Parler boicottato dalle Big Tech. Cacciari: “Twitter e Facebook non possono togliere la parola”

Parler

La Silicon Valley continua, ininterrotta, a portare avanti una campagna per mettere a tacere i profili social del presidente statunitense Donald Trump. Sia Twitter che Facebook – i principali megafoni del presidente – hanno deciso di bloccare gli account personali di Trump, appellandosi alle policy che vietano la violenza online. Twitter ha definitivamente bloccato l’account del presidente Usa, attribuendo la decisione al rischio di ulteriore incitamento alla violenza dopo la protesta di Capitol Hill.

Trump è subito ricorso ai ripari, iscrivendosi su un altro social, Parler, un social network cresciuto in popolarità tra i conservatori e lanciato nell’agosto 2018 da Jhon Matze e Jared Thomson, in Nevada. Il piano B però non è servito a molto visto che  Apple, Google e Amazon hanno preso provvedimenti contro l’applicazione, bloccandone il download.

Azioni queste che somigliano sempre più ad un vero e proprio “bavaglio all’informazione”, una pratica esageratamente anti-democratica e sleale.

Parler Salvini

Nel frattempo, ai 12 milioni di utenti Parler in tutto il mondo, si è aggiunto anche Matteo Salvini: “Amici da oggi anche su Parler!”, ha scritto il leader della Lega. Peccato però che poco dopo il social network sia stato messo offline anche in Italia. Attualmente non si riesce a scaricare l’app dagli store, ma gli utenti possono fare il download da altri siti sul web o accedervi dal suo browser web. L’amministratore delegato di Parler, John Matze, ha denunciato tutto ciò come un “tentativo coordinato di eliminare una voce libera, che non censura nulla e che ha sostenuto di non voler né poter attuare una selezione dei contenuti”, ha definito l’oscuramento “un attacco coordinato da parte dei giganti della tecnologia per annientare la concorrenza sul mercato. Abbiamo avuto troppo successo troppo velocemente”. “Tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica, ai nostri avvocati – ha proseguito Matze a “Sunday Morning Futures” di Fox News -, ci hanno abbandonato lo stesso giorno. Stiamo cercando di tornare online il più rapidamente possibile, ma abbiamo molti problemi: ogni fornitore con cui parliamo dice che non lavorerà con noi perché, se Apple e Google non approvano, non lo faranno neanche loro”. Infine ha concluso che farà causa per danni alle società di Big Tech.

La vicenda è diventata una questione politica e da destra gli alleati di Trump sostengono che stia nascendo un regime illiberale nel quale le Big Tech si salderanno col governo di Biden. Non è un caso che le stesse società ora stiano finanziando la cerimonia di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.

Anche il professore e filosofo Massimo Cacciari denuncia la questione e, in un’intervista a “la Repubblica” afferma che “ha dell’incredibile che un’impresa economica la cui logica è volta al profitto, come è giusto che sia, possa decidere chi parla e chi no”. È “una manifestazione di una crisi radicale dell’idea democratica e se alcuni democratici non lo capiscono vuol dire che siamo ormai alla frutta. Adesso i mezzi con cui uno fa politica, piacciano o non piacciano, sono questi” – sottolinea. Tuttavia, “che un politico, costretto per svolgere il suo mestiere a usare questi mezzi, possa averne accesso in base alle decisioni del capitalista che detiene assoluto potere su questi mezzi, a me pare inaudito”. Poi è evidente “che un politico non deve essere messo nelle condizioni di incitare all’odio, alla violenza: ma chi lo decide? Quello che fino al giorno prima era il suo sostenitore?”. E prosegue: “Twitter e Facebook sono dei privati, non possono togliere la parola. Oppure stabiliscano delle regole, mi diano un loro codice etico, come c’è nelle imprese, rendano pubblico questo codice in base al quale concedono l’accesso alle loro reti, indichino chi e cosa ha diritto di parola nelle loro reti e cosa no. Se non c’è una struttura politica che decide un controllo preciso su questi strumenti di comunicazione e di informazione decisivi ormai per le sorti delle nostre democrazie, è evidente che saranno gli Zuckerberg di questo mondo a decidere delle nostre sorti”.