In questo articolo voglio dare il mio contributo per portare alla luce coloro che vengono oscurati da mesi… i vaccinati con reazioni avverse importanti e durature… non solo lievi, ma anche gravi ed invalidanti.
In un clima ormai da tifoseria che si è instaurato nel nostro caro Paese tra chi si dichiara Pro Vax e chi dice di essere No Vax, intendo tralasciare ogni divisione ed anzi oppormi fortemente contro ogni etichetta e discriminazione, ponendo invece l’accento sulla situazione delle persone che si sono sottoposte con fiducia e speranza alla vaccinazione anti Covid-19, ma hanno evidenziato effetti post inoculo non esattamente nella norma di qualsiasi vaccino.
Ho avuto modo di conoscere, anche se solo online, una folta schiera di uomini e donne di ogni età che dal giorno della vaccinazione si sono trovati a dover fare i conti con la loro vita stravolta da problemi, disturbi e dolori che non cessano né con i farmaci tradizionali né con la medicina alternativa.
Oltre il danno… pure la beffa!
Molti di loro, infatti, si trovano nella condizione di veder scaduto il proprio Green Pass e non poter più lavorare se non al prezzo di ulteriori dosi che con estrema probabilità peggiorerebbero le loro condizioni.
Chi si occupa di formulare ipotesi circa le loro possibili patologie? A chi si devono rivolgere per avere cure e sapere quali esami effettuare? Perché a loro il vaccino ha scatenato reazioni così forti e durature? Il Sistema Sanitario Nazionale cosa sta facendo per loro?
Allo stato attuale delle cose non esiste uno sportello dedicato all’assistenza post vaccino dove potersi recare per essere seguiti in un percorso di studio, diagnosi e cura.
Il metodo scientifico si dovrebbe basare sulla rilevazione delle osservazioni di un fenomeno nella realtà, per poi procedere verificando le ipotesi e nel caso modificarle se non vengono mostrate valide dall’esperimento; perché allora non esiste una commissione apposita per dare un feedback post vaccino? Perché non ci sono strutture dedicate che si facciano carico delle persone con eventi avversi e ne studino le cause, in modo tale che possano poi essere utili all’intera comunità e la scienza possa progredire?
Perché per i cittadini c’è solo il momento del vaccino e poi il nulla e chi si trova in queste situazioni è abbandonato a sé stesso?
Perché a queste persone non vengono riconosciute le “reazioni avverse” e non riescono ad avere le esenzioni dal fare altre dosi?
Il problema comune alla più parte di queste persone è difatti la mancanza di riconoscimento da parte delle autorità preposte (hub vaccinali in primis e medici di famiglia vaccinatori) della correlazione tra i sintomi invalidanti e il vaccino.
Se siete tra questa schiera di persone la prima cosa da fare è una segnalazione all’AIFA, dalla quale poi non saprete più nulla…
E’ ovvio che manchi proprio un percorso post vaccino organizzato dalle istituzioni, in modo da avere un controllo attivo continuo e il riconoscimento di sintomi e patologie che necessariamente devono essere aggiunte nel protocollo attuale di esenzione.
Perché si ritiene valido il protocollo iniziale che contiene solo pochissime patologie che meritano l’esenzione e non lo si aggiorna, grazie all’esperienza sul campo di questi mesi?
Credo che il riconoscimento del legame “sintomi-vaccino” sia sacrosanto e lo sia anche il diritto all’esenzione per queste persone. Infatti, se con il tempo i sintomi si sono in alcuni casi alleggeriti o per fortuna talvolta risolti, con quale coraggio si può pretendere che i vaccinati con reazioni avverse si sottopongano nuovamente a rischi che per molti potrebbero essere ben maggiori dell’infezione da Covid-19? E comunque la libertà di scelta dovrebbe in ogni caso essere la via maestra, senza il venir meno del diritto di essere cittadini, soprattutto considerando che se è vero che il vaccino protegge, sembra ormai assodato che non elimina la contagiosità e quindi l’essere un potenziale pericolo per gli altri.










