Pressing delle Regioni sul governo per riaprire: ipotesi zone gialle dal 20 aprile

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Ipotesi zone gialle dal 20 aprile. La decisione però, dice il premier Draghi, verrà presa solo se caleranno i contagi. È un passo in avanti però. Un contropasso per il ministro della salute Roberto Speranza che continua a voler “chiudere tutto”. Un buon risultato per la Lega e per il leader Matteo Salvini che chiede di riaprire presto, naturalmente in sicurezza: “Sì alla scienza,” ma “no all’ideologia del rosso”, sostiene Salvini. Da domani le nuove regole in vigore fino alla fine del mese. Il titolare della Salute, Roberto Speranza, continua a predicare prudenza (“Non è ancora il momento di riaprire”), mentre la collega agli Affari regionali, Mariastella Gelmini, è più possibilista (“Vediamo i dati, di sicuro serve subito un nuovo scostamento di bilancio per garantire i ristori”).

Protestano le categorie. A Napoli domani alle 10.30 la Confesercenti Campania manifesterà in piazza del Plebiscito davanti alla Prefettura “con 15 croci simbolo della disperazione di altrettanti settori, ormai alla resa a causa della pandemia e del sostegno inadeguato dei vari governi”.

Zaia: “Riaperture? Sulle regole decidono i tecnici”

Sulle aperture, “basta giocare ai guelfi e ai ghibellini. Con responsabilità, Matteo ha spiegato che si riapre solo se ci sono le condizioni sanitarie. In pratica, se gli ospedali sono più vuoti che pieni. Nell’ultimo Dpcm di Draghi è scritto che saremo in zona rossa fino al 30 aprile, salvo la verifica dei parametri. Esattamente quel che dice Salvini”. Lo dice il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato da ‘La Stampa’. Cosa riaprire prima, osserva, “devono dirlo i tecnici. Dobbiamo usare il buon senso fra aperture e regole evitando che passi il concetto che il virus non esista più. Però ora i vaccini ci sono, il che vuole dire che prima combattevamo all’arma bianca, adesso con le armi intelligenti”. Ma per funzionare le cose, aggiunge, “ci vorrebbero più vaccini. In Israele, nel Regno Unito e in Usa ne sono arrivati abbastanza, da noi no” e la colpa è “dell’Europa. Mi sembra chiaro che chi ha preso gli accordi con i produttori non è mai andato a comprare il pane e il latte. Bisognava mandare a trattare qualcuno come Marchionne, non dei burocrati”. Zaia conferma che comprerebbe lo Sputnik, “se fosse autorizzato dall’Ema”. “Siamo vittime di un retaggio culturale per cui se qualcosa arriva da Est e non da Ovest è una fregatura“, osserva. E a chi dice che le Regioni hanno fallito, replica: “Se questa vicenda fosse stata gestita senza le Regioni, avremmo vissuto un disastro peggiore”. E aggiunge: “La vaccinazione è un processo industriale che si gestisce sul campo, non mandando email dal ministero. Chi vuole centralizzare ha una visione anacronistica, medievale dello Stato”.

Fedriga: “Regole attuabili o i cittadini le eluderanno”

“Le decisioni vanno prese ‘insieme’ ai cittadini, non ‘sopra’ i cittadini. Perché’ la differenza tra oggi e un anno fa, dobbiamo dircelo, è che tutte le misure funzionano molto meno”. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervistato dal ‘Corriere della Sera’, chiede di rivedere i parametri che portano alle restrizioni perché’ “oggi, dopo oltre un anno di stress, difficoltà e sacrifici, la gente più che a proteggersi pensa a eludere le norme”. “Non serve la decisione perfetta, serve la decisione attuabile. Altrimenti, ci laviamo la coscienza con un decreto che poi resta lettera morta”, dichiara. Affidare alla cabina di regia l’allentamento delle restrizioni laddove ci fossero dei miglioramenti “lo ritengo un atteggiamento molto positivo. E’ la posizione che hanno tenuto gran parte dei territori”. “Disporrei – aggiunge – che i dati siano immediatamente disponibili per tutti, in modo da fornire una base utile per le decisioni”. In più, “da tempo chiediamo una revisione di alcuni parametri, l’Rt e la soglia dei 250 positivi ogni 100mila abitanti”, perché’ “l’Rt è molto preciso, ma molto tardivo” e sui 250 positivi “il problema è evidente: punisce chi fa più tamponi”.

Sul fronte dei vaccini c’è stato un calo delle inoculazioni nel weekend di Pasqua: 211mila sabato, appena 92mila domenica e ieri il dato parziale di 124mila. La speranza del governo è ora nel milione e mezzo di dosi in arrivo domani, che andranno ad aggiungersi ai lotti già disponibili. Ad aprile però sono a rischio le prime inoculazioni perché pesano numericamente i richiami di chi è già stato vaccinato. Il ritardo sul piano previsto è di 2 milioni e mezzo di immunizzati. La metà delle fiale anglo-svedesi sono in magazzino.