Beppe Grillo sbarca oggi a Roma per incontrare in due distinte sedi i gruppi parlamentari dei Cinque Stelle, una prova di forza per tastare il terreno tra deputati e senatori e vedere chi lo appoggerà. È un modo palese per rilanciare in una trattativa – quella per le norme del nuovo statuto — che si fa più serrata, con toni sempre più duri.

Grillo esporrà agli eletti tutti i suoi dubbi sul nuovo progetto: Conte non è stato invitato dal garante agli incontri e la sua partecipazione è incerta. L’ex premier ha smentito i contrasti e le voci relative al progetto di un suo partito personale: «Non c’è nessun dramma, nessuna rottura in vista, troveremo una sintesi con Beppe Grillo sullo Statuto». Ai senatori che incontra in assetto anti Covid, ovvero una quindicina per volta, l’ex premier e futuro leader dei 5Stelle esclude il rischio di un crac. Stesse assicurazioni che ribadirà poi ai deputati. «L’intesa con Beppe si troverà», ripete. «Se Beppe sarà a Roma domani ci vedremo senz’altro», ha ribadito. Ma la partita è complicata e il Movimento è spaccatissimo.

Riforma fiscale, una mano al ceto medio

 Intanto potrebbero esserci molto presto buone notizie per i sette milioni di contribuenti che popolano la terza fascia di reddito, vale a dire quell’ampia platea di italiani che navigano nella fascia di reddito compresa tra 28 mila e 55 mila euro lordi, attualmente sottoposti alla terza aliquota dell’Irpef con un prelievo nominale del 38%. L’Irpef per loro si abbasserà. L’intenzione trova spazio nella prima bozza di proposta parlamentare sulla riforma fiscale. Il testo entra ora nella fase del confronto finale fra i partiti, in vista della riunione decisiva delle commissioni Finanze di Camera e Senato che dovrebbe licenziare il 30 giugno il documento definitivo. Il documento parlamentare redatto dai presidenti Luigi Marattin e Luciano D’Alfonso è pronto e tra i punti condivisi a larghissima maggioranza c’è lo stop all’Irap che dovrebbe confluire nell’Ires; ma si propone anche un cambiamento del meccanismo dell’Irpef, con un occhio di riguardo per il ceto medio. 

Ilva, nessuna chiusura dell’area a caldo

Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, potrà proseguire con regolarità la sua attività produttiva; superato l’ennesimo scoglio giudiziario l’ex Ilva può davvero voltare pagina. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza del Tar di Lecce che — confermando un’ordinanza del febbraio 2020 del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci — aveva ordinato lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto perché inquinanti. «È un ostacolo in meno rispetto alla realizzazione del piano industriale e del piano del governo», dice il ministro del Lavoro Andrea Orlando. «Adesso ci sono le condizioni per far ripartire al meglio l’Ilva» conferma a sua volta il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon che ribadisce «la determinazione del Governo nel voler salvare ad ogni costo questa grande azienda del Paese». La decisione del Consiglio di Stato — dal punto di vista dell’operatività dello stabilimento — è fondamentale. L’attesa per la decisione aveva di fatto congelato tutti i progetti. Che ora possono ripartire, nella direzione della transizione ecologica, con una nuova governance: con l’approvazione del bilancio 2020 (entro il 30 giugno) è previsto l’insediamento del nuovo cda con Franco Bernabè presidente.