L’Italia ha bisogno di un nuovo Partito Verde?

Beppe Sala partito verde

L’autore è Presidente Nazionale FareAmbiente – Università della Campania “Luigi Vanvitelli”

Siamo davvero sicuri che in Italia ci sia bisogno di un “nuovo grande partito verde”? Occorre davvero che tutti i soggetti che si riconoscono nell’ambientalismo confluiscano in un soggetto politico che già si intravede egemonizzato dalla sinistra? Domande che per quanto mi riguarda hanno una sola risposta. No, non c’è alcun bisogno di un partito di questo tipo.

Un partito post-marxista ancora segnato dalle responsabilità dell’ambientalismo dei Verdi italiani che dagli anni Ottanta hanno saputo esprimere solo la politica dei NO a priori. Abbiamo bisogno di un ambientalismo ideologico che in fin dei conti si è opposto ad ogni forma di progresso ragionevole? Che ha preferito la favola demagogica della decrescita all’assunzione di responsabilità per incentivare autentici e concretamente nuovi modelli di progresso. L’Italia e l’Europa non hanno certamente bisogno di un ambientalismo siffatto, che non ha mai saputo cogliere le specificità dei territori, le identità e le esigenze quotidiane dei cittadini.

Eppure il 12 marzo scorso il sindaco di Milano Beppe Sala – incitando gli ecologisti italiani ad incontrarsi e rifondare un vero partito verde – ha reso pubblica l’intenzione di lasciare il Partito Democratico, dichiarando la sua adesione alla Carta dei Valori del Partito Verde Europeo.

Sala, nel marasma che attanaglia il PD, un partito in cui la ricerca del potere ha prevalso sul buon senso politico e sui valori, come lo stesso ex segretario Zingaretti ha affermato al momento delle sue dimissioni, ha scelto una nuova strada politica: l’ecologismo. Si è così avvicinato al movimento Green Italia della deputata, ex Legambiente, Rossella Muroni.

Mi pare utile sottolineare anche come nel 2019 e nel 2020, alcune ricerche della Commissione europea hanno evidenziato come proprio l’area metropolitana di Milano sia la più inquinata fra le grandi aree urbane europee. Personalmente, occupandomi da tempo di ambiente e qualità della vita non posso pertanto che recepire positivamente la “svolta ambientalista” di Sala per un modello di sviluppo razionalmente armonioso, equilibrato che renda le attività umane e le nostre società, a partire dalle città, resilienti alle crisi e finalmente sostenibili.

Tuttavia, c’è un ma, un grosso “Ma”.

Dico al sindaco Sala che non è più possibile né tanto meno utile proporre ai cittadini un Partito Verde in cui la cultura di riferimento sia l’ecologismo post-sessantottino e l’ambientalismo dei “NO” stile Anni Settanta che ha trasformato il pensiero ambientalista in una sterile sottocultura antagonista.

L’ambientalismo, quello che io definisco l’ambientalismo ragionevole è di tutti: è impegno condiviso da declinare in ogni programma politico al di là del colore, è dovere e responsabilità di tutti i cittadini e di tutti i partiti poiché rappresenta non solo la qualità della vita di ogni singola persona, ma è anche espressione di libertà e democrazia. Nessuno può arrogarsene la matrice politica o egemonizzarlo. Per questo da tempo mi batto affinché la questione ambientale entri a far parte della Carta costituzionale. Ambiente come diritto-dovere, come responsabilità, come identità, come condivisione di scelte, come formazione civile insegnata nelle nostre scuole!

La sfida della transizione ecologica ci riguarda tutti e non può essere degradata a merce di scambio partitica. La nascita di un ennesimo Partito verde vorrebbe dire relegare in uno spazio limitato una questione che non ha colori politici né firme esclusive, svilendone lo straordinario significato culturale e civile che riveste nelle moderne democrazie.