Tutto sembra aver inizio da una lettera inviata agli studenti. Il professore aveva anticipato: “Il lasciapassare è una discriminazione per entrare a far parte di un sistema che non ci appartiene, rappresenta il declino della società e la sottomissione a una forma di regime. Vengono minati diritti inalienabili, come quello del lavoro e dello studio, ognuno di noi è responsabile. Voi giovani custodite l’importanza del dibattito e del dubbio, fatevi domande e non date nulla per scontato. Non accettate ricatti, questa è la lezione. Fate le vostre scelte in libertà e coscienza, lottate perché siano scelte libere e siate coerenti sempre”.

Dopo aver ricevuto il decreto di sospensione dall’insegnamento, il professor Matteo Barale ha scelto di fare lezione all’aperto, per lanciare così un segnale, ritrovandosi lentamente circondato da conoscenti e studenti, schierati al suo fianco in questa forma singolare di protesta.

Come raccontato dal Corriere della Sera, Barale si è seduto all’esterno della scuola e ha iniziato silenziosamente a intrecciare un cesto di vimini. Una protesta senza rumore, quella del docente, professore di Topografia pratica e dell’edilizia, accompagnata da cartelloni e volantini per esprimere la propria contrarietà a ciò che ha definito un “ricatto sociale”.