Le proteste a Montecitorio scuotono la politica. E la Lega continua a chiedere riaperture

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Sembra quasi la fine della luna di mele tra un pezzo di società e il premier Mario Draghi. Le proteste di ieri a Montecitorio con un cordone di persone che ha cercato di entrare nella piazza bloccata dalla polizia restituisce un messaggio chiaro e tondo: c’è una fetta, un grossa fetta di popolazione, che non ce la fa più ad aspettare ristori e a spendere i risparmi di una vita. Una buona fetta che vuole riaprire le saracinesche delle loro attività. La Lega lo chiede già da molto tempo ma alle richieste non è mai pervenuta una presa di posizione da parte del governo e del ministro della salute, Roberto Speranza, che insiste a “chiudere tutto”, senza capire che alle chiusure corrispondono anche molte altre aperture, reputate ingiuste da chi è costretto ad abbassare le saracinesche.

Il pressing da parte dei presidenti delle Regioni è forte: vogliono riaprire in sicurezza le attività economiche già dal 20 aprile. La Lega intanto invoca un calendario delle riaperture.

Anche sul fronte vaccini i problemi non mancano. II tanto atteso cambio di passo ancora non si vede e oggi potrebbe arrivare la notizia di una limitazione ulteriore nell’uso di AstraZeneca, il siero su cui l’Italia ha fortemente puntato. Eppure dalle stanze del governo arrivano messaggi tranquillizzanti: «I vaccini ci sono» e toccherà alle Regioni dare il massimo per somministrarle. Draghi insomma ha «piena fiducia» nel lavoro del generale Figliuolo e si mostra come lui convinto che, a fine mese, l’Italia raggiungerà le 500 mila iniezioni al giorno.

L’emergenza lavoro si fa sempre più grave. Quasi un milione di occupati in meno nell’anno della pandemia: 945 mila, tra febbraio 2020 e febbraio 2021. E un’esplosione di inattivi: 717 mila lavoratori in più che non sono né occupati né disoccupati. Dati allarmanti, ma frutto anche di un travaso statistico che fa discutere. L’Italia, come tutti i Paesi europei, dall’1 gennaio applica il nuovo Regolamento Ue del 2019, voluto per armonizzare le rilevazioni campionarie sulla forza lavoro e renderle più confrontabili. Ma poiché, in base alle nuove indicazioni, chi non lavora da più di tre mesi – perché in cassa integrazione o autonomo – non si deve considerare occupato come oggi, il conto degli inattivi ufficializzato ieri da Istat si è gonfiato e la crisi del lavoro appare molto più grave. Inoltre i nuovi conteggi Istat annullano il gap di genere: uomini e donne colpiti alla pari dalla crisi.

E così Draghi accelera sui ristori. Il premier ha dato mandato al ministro del Tesoro, Daniele Franco, di accelerare con il nuovo decreto Sostegni, per il quale è necessaria un’altra autorizzazione del Parlamento per 20, forse 30 miliardi di scostamento di bilancio. Arriverà in coincidenza con il Documento di economia e finanza, probabilmente entro una decina di giorni. «Dobbiamo in ogni caso monitorare i dati e vedere come procede la campagna vaccinale», spiegano da Palazzo Chigi. Perché la situazione permetta parziali riaperture di bar e ristoranti, almeno di giorno, Draghi vuole vedere un calo sensibile e duraturo dei contagi.

Sulla politica tout court ieri è l’incontro Renzi-Letta a far discutere. Dopo sette anni di gelo i due ieri si sono rincontrati. E non sono d’accordo su niente, tranne su una cosa, il governo Draghi. “Fossi nel Pd non farei l’accordo con i 5stelle”, dice Renzi. «Con Enrico – racconta lo staff del leader Pd – c’è un forte elemento di divergenza, nel rapporto con i 5stelle di Conte, anche se hanno imboccato la via dell’europeismo, quella di forza di governo e istituzionalizzata». Accordi dunque tra i due, nessuno, men che meno su Roma: Renzi voterebbe Calenda, Letta deve decidere se calare la carta Gualtieri. Il leader di Iv intervistato dalla Stampa: “Se il Pd si allea con i grillini, no, non entreremo in questa alleanza. Siamo distanti dalla destra antieuropeista di Salvini e Meloni ma anche dal becero populismo di Di Battista e Beppe Grillo. Non con i sovranisti, non con i populisti”.

“Ma – aggiunge – tutto mi sembra in divenire: guardi che succede a Roma. Letta non può appoggiare la Raggi, Conte non può scaricarla: mi sembra che questa alleanza sia lontana dal nascere”. “Zero” imbarazzo nell’incontrare il suo predecessore, giura: “Ci conosciamo da anni, da ben prima di Palazzo Chigi. Ciascuno rimane della sua opinione su quanto accaduto nel 2014. Ma ormai questo è il passato. Leggo tante ricostruzioni fasulle, ma voglio che ci faccia compagnia solo il futuro”. Cosa ha proposto per le Amministrative a Letta? “Di ascoltare ciò che ha detto lui stesso. La cosa più incisiva che il segretario ha fatto, ad oggi, è stata cambiare capigruppo imponendo la questione femminile”.