La parola chiave è discontinuità. I partiti hanno avuto l’antipasto del «metodo Draghi» sulla prima tornata delle nomine che da qui ai prossimi mesi interesseranno oltre 500 cariche nelle partecipate dello Stato. Fabrizio Palermo dovrebbe essere sostituito da Dario Scannapieco alla guida di Cassa Depositi e prestiti, ma l’ufficialità si avrà solo oggi direttamente in assemblea. Il condizionale è d’obbligo visto che tre anni fa Scannapieco fu rimpiazzato da Palermo la notte precedente alla consegna della lista. Luigi Ferraris è il nuovo amministratore delegato di Ferrovie che si troverà a gestire 30 miliardi del Recovery plan, mentre il presidente sarà Nicoletta Giadrossi. Prendono il posto di Gianfranco Battisti e Gianluigi Castelli. Ferraris vanta una lunga carriera tra Enel, Poste e Terna. Giadrossi ha esperienze alla General Electric, Fincantieri e oggi siede nel cda di Brembo.

Gli altri componenti del cda di Fs sono Pietro Bracco, tributarista, Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, Alessandra Bucci, direttore commerciale mercato di Trenitalia, Silvia Candiani, a.d. di Microsoft per l’Italia e Riccardo Barbieri Hermitte, dirigente del Tesoro. Nel comunicato sulle nomine il Mef «esprime un sentito ringraziamento al presidente Gianluigi Vittorio Castelli, all’a.d. Gianfranco Battisti e ai consiglieri uscenti per il prezioso lavoro svolto e gli importanti risultati ottenuti».

 Il dossier nomine era stato messo a punto nel pomeriggio in una riunione a Palzzo Chigi, cui ha partecipato anche il ministro-azionista, Daniele Franco, responsabile del Mef. Il governo ha deciso di sostituire i manager nominati nel luglio 2018 dal governo M5S-Lega di Giuseppe Conte.  Oggi toccherà a Cdp: Dario Scannapieco, vice presidente della Banca europea degli investimenti, sembra destinato a tornare a Roma dove potrà riabbracciare il suo amico Mario Draghi. Lavorerà in sinergia con il Mef e Palazzo Chigi per attuare la strategia di rilancio dell’economia nel periodo post Covid.  Palermo, salvo colpi di scena dell’ultima ora, viene rimosso dopo tre anni di risultati importanti: 39 miliardi di risorse mobilitate e operazioni come Borsa-Euronext e l’acquisizione della maggioranza di Open Fiber. Un manager stimato che potrebbe usufruire delle porte girevoli del potere e rientrare in qualche altra grande azienda di Stato. Voci di corridoio nei giorni scorsi lo davano forte su Leonardo, nel caso in cui le vicende giudiziarie di Alessandro Profumo lo costringessero a un passo indietro.