Confermati i divieti per tutto aprile. Il nuovo decreto per il contenimento della pandemia firmato da Draghi non discosta molto dai precedenti. Anche dopo Pasqua l’Italia resterà chiusa tra zone arancioni e rosse. Abolita la zona gialla, quella che lascia più libertà di circolazione alle persone ma, soprattutto, quella che apre qualche saracinesca in più. A nulla sono valse le richieste di Salvini che ieri è tornato a dichiarare che “è impensabile dire ‘aprile in zona rossa’ a prescindere, se si può si apra”.

Dopo due giorni di braccio di ferro tra rigoristi e aperturisti spunta però il meccanismo che consentirà di allentare i divieti. Se un territorio avrà dati da zona gialla e sarà in regola con i vaccini, allora si potranno prevedere aperture. «È un primo passo – ha detto ieri Draghi -. Non possiamo farne uno più lungo perché la situazione non lo consente. Non possiamo commettere errori precipitando le scelte. Ma pur nelle regole ancora rigide, questo è un decreto che guarda al futuro».

Ieri intanto è stato il turno del Recovery Plan. Camera e Senato hanno approvato il documento a larghissima maggioranza, con l’astensione solo di Fratelli d’Italia e di Sinistra italiana. La relazione approvata è mastodontica, composta di oltre 110 pagine, tra riassunti del Piano e delle relative schede tecniche. Il testo di Recovery dovrà ora passare sotto il doppio controllo incrociato dei tecnici del Tesoro e di Palazzo Chigi. Una quota di risorse «significativamente superiore» al 34% del totale sarà destinata al Mezzogiorno. Lo ha promesso il ministro dell’Economia Daniele Franco, intervenendo alla Camera al termine della discussione generale sul progetto europeo. Proprio sulle regioni meridionali si incentrava una delle sollecitazioni venute da Montecitorio.

Meloni: “Status e risorse per Roma, da Pd e 5S solo proclami”

E di rilancio di Roma e del centro Italia ne ha parlato anche Giorgia Meloni in un’intervista oggi sul Messaggero. La richiesta è di fornire un miliardo all’anno a Roma per 6 anni: “E’ l’unica Capitale europea alla quale non vengono riconosciuti lo status e le risorse adeguate al suo ruolo”. “Nella proposta di Recovery all’esame delle Camera ogni riferimento alla Città Eterna è sparito, nonostante i proclami del M5S e del Pd, che sono insieme a Palazzo Chigi e governano rispettivamente il Campidoglio e la Regione Lazio – riferisce Meloni -. Non si può pensare che la Capitale d’Italia non abbia dignità nel Recovery. Nella nostra risoluzione abbiamo chiesto di destinare a Roma almeno un miliardo all’anno per i prossimi sei“. Interpellata sulle risposte a questa richiesta, la leader di FdI risponde: “La maggioranza ha votato contro e la proposta è stata bocciata”. Sui nuovi poteri per la Capitale, la leader di FdI vede il rischio di un nulla di fatto: “Da anni FdI pone questo tema in totale solitudine. Ora si avvicinano le elezioni e se ne sono accorti tutti, a partire dalla Raggi, che ha sprecato questa consiliatura e non ha fatto praticamente nulla“. “Occorre ricostruire in fretta i territori colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016 non è solo un dovere ma può diventare un volano importante per la nostra economia”, afferma ancora Meloni. A suo avviso è “cruciale per il centro Italia, ma non solo, anche la partita delle infrastrutture”.

Giuseppe Conte presenta il programma per risanare un M5S ferito e fragile

Oggi è il giorno di Giuseppe Conte. Alle 21.30 presenterà su Zoom il nuovo “statuto” e il nuovo assetto del M5S all’assemblea dei gruppi parlamentari, agli eurodeputati e ai consiglieri regionali. Si aspetta questo giorno da molto tempo. Lotte interne e clandestine stanno rosicchiando un Movimento “stanco” e prevalso dagli eventi politici degli ultimi mesi. Serve una riforma, serve un nuovo leader, una nuova struttura. Conte cercherà di mettere le toppe dappertutto e fare da panacea. Un compito delicato e difficile, soprattutto dopo che Beppe Grillo ha confermato la regola dei due mandati. Molti big sono proprio al loro secondo giro e non vogliono perdere l’occasione di continuare la giostra della politica. Sono soprattutto loro che faranno di tutto per rimanerci e chiederanno all’ex premier risposte immediate. È probabile che Conte divaghi sulla questione, per evitare strappi prima di iniziare. La questione rimane aperta. Così come le ferite di un Movimento dilaniato.