L’intesa col governo è stata trovata. Complice uno scenario epidemiologico in forte miglioramento con la riduzione costante della pressione sul sistema ospedaliero. Ieri 3.937 nuovi casi e 121 decessi con 1.278 pazienti in rianimazione (45 in meno di martedì). Cosi le Regioni hanno trovato l’accordo col ministero della Salute per eliminare il coprifuoco quando si entra in fascia bianca e anticipare l’avvio di una serie di attività che nel decreto in vigore dovevano attendere ancora un po’.
Si accelera perché ci sono tre regioni in zona bianca dal primo giugno — Friuli-Venezia Giulia, Molise e Sardegna, con meno di 50 casi Covid ogni 100 mila abitanti — e altre che seguiranno nelle settimane successive. Fino ad arrivare — se non ci saranno impennate improvvise della curva epidemiologica —a un’Italia libera a fine giugno. L’ordinanza potrebbe arrivare già oggi. La linea “aperturista” alla fine ha prevalso tra i governatori, che al termine della Conferenza delle Regioni ieri hanno presentato il loro pacchetto di proposte al ministro Speranza. Che in tasca ha però già le linee guida, valide anche per le regioni in giallo, rivedute e corrette dal Cts, con novità non da poco per i ristoranti, dove da un lato sarà possibile tornare a comporre tavolate di amici e parenti, perché scompare il limite di sole 4 persone sedute a pasteggiare se non conviventi. Intervistato dalla Stampa il governatore lombardo Fontana alla domanda se verrà rispettata la promessa di Bertolaso, entro giugno tutti i lombardi vaccinati, risponde: «La promessa di Bertolaso era subordinata al fatto che arrivassero i vaccini in numero sufficiente e questo purtroppo non è successo, dobbiamo rinviare di un mese per somministrare almeno una dose a tutti e completare il giro. Noi potremmo vaccinare fino a 150 mila persone al giorno, ma in questi giorni abbiamo dovuto ridurre a 80 mila al giorno perché mancano dosi. All’inizio di ogni settimana il generale Figliulo ci dice qual è il nostro target e non possiamo superarlo. Siamo arrivati a inoculare il 97 per cento delle risorse a nostra disposizione. Quando il generale ci ha consentito di salire un po’, abbiamo superato le 115 mila punture senza problemi. Se potessimo farlo tutti i giorni attestandoci sulle 120 mila, per il 10 luglio avremmo finito».
Dl Semplificazioni – Sindacati in piazza sui licenziamenti
Riunione della cabina di regia a Palazzo Chigi, questa mattina, per sciogliere i nodi del decreto legge Semplificazioni, che il premier Mario Draghi vorrebbe portare entro questa settimana in Consiglio dei ministri. Si tratta di un provvedimento fondamentale, insieme con il decreto legge sulla governance, per dare attuazione al Pnrr, il piano di ripresa che fa affidamento sugli oltre 200 miliardi di euro di risorse europee fino al 2026, le quali, però, verranno trasferite all’Italia in base allo stato di avanzamento dei lavori. Diventa quindi decisivo semplificare appunto le norme e le procedure per velocizzare la realizzazione delle opere.
Sulla bozza di decreto messa a punto nei giorni scorsi si è scatenato uno scontro nella maggioranza e tra il governo e i sindacati, in particolare sulla liberalizzazione dei subappalti e il ritorno al criterio del massimo ribasso. Scontro che si intreccia con quello sui licenziamenti. Cgil, Cisl e Uil hanno indetto un presidio di protesta per domani alle 10 a Montecitorio: non è ancora lo sciopero generale minacciato qualche giorno fa da Maurizio Landini ma, conferma il leader della Cgil, se non cambia la posizione del governo «valuteremo quali iniziative mettere in campo, non ne escludo neanche una. Non si può cambiare il Paese contro e senza il mondo del lavoro». Replicando al presidente del Consiglio Mario Draghi che aveva parlato di «mediazione in linea con i Paesi Ue» (in effetti solo in Spagna e Grecia ci sono stop ai licenziamenti analoghi a quelli italiani), Landini obietta che «questa non ci sembra la mediazione utile. Il blocco per una parte del mondo del lavoro è il 31 ottobre, continuiamo a pensare che per tutti debba essere quello il limite».
I sindacati confederali stanno anche per inviare una lettera indirizzata a tutte le forze politiche in Parlamento, chiedendo un intervento correttivo in sede di conversione del decreto Sostegni bis. Il presidente del Consiglio è convinto che la norma approvata nel decreto Sostegni sulla cassa integrazione praticamente gratuita (al netto dei contributi pagati) come incentivo anti-licenziamento per le aziende sia una norma molto avanzata. Arriva a definirla di sinistra. E invece, si ritrova le barricate e l’accusa di aver ceduto alle pressioni di Confindustria. Questa narrazione, è la convinzione di chi lavora a stretto contatto con il capo del governo, sta passando a causa della posizione del Pd. Che all’ultimo momento ha voluto di più, aggiungendo alla mediazione trovata il comma che prevedeva l’impegno a non licenziare delle imprese che a giugno chiederanno la Cig Covid almeno fino a fine agosto.










