Imprese sul piede di guerra per il Recovery Plan: ad oggi, infatti, non è ancora stato avviato un confronto con le parti sociali. E così a Confindustria, che sollecita una consultazione per le modifiche, si sono uniti Coldiretti, Confcommercio e Confcooperative. Insieme chiedono chiarezza su progetti, gestione e ruolo del privato.

Le imprese aspettano il documento ufficiale del Next Generation Italia e sperano che le aperture e la disponibilità alle modifiche che arrivano dal Governo non siano formali. “Il tempo non è infinito – dice al Sole 24Ore il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini – e a noi piacerebbe essere consultati e non informati. A furia di rinviare il rischio è che ci presentino un documento su cui non ci saranno più i tempi per intervenire concretamente”.

Intanto l’instabilità politica – non solo in Italia, ma anche in Olanda ed Estonia – ha indotto la Commissione Ue a sollecitare i Ventisette ad approvare rapidamente l’impianto che permetterà le risorse destinate alla ripresa dell’economia. L’obiettivo dell’esecutivo comunitario è di versare i primi fondi “entro la fine della presidenza di turno portoghese dell’Unione”, ossia entro giugno.

Confindustria denuncia, in pratica, come il piano sia poco aderente alle realtà: “Sembra il documento a favore della pace nel mondo – fanno sapere -. Siamo tutti d’accordo, ma se non indichiamo mezzi, strumenti e obiettivi resta una dichiarazione di principio. Manca un cronoprogramma, mancano gli step intermedi, gli indicatori di efficienza e i soggetti per il controllo dell’attuazione, a volte non vengono dettagliati gli ambiti di intervento”.

Per Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio “manca un modello di governance e non è chiaro il rapporto tra gli investimenti e le riforme. Bisogna investire con determinazione – dice al Sole 24Ore – proprio sull’economia del terziario particolarmente colpita dall’impatto dell’epidemia: dal pluralismo distributivo alla multicanalità”.

Intanto da Lisbona la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen fa sapere che “il processo di ratifica deve essere completato rapidamente perché solo dopo potremo andare sul mercato con il prestito obbligazionario”. Per ora solo due governi su 25 hanno completato l’iter: l’Italia e Cipro. In molti Paesi il tema è semplice; in altri è più complicato.