Nel testo definitivo del decreto Sostegni-bis non ci sarà la norma presentata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando che prorogava il blocco dei licenziamenti nella grande industria al 28 agosto. Già questa mattina la maggioranza discuterà una soluzione ponte al blocco straordinario in scadenza il 30 giugno: le grandi aziende che dal primo luglio eviteranno la misura estrema potranno continuare ad usufruire della cassa integrazione gratuita fino alla fine dell’anno.

Si procede quindi a scaglioni: primo luglio per le grandi imprese, 29 agosto per le grandi imprese che tra la fine di maggio e il 30 giugno usano la Cig Covid, primo novembre per le piccole. Il compromesso è frutto delle molte telefonate — ieri — fra Mario Draghi e i suoi collaboratori dopo la durissima reazione di Confindustria alla soluzione prospettata da Orlando a valle dell’ultimo consiglio dei ministri. Ma la decisione scatena le parti sociali, tenute all’oscuro di quello che definiscono un “blitz” del ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd). Ai sindacati non basta: chiedono la proroga per tutte le imprese fino al 31 ottobre. Confindustria invece lamenta una violazione dei patti, un cambio delle regole in corsa, mentre le aziende hanno già pianificato le ristrutturazioni.

Il report di Intesa e Prometeia sulle previsioni per la nostra economia è ambivalente. Il documento indica per la nostra industria la capacità di recuperare, con un balzo del 12,1% a prezzi correnti e dell’8,4% al netto dell’inflazione, il fatturato pre Covid: +100 miliardi nel 2021 contro i -88 dell’anno scorso. E se tutto andrà come si pensa e spera, nel 2022 la nostra manifattura varcherà la fatidica soglia dei mille miliardi di ricavi complessivi.

La seconda buona notizia viene dalle stime di primavera della Commissione Ue: nell’uscire dalla recessione – cosa scontata – dovremmo riuscire ad avere una velocità di reazione perfettamente in media con quella europea e per quest’anno perfino migliore di quella tedesca. E’ vero che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, quadro di sintesi di indirizzi e proposte per il rinnovamento del paese, non può entrare minuziosamente nel merito delle singole questioni, perché il suo valore non dipende tanto dalle soluzioni prospettate, quanto dal nuovo modello di società che propone e dai modi individuati per realizzarlo.

Lo stesso governo italiano stima che l’incidenza a fine piano, cioè nei 2026, sarà di appena tre punti percentuali e mezzo aggiuntivi rispetto a quanto succederebbe all’economia se il Recovery non esistesse.