L’Italia riparte. II premier Mario Draghi ha consegnato alle Regioni il nuovo calendario delle riaperture. Nei ristoranti, dal primo giugno, si potrà mangiare anche al chiuso e le palestre riapriranno agli allenamenti già dalla prossima settimana. Per le piscine al chiuso e i centri termali bisognerà aspettare luglio. Da domani coprifuoco alle 23, dal 7 giugno a mezzanotte e dal 21 giugno sarà cancellato. Via libera anche alle feste di matrimonio da metà del prossimo mese, ma gli invitati dovranno avere il green pass o un tampone negativo 48 ore prima.
II ministro Roberto Speranza: «Impianto sostenibile», ma serve «gradualità». Il leader leghista Matteo Salvini: «È un inizio. Ma serve un po’ più di coraggio». Il presidente del Veneto Luca Zaia: «Le cassandre avevano torto». Alla fine ogni partito può sventolare la sua bandierina e anche a Palazzo Chigi c’è soddisfazione per la mediazione di Draghi, che ha ricucito lo strappo della Lega sul precedente decreto e chiuso il nuovo in meno di 24 ore.
Sulle riaperture “è stato fatto un passo avanti molto molto importante“. “Il punto di arrivo è un buon punto di arrivo. E’ chiaro che siamo disponibili a continuare a lavorare: bisogna sempre ambire a migliorare le cose, ma bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno in questa circostanza, perché’ un netto miglioramento rispetto all’impostazione del decreto del 26 aprile c’è stato ed è evidente”. Lo ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ai microfoni di Radio Anch’io su Radio Uno Rai.
“Voglio ringraziare il Governo – ha aggiunto – perché’ c’è stata una collaborazione importante con le Regioni in questi giorni anche per le vie brevi. Ho sentito più volte Palazzo Chigi e penso che il punto di arrivo sia buon punto di arrivo”. “Nella Conferenza unificata, non soltanto le Regioni ma anche Anci (Comuni) e Upi (Province) avevano proposto di anticipare il coprifuoco alle 24 da subito oppure anticipare l”apertura delle piscine rispetto al primo luglio. Sono passaggi importanti per quei settori e sicuramente per questo le Regioni continueranno a collaborare con il governo in modo costruttivo”.
La ministra agli Affari regionali, Mariastella Gelmini, in una intervista al “Corriere della Sera” dice che non le piace “ne’ l’attività di issare bandierine ne’ quella opposta, di indicare vincitori e vinti. Abbiamo tutti convenuto sul fatto che la gradualità sia la strada più giusta e di buon senso. I dati molto positivi ci consentono di andare spediti per non chiudere più. La logica non è solo riaprire, ma evitare fughe in avanti e passi indietro. Io sono soddisfatta, è stato trovato un punto di equilibrio”. Forza Italia voleva il coprifuoco alle 24. “Abbiamo condiviso la scelta di abolirlo dal 21 giugno, accorciandolo da subito alle 23 e poi, dal 7 giugno, alla mezzanotte. In questo decreto ci sono scelte importanti, molte delle quali chieste dal centrodestra. I centri commerciali aperti dal prossimo weekend, l’anticipo dei parchi tematici, i matrimoni col green pass, il via ai ristoranti anche al chiuso”.
I gestori di piscine e discoteche sono furibondi. “Le discoteche dovranno attendere ancora un po’, ma speriamo di farle riaprire presto. Nel decreto Sostegni si dovrà tenere conto di questa prolungata chiusura. Quanto ai matrimoni, mi auguro che il Cts prenda in considerazione i protocolli delle categorie senza ulteriori penalizzazioni per il settore eventi”. Capitolo mascherine all’aperto: “Mascherine e distanziamento vanno mantenuti fino a quando non avremo raggiunto una quota più significativa di persone totalmente immuni. Se manterremo comportamenti prudenti e virtuosi le regioni in fascia bianca saranno sempre di più e anche il turismo ripartirà“, ha concluso Gelmini.
Arrivano complessivamente a 23 miliardi a fondo perduto gli aiuti destinati alle partite Iva. Con il Dl Sostegni bis si aggiungono 14 miliardi, tra replica degli assegni di marzo, integrazioni e conguaglio, che vanno a sommarsi ai 9 miliardi previsti dal primo decreto. Recuperati aiuti non spesi per 2 miliardi. Per le attività più piccole assegni pari al 10,5% delle perdite, per le più grandi ci si ferma al 3,5%. Il provvedimento è atteso in settimana al Cdm.
Le irregolarità che emergeranno nei controlli su 2019 e 2020 comporteranno la perdita del fondo. Per la proroga delle moratorie, il termine ultimo entro il quale effettuare la comunicazione, anche via e-mail, sarà il 15 giugno. Le imprese potranno arrivare al 31 dicembre con la sospensione coperta da garanzie pubbliche.
Intanto il primo Dl Sostegni del governo Draghi corre verso la conversione in legge – attesa venerdì col via libera dell’Aula della Camera – ma taglierà il traguardo raddoppiando il carico di decreti attuativi previsti per renderne pienamente operativo l’impianto: in tutto 34.
La prossima settimana il Cdm varerà due decreti. In uno ci saranno la governance del Pnrr, la struttura che dovrà occuparsi di attuare il piano nazionale di ripresa e resilienza, e la parte sul reclutamento, le assunzioni necessarie alla messa a terra dei progetti. Non solo a livello centrale, ma anche e soprattutto nelle amministrazioni locali. Il secondo decreto è quello sulle semplificazioni, su cui si scontrano in questo momento il Mite di Roberto Cingolani e il ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini.
Il primo ha bisogno di velocizzare il più possibile le procedure di impatto ambientale e di autorizzazione paesaggistica per gli impianti di energie rinnovabili che devono essere fatti a una velocità superiore di 10 volte rispetto a quella attuale. Hanno proposto di agire col silenzio assenso, gli uffici dell’ex ministero dell’Ambiente. Il Mibact ha detto «non se ne parla». Ma è sulla struttura che la politica rischia di litigare ancor più duramente, anche se le polemiche del Conte due – nate proprio su questo – appaiono lontane.
Entra nel vivo intanto la riforma della giustizia: da via Arenula filtrano le prime soluzioni su prescrizione e inappellabilità delle sentenze sia per il pm che per gli avvocati. Ma non sarà il Parlamento a decidere le priorità dell’azione penale. Intanto però aumenta sempre più l’insofferenza di M5S che contesta la progressiva cancellazione delle riforme dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. E per la prima volta sulla giustizia entra in campo anche l’ex premier Giuseppe Conte, nelle vesti di leader di M5S. Domenica, per oltre un’ora, Conte ha discusso della riforma con Bonafede, ma soprattutto con i componenti della commissione Giustizia della Camera che, dalla prossima settimana, sarà chiamata a pronunciarsi sugli emendamenti al processo penale da mandare in aula per giugno. Una road map che s’incrocia con la riforma del Csm che potrebbe essere approvata entro l’estate. Mentre a giugno al Senato ci sarà il via libera del nuovo processo civile.










