Oggi il Consiglio dei ministri esaminerà il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Inizialmente la riunione era prevista per ieri, ma Palazzo Chigi ha deciso il rinvio per sistemare le ultime cose in un testo che supera le 300 pagine. Aggiustamenti al margine, mentre restano da sciogliere i due nodi politici: la proroga del Superbonus del 110% e la composizione della cabina di regia che gestirà i 191,5 miliardi risorse europee destinati fino al 2026 all’Italia, ai quali si aggiungono 30 miliardi di risorse nazionali in deficit previsti dal Fondo complementare.

II segretario del Pd, Enrico Letta, ha intanto chiesto di inserire una clausola: le aziende che vorranno partecipare agli appalti legati al piano dovranno rispettare una quota minima di occupazione giovanile e femminile. Sulla proroga del Superbonus fino alla fine del 2023, richiesta avanzata inizialmente dai 5 Stelle e poi anche da Pd e Forza Italia, per il momento non dovrebbero esserci novità. L’asse fra il premier, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha fatto muro rispetto all’aggiunta di un anno alla vigenza dello sgravio, che sarebbe costata più di 10 miliardi. Dalle bozze circolate nelle ultime ore emerge anche l’intenzione di chiudere a fine anno l’esperienza di «Quota 100». Una novità attesa ma che, messa nero su bianco a pagina 30 delle bozze del Pnrr, fa fibrillare gli alfieri del prepensionamento in un fronte che torna a unire Lega e M5S.

Mario Draghi ha lavorato personalmente durante la giornata di ieri alla stesura del testo finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un programma pluriennale che è parte di una «ampia e ambiziosa strategia» grazie alla quale, è convinto il presidente del Consiglio, l’Italia potrà uscire dalla spirale che la stava portando verso un lento declino. Nella premessa che accompagna il Pnrr si riconosce il tratto delle Considerazioni finali dell’ex Governatore di Bankitalia e della Bce. Draghi evidenzia i numeri della debolezza italiana, a partire dalla bassa produttività, dall’occupazione, dal divario Nord-Sud. Una debolezza che la pandemia ha ulteriormente approfondito (nel 2020 il Pil si è ridotto dell’8,9% contro il -6,2 a livello europeo) ma che la svolta intrapresa dall’Unione europea con Next generation Eu può farci superare. Draghi parla per questo di «un’opportunità imperdibile», che può fare dell’Italia un Paese «più moderno», con meno povertà e diseguaglianze e ritiene credibile la stima di un Pil nel 2026, ultimo anno del Pnrr, «almeno il 3,6 per cento più alto rispetto all’andamento tendenziale».

L’Inghilterra si dichiara fuori dalla pandemia e anche l’Italia riparte pur facendo i conti con una curva che sì, scende, ma non tanto velocemente. E con un indice Rt nazionale dello 0,81 (con oscillazione tra 0,77 e 0,89). Lunedì riaprono molte attività in 15 regioni e province autonome gialle. In sottofondo il timore, espresso dai tecnici del Comitato tecnico scientifico, che il virus possa tornare a colpire approfittando dei contatti tra persone.

«Saranno fondamentali prudenza e gradualità», avverte il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro. Secondo i dati della Cabina di regia l’Italia si presenta all’appuntamento di dopodomani quasi tutta in giallo. Quindici regioni e province autonome riassaggiano un po’ di normalità: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Toscana, Umbria e Veneto. Quasi 50 milioni di italiani potranno tornare a sedersi al tavolo di un ristorante, al bar (ma solo all’esterno), in una poltrona di cinema e teatro, fermo restando che il coprifuoco è sempre alle 22. Si potrà tornare a muoversi tra le regioni gialle anche per turismo senza dover giustificare i propri movimenti. Infine, l’ultimo decreto del governo non contiene una data di riapertura delle spiagge. «Non esiste una legge che le chiuda. Per farla semplice, le spiagge sono aperte; di conseguenza, gli operatori possono attivare gli impianti», ha spiegato il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Resta in rosso, per la terza settimana consecutiva, solo la Sardegna.

Non si placa però la polemica sulle riaperture e il coprifuoco. In un intervento sul Corriere della Sera il leader della Lega Salvini sostiene che “non sono le Regioni e i Comuni ‘della Lega’ che stanno protestando contro il decreto, bensì tutti i presidenti di Regione, l’Anci e le Province. Capisco che per qualcuno sia più comodo dipingere il sottoscritto come un politico inaffidabile, ma la verità è che la posizione della Lega è condivisa da amministratori locali di tutti i colori politici, per non parlare di associazioni, imprese e famiglie. Di pericoloso c’è solo un’ideologia di sinistra — statalista e asslstenzialista — che vede nell’iniziativa privata, nel lavoro autonomo, nel mondo del commercio e dell’impresa degli avversari e non degli alleati per la ricostruzione del Paese. Mi riferisco al ministro Speranza, al Pd, a pezzi di M5S”. Intanto il ministro del Lavoro rivendica sulla Stampa che iI Protocollo per la vaccinazione nei luoghi di lavoro è “un obiettivo raggiunto con un confronto intenso, in cui tutte le parti coinvolte hanno dato prova di responsabilità, che potrà dare un forte contributo al piano nazionale di vaccinazione e, soprattutto, mettere in sicurezza milioni di lavoratrici, lavoratori, imprenditori. Nella convinzione che la tutela della salute sia la prima misura economica che ci potrà portare fuori dalla pandemia e consentire di percorrere in sicurezza la strada della ripresa”.