Non è una puntata della acclamata serie Netflix Black Mirror: mettere in discussione l’inviolabilità della mente è la realtà del 2021.

In Black Mirror gli autori hanno immaginato un futuro in cui i nostri ricordi saranno archiviabili su hard disk e, in quanto file video, riproducibili in qualunque momento: a quanto pare sono stati tanto previdenti quanto lo fu George Orwell che, nel suo capolavoro “1984”, scrisse di un mondo dominato da schermi e televisioni ben prima che questo si verificasse.

“In un domani non lontano” dichiara infatti Pasquale Stanzione, presidente dell’Autorità Garante dei dati personali, “gli strumenti diagnostici avanzati potranno accedere ai contenuti leggendo i pensieri e influenzare così, addirittura, gli stati mentali e il comportamento, agendo direttamente sulla sfera neuropsicologica”. Una dichiarazione di tale portata, che suona come un vero e proprio allarme, apre i lavori del convegno Privacy e Neurodiritti: la persona al tempo delle neuroscienze”, organizzato in occasione del 40° anniversario della Convenzione sulla protezione dei dati personali.

Tra le più sofisticate architetture tecnologiche vi è Neuralink, il visionario – e, a detta di molti, inquietante – progetto di Elon Musk, imprenditore miliardario già CEO di SpaceX, l’unica compagnia di missioni spaziali privata al mondo.

CEO di Tesla, ideatore di rivoluzionari sistemi di trasporto come Hyperloop, co-fondatore di PayPal: Musk, vulcano di idee, è da anni tra i primi a voler sfondare le barriere del pensiero umano e renderlo convertibile in segnale, leggibile e modificabile.

Gli obiettivi di Musk e degli imprenditori che partecipano al progetto Neuralink sono capire il cervello, interfacciarsi con esso e produrre sistemi, hardware impiantabili nel tessuto nervoso atti a collegarsi con la tecnologia che usiamo ogni giorno. Un ponte, quello di Neuralink, un ponte tra noi e la tecnologia esterna in grado, per esempio, di “aiutare” -dice Musk- le persone affette da paralisi a riacquisire l’indipendenza comandando dispositivi esterni col solo pensiero.

È nella direzione del progresso che Neuralink pone il suo obiettivo e il suo sforzo scientifico. Ma sarà davvero una tecnologia riservata solo a chi ne avrà strettamente bisogno? Quanto è breve il passo che separa una scoperta scientifica di tale portata dalla sistematica violazione della privacy di chi deciderà, nel caso di uno sviluppo sul mercato mondiale, di impiantarsi letteralmente nel cervello un chip al solo scopo di “semplificarsi la vita”?

Per il momento sappiamo che non è più mera fantascienza: la conversione degli impulsi elettrici umani in segnale elettronico è possibile. Ed è già allarme privacy: quanto valgono i nostri pensieri, i nostri ricordi, le nostre paure?