Un dipinto riemerso in una collezione privata inglese potrebbe riscrivere la storia del Rinascimento. Al centro del dibattito c’è la Maria Maddalena della Galleria Palatina di Firenze: tradizionalmente attribuita al Perugino, l’opera è ora sfidata da una versione ritrovata in Inghilterra, che molti esperti riferiscono alla mano di Raffaello.

A spostare l’ago della bilancia sono i documenti. Il ricercatore, dott. Fortunati, analizzando gli inventari dei duchi di Urbino, ha rintracciato un originale di Raffaello poi sostituito da una copia, mentre non vi sarebbe traccia di una versione del Perugino.

« Non esiste alcun ritratto raffigurante Maddalena dipinto dal Perugino negli archivi della casa Della Rovere e dei Medici » afferma lo studioso. Anche l’iscrizione “S. Maria Madalena” sulla tavola fiorentina appare sospetta: sarebbe un’aggiunta tardiva del XVII secolo che copre il nome di un donatore, dettaglio insolito per un originale autografo.

Le analisi diagnostiche segnano il punto decisivo. La versione “inglese” rivela all’infrarosso numerosi pentimenti (correzioni su occhi e capelli) e un disegno preparatorio, segni tipici del processo creativo originale. Al contrario, la tavola della Palatina ne è priva, mostrando una stesura più rigida e compatta.

Anche la tecnica pittorica premia il ritrovamento inglese: la restauratrice Nathalie Nolde descrive la tela come « un’opera di grande maestria e di incredibile finezza esecutiva ».

Se i dettagli tecnici e i vuoti d’archivio venissero confermati, ci troveremmo davanti a un caso clamoroso: un capolavoro di Raffaello rimasto nell’ombra per secoli, mentre una sua copia veniva celebrata nei musei.