Piano riaperture, ecco cosa si potrà fare dal 26 aprile

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Guardiamo al futuro con prudente ottimismo e fiducia“, dice Mario Draghi annunciando la road map con cui l’Italia riaprirà dal 26 aprile. “È un rischio ragionato, fondato sui dati che sono in miglioramento”. Sarà una ripartenza graduale, solo nelle regioni che si trovano in fascia gialla, che all’inizio consentirà pranzi e cene nei locali che hanno la possibilità di far stare i clienti all’aperto.

Sono stati gli scienziati dell’Istituto superiore di sanità a concedere il via libera evidenziando come “le interazioni tra persone all’aperto non incidano sulla trasmissione del virus” e dunque “sulla risalita della curva epidemiologica”.

La road map è stabilita fino al 10 luglio. Con una novità: il pass per spostarsi tra regioni e partecipare agli eventi. Il decreto sarà firmato dal premier Mario Draghi la prossima settimana e fisserà date e regole che dovranno essere seguite per il ritorno a una vita quasi normale. Restano l’obbligo di mascherina e di distanziamento e il coprifuoco alle 22.

Ancora vietate le feste, mentre per le discoteche non è stata stabilita una data di riapertura. Sarà confermato lo stato di emergenza almeno per altri 2 mesi, per consentire il prolungamento dello smart working e la procedura d’urgenza per l’allestimento dei centri vaccinali e il reperimento del personale.

La scelta di riaprire è stata sofferta ma “unanime”, annunciata da Draghi, affiancato dal ministro Speranza, dopo la riunione della cabina di regia. “È un rischio ragionato. Si può guardare al futuro con prudente ottimismo, con fiducia” ha detto Draghi. Il rischio si accompagna alla “scommessa” contenuta nel Documento di economia e finanza: accumulare altro “debito buono” per spingere la crescita del Paese nei prossimi anni. Se funzionerà, non serviranno correzioni di bilancio e il debito scenderà per effetto della crescita. Il premier punta su “grandi opere con un cronoprogramma preciso”. “Queste aperture pongono le basi per la ripartenza – sottolinea -. Mi aspetto un rimbalzo molto forte nei prossimi mesi”.

Nel dettaglio il piano per le Grandi opere: 29 commissari per 57 cantieri che valgono 83 miliardi.

Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini guiderà il cronoprogramma, che sarà anche online mostrando data di inizio e fine progetti. Con la nomina dei nuovi commissari straordinari per le 57 opere pubbliche finora bloccate, il tempo per la realizzazione “scenderà di molto”, dice il ministro Giovannini al Corriere della Sera. “Intanto – aggiunge – alcune opere, come le ristrutturazioni dei commissariati o le cittadelle giudiziarie già ora non richiedono 15 anni. Inoltre, il grosso degli interventi riguardano Anas e Ferrovie, che hanno strutture qualificate di preprogettazione e progettazione, il che ci farà guadagnare molto tempo. I commissari potranno accelerare le procedure, ferme restando le valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, sulle quali, comunque, anche in vista del Pnrr, stiamo agendo per mettere in parallelo e non in sequenza le autorizzazioni. Per le opere di medie dimensioni contiamo di scendere a tempi di realizzazione di 5-6 anni, ma dipende dall’opera”. Quest’anno – osserva il ministro – “partiranno 20 cantieri, 50 nel 2022 e 37 nel 2023. Si tratta soprattutto di cantieri ferroviari e stradali relativi a lavori già progettati. Tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo sarà la volta dei primi presidi di sicurezza, poi, a cavallo del 2022-23, dighe e strutture idriche”.

Ripartirà anche la scuola in presenza per tutti, compresi gli studenti delle scuole superiori, che al momento sono in classe per il 50-75% nelle regioni in arancione. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Con la scelta di oggi mandiamo un messaggio di speranza e di responsabilità. Dobbiamo tornare a una nuova normalità e dobbiamo farlo a partire dalla scuola”.

Restano le preoccupazioni di presidi e insegnanti (di questi ultimi il 73% è stato vaccinato) soprattutto sul fronte dei trasporti. Il premier ha ricordato i 390 milioni stanziati dal governo per potenziare i mezzi.

Intanto aumentano i “no vax“: ora sono il 12%. Nel Nordest la percentuale maggiore. La preoccupazione è più diffusa tra persone di condizione economica medio-bassa e bassa: i “cauti” e i “no-vax” rappresentano rispettivamente il 38% e il 41%, contro il 32% del dato medio nazionale e il 22% delle persone abbienti, nonché il 27% di quelle di condizione medio-alta.