Giuseppe Conte, Davide Casaleggio, la piattaforma Rousseau, Beppe Grillo, i parlamentari arrabbiati. In mezzo a tutti loro pesa l’incognita del futuro del Movimento 5 Stelle. Non si fanno passi avanti, ma se ne fanno molti indietro negli ultimi tempi. L’ultimo, in ordine di tempo, è proprio quello dell’ex premier Conte che, di fronte a tutte queste incognite e alle mille perplessità, potrebbe venir meno al suo compito di “ristrutturatore” e leader. Conte si è impantanato da mesi nel progetto di rifondazione del partito, stretto tra il braccio di ferro con Davide Casaleggio e i problemi giudiziari che hanno finito per diventare un ostacolo anche al suo piano di rilancio.

E così, in attesa che si sbrogli la situazione, ha deciso di tornare a fare il professore di diritto privato all’ateneo di Firenze, dove è titolare di una cattedra. Qualche delusione nel Movimento: «Siamo in una situazione complicata», ammette chi è vicino ai vertici, «ma il progetto di rifondazione di Conte è sempre in campo». Chi, invece, parla di un Conte tentato dal lasciare i 5 Stelle è Matteo Renzi. In una intervista a Repubblica il leader di Italia Viva dice che “l’esperienza dei 5 Stelle è al capolinea. E dubito che Conte, che si definisce equidistante da destra e sinistra, accetti di guidare il Movimento. Non mi stupirei se alla fine rinunciasse: troppe tensioni a cominciare dalla rissa sul terzo mandato. Non sottovaluti la questione giudiziaria. Noi avremo un processo sul finanziamento illecito solo perché un magistrato dice che la fondazione che organizzava la Leopolda era in realtà un partito. Si immagina cosa accadrà quando gli inquirenti entreranno nel rapporto tra la Casaleggio, il Movimento, Rousseau, i gruppi parlamentari? Non mi stupirei se Conte provasse a fare qualcosa da solo. Credo gli convenga”.

Sempre su Repubblica Ezio Mauro sottolinea che il “centro sta diventando il luogo più affollato della politica italiana. Rischia di diventare una forza estremista di centro persino il Movimento Cinque Stelle, alla fine del percorso di rifondazione che Grillo ha affidato all’ex presidente del Consiglio Conte. Un percorso per il momento tutto sotterraneo, per un partito nato in piazza e per strada, irridendo ai riti delle altre forze politiche. Un deficit di trasparenza e di confronto pubblico di cui il più consapevole tra i grillini sembra proprio Conte, come un sacerdote dubbioso della liturgia che celebra”.