Lo strappo di Austria e Danimarca rischia di diventare il liberi tutti nell’Unione europea sull’approvvigionamento di vaccini. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il primo ministro danese Mette Frederiksen andranno domani in Israele dove incontreranno Benjamin Netanyahu per parlare di cooperazione nella ricerca e produzione di vaccini anti Covid-19 di “nuova generazione” in grado di combattere le varianti del virus.

La defezione era nell’aria da settimane, da quando Pfizer-BioNTech e Astrazeneca, venendo meno agli impegni presi nei contratti siglati con la Commissione, hanno annunciato importanti tagli alle forniture e alcuni Paesi dell’Europa dell’Est hanno cominciato a piazzare ordini a Mosca (la Slovacchia ha appena ordinato due milioni di dosi di Sputnik) e a Pechino (Viktor Orban si rifornirà da Sinopharm). “Ci dobbiano preparare per ulteriori mutazioni del virus – ha spiegato Kurz – e non dovremmo dipendere più solo dalla Ue per la produzione dei vaccini di seconda generazione”. L’idea del sovranismo vaccinale fa battere il cuore a Matteo Salvini: “Facciamo come l’Austria”, ha detto ieri, lodando il cancelliere di Vienna. Salvini chiede al governo Draghi di prendere esempio e di non aspettare l’autorizzazione dell’Ema (l’Agenzia europea dei medicinali) per la somministrazione in Italia di altri vaccini anti-Covid, come quello russo Sputnik.

Breton: “Una dose su tre non è utilizzata”

Intanto dall’Europa parla il commissario Ue all’Industria, Thierry Breton, alla guida della task force per accelerare la produzione di vaccini anti-Covid sul territorio europeo. In un’intervista al Corriere della Sera dice: “Ora la mia battaglia è permettere a tutti i cittadini europei e ai miei amici italiani di avere il più velocemente possibile le dosi di cui hanno bisogno. La capacità di produzione in Europa arriverà a 2-3 miliardi di dosi all’anno: questo è l’obiettivo che abbiamo per fine anno”. Punta ad arrivare a 100 milioni a fine marzo, ma al momento, evidenzia, circa una dose su tre non è utilizzata. Quanto alle procedure di validazione, chiarisce che “se un Paese per delle ragioni di urgenza vuole non aspettare l’autorizzazione dell’Ema puo’ farlo ma a suo rischio e pericolo, e non ha la garanzia totale della sicurezza scientifica fornita dall’Ema. La Gran Bretagna ha scelto questa via e ha dato il via libera almeno un mese prima di noi”. “Le dosi negli Usa sono state consegnate circa cinque settimane prima che in Europa. Noi abbiamo questo ritardo – afferma – perché’ abbiamo voluto essere sicuri al cento per cento che i vaccini non avessero rischi per i cittadini Ue“. Quindi elenca i numeri: “A oggi sono stati consegnati in Europa circa 43 milioni di dosi, negli Usa circa 96 milioni. Quattro settimane fa gli Stati Uniti erano a 50 milioni. Ecco come nasce lo scarto con gli Usa. Alla fine di marzo il nostro obiettivo è arrivare a 95-100 milioni di dosi. Ma a fronte dei 43 milioni di dosi consegnate ne sono state somministrate 30 milioni 204 mila. All’Italia sono state consegnate 6.542.260 dosi e ne sono state somministrate 4.434.131″. “Gli Stati membri – afferma – devono mettere in pratica velocemente la loro politica vaccinale perché la capacità di produzione di dosi aumenta di settimana in settimana”.