-2026, ma nel 2026 l’aumento del Pil sarà superiore di oltre il 3% rispetto allo scenario di base.

Strappo nel governo sul coprifuoco

Ieri nel governo c’è stato il primo vero “strappo” sull’orario del coprifuoco. La Lega mira a cancellarlo, o perlomeno a spostarlo alle 23, visto che i ristoranti faranno nuovi investimenti per riaprire anche di sera ma il coprifuoco rappresenta un deterrente alle uscite. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ieri ha mandato un sms al capo del governo, chiedendo di spostare l’orario alle 23, ma il premier ha lasciato tutto com’era e nel Cdm non è cambiato quasi nulla. I ministri della Lega non votano il decreto sulle riaperture, si astengono. È uno strappo, ma anche no, visto che alla fine lo stesso Salvini dice che ha parlato più volte «con spirito costruttivo con Draghi», di essere stato in collegamento con Palazzo Chigi tutto il tempo, che lo stesso Draghi gli ha promesso «che tra 15 giorni ci sarà un nuovo decreto con nuove aperture, bene lo voteremo».

Zaia: “Lega non è irresponsabile, serve sintesi politica”


“C’è qualcosa che non capisco. Sembra una decisione presa dai tecnici più che dai politici. Senza una sintesi”. Risponde così, il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato dal Corriere della Sera, alla conferma da parte del Consiglio dei ministri del coprifuoco alle 22. Zaia non ci sta a fare “la figura dell’irresponsabile” e si dice d’accordo con l’astensione dei ministri leghisti. “Ma il non voto – precisa – non è un’assunzione di irresponsabilità. Chissà, ci vorrebbe il coraggio di trattare subito il decreto in Parlamento, invece di farlo andare a scadenza”. “Nessuno – dice Zaia – vuole negare l’evidenza. I contagi, che peraltro in Veneto in questo momento arretrano, sono un fatto. Soltanto, ci saremmo aspettati un nuovo corso, quello della convivenza con il virus”. “E’ innegabile – rimarca – che le strade siano piene, le attività produttive operative e le scuole aperte. Senza contare che, a differenza di un anno fa, abbiamo protocolli di cura, una diagnostica migliorata, gli anticorpi monoclonali e le vaccinazioni. Eppure, a qualcuno si dice no, tu no. Ed è inspiegabile”.

Il caso Grillo agita il M5s

Sono giorni particolarmente travagliati per il Movimento 5 Stelle. Mentre oggi scade l’ultimatum che l’associazione Rousseau aveva lanciato ai parlamentari morosi («o vengono sanate le pendenze o le nostre strade si separano»), non accennano a placarsi le critiche (e le turbolenze interne), create dal video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro. Un segno inequivocabile è l’imbarazzo con cui il gruppo del Pd al Parlamento europeo rinvia la risposta alla richiesta di incontro avanzata dai colleghi a 5 Stelle per parlare della possibile adesione al gruppo dei Socialisti e Democratici. Le parole e i toni usati dal garante hanno destato grande imbarazzo a Bruxelles e, pur non dichiarato, è arrivato un colpo di freno.