Continua, se pur tra le mille problematiche e le tante polemiche, la campagna vaccinale in Italia. Ieri è stato il turno della Regione Piemonte che ad un certo punto ha deciso di fare da sé e ha bloccato completamente l’uso del vaccino di AstraZeneca. Una decisione, dettata probabilmente dalla paura, che rischiava di dare un nuovo colpo alla campagna vaccinale. Al ministero alla Salute se ne sono resi subito conto ieri mattina, quando sono iniziate una serie di telefonate con Torino. Quello dell’esecutivo è stato un intervento muscolare. Il ministro Roberto Speranza ha chiamato per spiegare che non spetta all’amministrazione regionale una decisione come quella, che porta al blocco totale di un vaccino. «Le uniche autorità che possono prendere decisioni sulla sicurezza dei vaccini sono Alfa ed Ema e c’è piena fiducia sulla sorveglianza da loro costantemente esercitata», è la linea del ministero. II leader di Forza Italia, dal canto suo, non si nasconde le difficoltà del momento e come i suoi accetta il sacrificio delle chiusure come «strumento necessario». II presidente di Forza Italia, però, continua a ricordare ai suoi più stretti collaboratori che la luce in fondo al tunnel già si intravede. Non fosse altro, dice, per il fatto che il piano vaccini messo in piedi dal generale Figliuolo per conto del governo rispecchia in buona sostanza proprio il progetto avanzato da Forza Italia, con l’obiettivo (ambizioso ma possibile) dei cinquecentomila vaccinati al giorno. E sui criteri per comporre le liste di attesa per le vaccinazioni Berlusconi non ha dubbi e ai suoi più stretti collaboratori continua a ripetere: «L’ordine anagrafico è giusto, ma naturalmente va derogato per alcune categorie a rischio o comunque essenziali per la cura dei malati e il funzionamento del sistema-Paese». L’arrivo di Draghi e del governo di unità nazionale consente di realizzare ciò che da tempo Berlusconi chiedeva a Conte: bene i sacrifici e le chiusure ma con risarcimenti tempestivi e con un buon piano vaccinale.

Ieri sera a “Che Tempo che Fa” è  intervenuto anche il commissario straordinario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo. “Voglio approfondire la questione delle dosi buttate – ha detto -. Bisogna utilizzare il buonsenso: se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarlo bene, altrimenti si va su classi vicine o sennò su chiunque passa va vaccinato. Questo bisogna fare”. Il generale incaricato dal premier Draghi di predisporre a dare attuazione al piano vaccinazioni ha sottolineato però anche l’importanza di vaccinare le persone che assistono i più fragili. “Sarebbe delittuoso non vaccinare tutori e i caregiver, i badanti per dirla in italiano”. “Si sta capendo ora che è il momento della svolta o perderemo tutto – le sue parole – noi lo dobbiamo alle nostre radici, ai nostri anziani”.

Pd, le urgenze di Enrico Letta: ius soli e voto ai 16enni

E ieri è stato anche il turno del voto al nuovo segretario dem Enrico Letta, eletto con 860 voti a favore e 2 contrari (4 astenuti). Dal voto ai sedicenni allo ius soli. Sono due i punti chiave indicati da Letta. Gli altri riguardano le modifiche costituzionali contro il trasformismo. L’ex premier mette tra le priorità donne e giovani. «Non serve un nuovo segretario, serve un nuovo Pd» ha sottolineato. Poi la sfida: «Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd», una sorta di nuovo Ulivo. II discorso del neosegretario dem viene apprezzato quasi all’unisono dai 5Stelle. Giuseppe Conte twitta su Letta: «Nel suo intervento ha indicato tanti obiettivi sui quali è assolutamente necessario il confronto, e il comune impegno per il bene del Paese». Anche Luigi Di Maio è sulla stessa linea: «Insieme possiamo raggiungere obiettivi importanti per l’Italia». Mentre Roberto Fico precisa: «È stato significativo anche che abbia voluto fare un passaggio sul rispetto dei diritti umani in Egitto». I vertici 5 Stelle scorgono nelle parole di Letta un segnale «di continuità», che tradotto significa: «Garantisce il prosieguo dell’alleanza e del governo Draghi».

Centrodestra unito contro lo ius soli

La destra però trova parecchi nei nel suo primo discorso. Matteo Salvini, in primis, commenta così la nomina del nuovo segretario dem: «Letta e il Pd vogliono rilanciare lo ius soli, la cittadinanza facile per gli immigrati? Eh, buonanotte… Se torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli italiani e gli stranieri regolari in questo momento, non perdiamo tempo in cavolate». Giorgia Meloni con una sola dichiarazione boccia Letta e tira una gomitata agli alleati: «Italiani in ginocchio, famiglie e imprese spaventate ma la priorità di Letta è lo ius soli. Poi ci chiedono perché Fratelli d’Italia non governi con questa gente…». Dallo stesso partito, il capogruppo Franceso Lollobrigida sottolinea gli anni trascorsi in Francia dall’ex premier, un tantino acido: «La prima proposta di Letta per aiutare gli italiani è lo ius soli per gli immigrati. Delle volte è meglio lasciare all’estero i cervelli in fuga». Maurizio Gasparri di Forza Italia: “Riproponendo lo ius soli, Enrico Letta conferma che l’Italia deve tornare al più presto a un sano bipolarismo. Mai ius soli e stop sbarchi. Letta prendi nota, scrivi e memorizza. Con la certezza che la sua proposta non passerà mai”.

Pd: Bonaccini: “Un partito nuovo dentro un grande centrosinistra”

Una stagione nuova, “un grande Pd dentro un grande centrosinistra”. Così il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini su ‘La Stampa’. “Prima di ogni cosa dobbiamo costruire un nuovo Pd, aprire un confronto vero che porti a un nuovo centrosinistra – dice Bonaccini – i 5 stelle ne hanno fatta di strada, dal populismo alla democrazia, dal no-euro all’europeismo. In Giuseppe Conte vedo un ottimo interlocutore. La concorrenza a cui guardo è quella alla destra: per questo serve un campo largo, progressista e riformista, che dia spazio e valore anche alle forze civiche della nostra società, che vada da Elly Schlein a Calenda”. “Concordo con Letta, Pd non può far rima con potere. Il Pd deve essere uno strumento di cambiamento della società. Ne’ isolamento e autosufficienza, ne’ bisogna sparire dietro la retorica della responsabilità, senza progetto e prospettiva – osserva – lavoriamo insieme a Enrico per ridare una identità chiara al Pd e per costruire un centrosinistra largo e vincente. Finiamola di parlare solo di noi stessi e ricominciamo a occuparci dei problemi della gente. Invece di disegnare scenari, stiamo sulle cose. Io ho sempre pensato ad un grande Pd in un grande centrosinistra e non ho cambiato idea”. Quanto alle dimissioni di Zingaretti, “stimo Nicola e rispetto la sua scelta. So quanto gli è costata, anche se non l’ho condivisa: penso che in un partito la coesione e la forza si costruiscano attorno ad un progetto per la società, non per gruppi di supporter. Un partito che cambia segretario ogni due anni ha un problema di identità e di funzione. Concordo con Enrico, serve un partito nuovo, non l’ennesimo segretario”. Sui vaccini: “Il piano del generale Figliuolo definisce un cambio di passo che non può più essere rimandato: le Regioni sono impazienti di collaborare. Siamo pronti”.