Da un lato ci sono quasi un milione e 300 mila posti di lavoro da occupare nei prossimi tre mesi estivi. Oltre mezzo milione (560 mila) solo nel mese di giugno. Più del 2019. Li offrono l’industria, il turismo, il commercio, le costruzioni. Perché «le imprese provano a ripartire» sostiene il bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal che ha diffuso i dati ieri e secondo il quale già solo nel mese di giugno il 15% delle imprese programma nuove assunzioni e il 19,8% prevede un aumento della produzione nel trimestre giugno-agosto.

Ma dall’altro lato, si avvicina quel 30 giugno 2021 che vedrà la fine del blocco dei licenziamenti che fa tremare i sindacati e agitare il governo. Infatti, dal 1° luglio potrebbero verificarsi licenziamenti per circa 70mila lavoratori concentrati quasi esclusivamente nell’industria, «plausibilmente scaglionati nel tempo man mano che si concretizzano le opportunità di turnover e di ricomposizione degli organici»; una quota potrebbe anche transitare nella Cassa integrazione ordinaria” agevolata”.

Sono stime dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che, nella memoria sul decreto Sostegni bis depositata ieri in commissione Bilancio alla Camera, valuta l’impatto della fine del blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno per i settori coperti dalla cassa integrazione ordinaria, ovvero industria e costruzioni, che non avranno più settimane di cassa Covid gratuita, ma potranno ricorrere fino a fine anno alla cassa integrazione “scontata” delle addizionali applicate in base all’utilizzo.

Riparte il lavoro. Per Unioncamere a giugno ci saranno 560 mila nuovi contratti, meglio di due anni fa, prima della pandemia. E a fine agosto si arriverà a 1,3 milioni. Eppure le aziende hanno difficoltà a trovare lavoratori. Cresce la difficoltà di trovare figure adeguate, non solo nel turismo. Per Confindustria servono 110 mila professionalità tecnico-scientifiche.

II ministro Renato Brunetta ha con giusto orgoglio presentato le 24 mila assunzioni prossime nella Pubblica amministrazione. Un reclutamento massiccio con almeno un paio di clausole. Che sarà possibile rescindere il contratto in caso di non raggiungimento degli obiettivi. E che si tratterà di assunzioni a tempo (di massimo 5 anni). Una coerente flessibilità nella Pubblica amministrazione che non trova riscontri nel mondo privato.

Copasir: verso il sì a Urso (FdI)

“Dal Copasir ci siamo dimessi perché l’organismo non è legittimamente composto, continuiamo a mantenere le nostre dimissioni”: le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, arrivano alla vigilia del voto. Oggi infatti il Copasir dovrebbe avere il nuovo presidente: Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e unico membro dell’opposizione tra i dieci componenti dell’organismo bicamerale di controllo dei Servizi, dovrebbe raccogliere i voti per diventare il nuovo numero uno del Comitato, dopo le dimissioni del presidente leghista, Raffaele Volpi, che ha lasciato lo scorso 20 maggio. Una soluzione che arriva dopo mesi di scontro, con Fdl che ha reclamato, come previsto dalla legge, la presidenza in quanto unica forza di opposizione. I desiderata di Matteo Salvini erano altri: aveva fatto dimettere Volpi e Paolo Arrigoni, i due membri leghisti dei dieci in totale, nella speranza di ottenere una nuova elezione di tutto l’organismo, delicatissimo per le funzioni di controllo sulla sicurezza interna, quindi – anche – sui servizi segreti.  «Sono molto felice per Urso, sarà un ottimo presidente – dice Ignazio La Russa (Fdi) – ma sono dispiaciuto per il centrodestra, così ne usciamo sconfitti tutti. La si poteva gestire in maniera meno conflittuale: spero che i due membri leghisti votino anche loro Urso e si ristabilisca un clima sereno».

Emergenza Covid-19, Mattarella: “Mantenere alta la guardia”

L’euforia della speranza non deve distrarre dalle ultime curve della pandemia. Sergio Mattarella mette in guardia dai rischi d’inciampare a pochi passi dall’obiettivo. Grazie alla campagna vaccinale «siamo sulla buona strada, ma è bene mantenere alta l’attenzione perché il traguardo non è stato ancora raggiunto», e anche una volta superata l’emergenza «sarà bene tenere questa tragedia sempre presente, non rimuoverne il ricordo e gli insegnamenti». II capo dello Stato parla nell’aula magna dell’Università Statale di Milano, dove ha ricordato che il virus ha rappresentato uno «stress test» per tutto il Paese, sulla cui pelle ha lasciato ferite profonde ma anche insegnamenti da mandare a memoria per il futuro.

Intanto, ieri a interessarsi delle sorti delle discoteche ancora chiuse sono stati il segretario della Lega, Matteo Salvini, e il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Ma a favore della riapertura delle discoteche dal primo luglio si sono pronunciati anche infettivologi, epidemiologi, esperti che collaborano con il ministero della Salute: con il green pass, che attesti l’avvenuta vaccinazione, l’avvenuta guarigione, o con l’esito negativo di un tampone fatto nelle ultime ore, si può tornare a ballare. Ora sul punto, però, deve esprimersi il ministro della Salute Roberto Speranza dando indicazioni sulle eventuali limitazioni e sulla data per la riapertura

Via libera della Ue al Green pass

L’ultimo via libera è arrivato ieri sera. Il Parlamento europeo, per la prima volta da più di un anno riunito a Strasburgo, ha votato a favore dell’introduzione del Green pass europeo. Il certificato in formato digitale che consentirà a tutti gli europei di tornare a viaggiare liberamente, senza quarantene o restrizioni, tra i Paesi dell’Unione. E anche in alcuni di quelli che pur non essendo “soci” dell’Ue aderiscono al progetto: Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein.

Il voto di ieri è stato quindi l’ultimo vero ostacolo ai “viaggi liberi”. Molto probabilmente, infatti, già lunedì prossimo ci sarà la firma finale dell’accordo da parte di tutti i paesi-membri.

Intanto, L’Italia, pur essendo tecnicamente pronta ad allacciarsi al portale europeo dei certificati, non ha ancora iniziato a distribuirli. Le Certificazioni verdi Covid19 che sono attualmente in vigore valgono soltanto sul territorio nazionale per gli spostamenti tra le regioni rosse o arancioni. Chi arriva dall’estero, anche se vaccinato, deve sottoporsi al tampone nelle 48 ore precedenti l’arrivo in Italia. Dal ministero della Salute spiegano che «d’intesa con la presidenza del Consiglio si sta lavorando per anticipare l’introduzione del certificato» valido a livello Ue. Ma il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, scalpita perché teme la fuga di turisti verso gli altri Paesi del Sud Europa.